Un’inchiesta fiume, circa 56 capi d’imputazione, 13 quelli per cui è richiesta la misura cautelare e un mosaico criminale che – secondo la Procura – tiene insieme traffico di droga, riciclaggio, intestazioni fittizie di beni e una gestione opaca delle case popolari. È questo lo scenario che emergerebbe dal blitz dei Carabinieri del Comando provinciale di Trapani, della scorsa settimana con perquisizioni domiciliari e sequestri tra Trapani, Erice, Marsala e altri centri del territorio. Al centro dell’indagine resta Ivan Randazzo, indicato come il regista di un sistema capace di operare anche durante i periodi di detenzione o di arresti domiciliari. Ma il cuore più sensibile dell’inchiesta – quello destinato ad avere il maggiore impatto istituzionale e sociale – è rappresentato dalla presunta corruzione e falsificazione di atti pubblici all’interno dell’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) di Trapani. In questo filone emerge con forza il nome di Giuseppe Marino, dipendente dell’ente, ritenuto dagli inquirenti l’ingranaggio decisivo per trasformare occupazioni abusive in assegnazioni “regolarizzate”.
Il presunto ruolo di Marino: false attestazioni e favori mirati
Secondo l’accusa, Marino avrebbe utilizzato sistematicamente il proprio ruolo pubblico per agevolare soggetti che non avevano diritto agli alloggi popolari, attestando falsamente il possesso dei requisiti richiesti dalla legge. In più procedimenti di voltura e sanatoria, il funzionario avrebbe dichiarato di aver svolto verifiche con esito positivo, pur essendo – secondo la Procura – pienamente consapevole che gli alloggi erano stati ceduti illegalmente o occupati da soggetti diversi dagli assegnatari originari.
I casi contestati sono numerosi e riguardano immobili a Erice, Trapani e Santa Ninfa. In uno dei filoni più gravi, Marino avrebbe contribuito a “coprire” l’occupazione abusiva di un alloggio popolare ceduto a terzi, indirizzando i protagonisti verso la soluzione della falsa convivenza e del fittizio rapporto di parentela, così da far rientrare formalmente i nuovi occupanti nei parametri richiesti per la sanatoria.
Non solo. A Marino viene contestato anche il reato di corruzione: secondo gli inquirenti, avrebbe ricevuto cinque litri di olio come utilità per sé in cambio della disponibilità a favorire una pratica di voltura, attestando il falso circa la residenza e i requisiti dell’aspirante assegnatario. Un episodio che, per la Procura, dimostrerebbe come l’illecito non fosse episodico ma inserito in un metodo di gestione “disinvolta” delle pratiche più delicate.
In altri casi, Marino è accusato di favoreggiamento: avrebbe aiutato gli occupanti abusivi a eludere le investigazioni, omettendo di segnalare le irregolarità alle autorità competenti e producendo atti amministrativi idonei a legittimare situazioni palesemente illegali.
La difesa dello IACP di Trapani
Con una nota ufficiale lo IACP di Trapani, prende le distanze da quanto accaduto. “L’Istituto – si legge nella nota – è assolutamente indenne da notifiche di atti giudiziari e sequestri. L’indagine riguarda esclusivamente un dipendente dell’Ente relativamente all’assegnazione tramite voltura di quattro alloggi popolari. Quanto è stato artatamente descritto, laddove si è letto di indagini “con al centro sistemi di corruzione e falso all’interno dell’Iacp” o ancora di “presunte irregolarità nella gestione di alloggi popolari, appalti, contributi pubblici”, sono ricostruzioni infondate e che ledono gravemente la trasparenza e la correttezza dell’IACP di Trapani”.
Randazzo, il presunto regista
Sul versante criminale più ampio, Ivan Randazzo è indicato come il dominus di una rete che spazia dal traffico di stupefacenti alle intestazioni fittizie. Secondo l’impostazione accusatoria, Randazzo avrebbe continuato a impartire direttive anche dal carcere, servendosi dei familiari – in particolare di Tania Minaudo e Pietro Minaudo – per la gestione dello spaccio e per la movimentazione del denaro.
A lui vengono contestati anche numerosi episodi di evasione dai domiciliari, avvenuti nel 2022, oltre a una lunga serie di operazioni finalizzate a schermare il proprio patrimonio.
Prestazioni, prestanome e beni di lusso
Nel sistema descritto dagli investigatori, un ruolo centrale è attribuito a Salvatore Ciaramita e Salvatore Carini, ritenuti prestanome e gestori formali di beni che, in realtà, sarebbero rimasti nella disponibilità di Randazzo. Auto di lusso – Ferrari, Maserati, Alfa Romeo 4C, Mercedes – motocicli e persino bar e tabaccherie sarebbero stati intestati fittiziamente a terzi per eludere controlli e misure di prevenzione patrimoniale.
In alcuni casi, le attività commerciali sarebbero state gestite in cambio di una “provvigione” mensile, quantificata dagli inquirenti in circa 800 euro, configurando così una gestione occulta delle imprese.
Il traffico di droga: accordi dal carcere
Parallelamente, l’indagine ricostruisce un impressionante numero di episodi di spaccio di cocaina, con forniture da circa 200 grammi alla volta, tra dicembre 2023 e marzo 2024. Gli accordi, secondo la Procura, sarebbero stati definiti all’interno della Casa circondariale di Trapani, con la partecipazione di altri detenuti come Mario Pace e Vito Cascio.
La droga sarebbe stata acquistata da fornitori come Salvatore Di Pietra e poi distribuita tramite una rete familiare e fiduciaria. Contestati anche episodi di produzione di crack e numerosi casi di ricettazione, con il denaro dello spaccio che veniva raccolto da soggetti terzi attraverso ricariche e consegne frazionate.
Le indagini sono tutt’ora in corso e l’operazione della scorsa settimana rappresenta soltanto un primo passo nell’azione delle autorità. I fatti emersi delineano una rete criminale ramificata che va ben oltre il singolo episodio, con implicazioni che si estendono a diversi ambiti della società trapanese. Nonostante ciò, l’IACP di Trapani rimane estraneo a qualsiasi procedimento giudiziario, mentre l’attenzione degli inquirenti resta concentrata sui singoli soggetti coinvolti. L’inchiesta potrebbe quindi rappresentare soltanto la punta dell’iceberg di un sistema più ampio, destinato a evolversi con nuovi sviluppi.