Altro che semplice “rimodulazione”. Nel Comune alle porte di Trapani il riassetto dell’esecutivo diventa il primo vero terreno di prova in vista delle elezioni regionali del 2027, mentre l’opposizione parla apertamente di manovra elettorale personale e la maggioranza perde pezzi. A Valderice la politica ha già cambiato passo. Ufficialmente si tratta di una “rimodulazione della Giunta municipale”, come l’ha definita il sindaco Francesco Stabile nel presentare il nuovo assetto dell’esecutivo a metà mandato. Nella sostanza, però, il riassetto amministrativo sta assumendo sempre più i contorni di un passaggio politico di ben altra portata, letto da più parti come l’avvio delle grandi manovre in vista delle Regionali siciliane del 2027. Il primo cittadino rivendica una scelta dettata da “nuove esigenze programmatiche”, dalla volontà di “integrare competenze e sensibilità” e di imprimere “nuovo impulso politico e amministrativo”. Nella squadra entrano l’avvocato Lilly Ferro, moglie dell’ex sindaco di Trapani Mimmo Fazio, con deleghe a turismo e politiche giovanili, e il dottor Giuseppe Martinico, a cui vengono affidate finanze e tributi. Un innesto che, nelle parole del sindaco, dovrebbe rafforzare la capacità dell’amministrazione di tradurre progetti in risultati concreti per la comunità. Ma fuori e dentro dal perimetro della maggioranza la lettura è diametralmente opposta.
L’opposizione all’attacco: “Operazione elettorale, non interesse pubblico”
Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e gruppo consiliare “La Scelta” parlano senza mezzi termini di “manovra politico-elettorale personale”. Nella loro ricostruzione, il rimpasto non sarebbe il frutto di una riflessione amministrativa, bensì di un regolamento di conti interno e di un riposizionamento strategico in chiave prossime elezioni regionali. Nel mirino finiscono soprattutto le uscite degli assessori Domenico Lo Cascio e Gianrosario Simonte, lette come il segnale di una rottura con forze politiche che non contribuiranno a determinare pacchetti di voti sul futuro candidato Stabile che da esperto trasformista ha aderito, da qualche mese, a Forza Italia. Secondo l’opposizione, la nuova Giunta segnerebbe un sostanziale “monocolore”, con la gestione dei Servizi sociali concentrata in famiglia e sempre nell’area politica di Forza Italia. Le nomine di Martinico e Ferro vengono descritte dagli avversari come scelte che risponderebbero più a equilibri e pacchetti di consenso che a criteri di merito. “Altro che rilancio amministrativo – sostengono – qui si costruiscono posizionamenti in vista delle Regionali”. Un’accusa pesante, che sposta il baricentro del dibattito dal piano locale a quello delle future dinamiche di Palazzo d’Orléans.
La frattura nella maggioranza: nasce il gruppo FdI
A rendere il quadro ancora più complesso è la spaccatura interna al fronte che sosteneva il sindaco. Il consigliere Alessandro Pagoto ha lasciato il ruolo di capogruppo della lista “Stabile Sindaco Valderice” e, insieme alla consigliera Maria Solina, ha dato vita al nuovo gruppo consiliare “Fratelli d’Italia Valderice”. Nella comunicazione ufficiale si parla di mancato coinvolgimento nelle scelte sulla Giunta e di una rimodulazione che non avrebbe rispettato gli equilibri politici del centrodestra. Una posizione rilanciata anche a livello regionale dal deputato di FdI Giuseppe Bica, che ha preso le distanze dall’operato del sindaco, parlando di metodo non condiviso e di impegni disattesi. Non è solo un passaggio tecnico: è un segnale politico chiaro. La maggioranza civica che aveva caratterizzato l’esperienza Stabile mostra ora crepe evidenti, mentre le appartenenze partitiche tornano centrali.
La replica del sindaco: “Scelte su competenze, non su logiche di parte”
Stabile respinge al mittente ogni accusa. Rivendica la legittimità piena del proprio ruolo politico, oltre che amministrativo, e definisce “strumentali” le critiche. Sostiene di non aver disatteso alcun patto con Fratelli d’Italia, ribadendo l’assenza di un accordo elettorale e programmatico con quel partito. Il rimpasto, nella sua lettura, serve ad “accelerare sui progetti” e a rendere più efficace la seconda parte del mandato. “Rispondiamo con i fatti, non con le parole”, è la linea. La porta del confronto, assicura, resta aperta, ma senza condizionamenti né “rivendicazioni di poltrone”.
Valderice come laboratorio politico
Al di là delle versioni contrapposte, un dato emerge con chiarezza: Valderice è già entrata in una fase pienamente politica, dove ogni scelta amministrativa viene letta anche in chiave di posizionamento futuro. Il rimpasto, anziché chiudere una fase, sembra averne aperta un’altra, più aspra e meno tecnica. Con le Regionali del 2027 sullo sfondo, il Comune diventa un piccolo ma significativo laboratorio di equilibri, rotture e ricomposizioni nel centrodestra e nel campo dell’opposizione. E mentre il sindaco parla di progetti e visione, l’opposizione insiste: il vero cantiere, a Valderice, non è solo quello delle opere pubbliche, ma quello delle candidature che verranno.