Nuovo appuntamento, sabato 24 gennaio, con il «PalmosaFest», la rassegna di arte e letteratura di cui è direttore artistico Bia Cusumano e la cui direzione culturale è affidata alla giornalista Jana Cardinale. All’ex convento dei minimi, a partire dalle 18, lo scrittore Nino De Vita (uno dei più importanti poeti italiani viventi) presenterà «Noi ci ricorderemo», edito da Le Lettere, e il cui sottotitolo recita «Vent’anni di amicizia con Leonardo Sciascia».
Con l’autore dialogherà Jana Cardinale. Introduce Vincenzo Di Stefano. Letture di Antonella Giotti e Alberto Polizzi. Canzoni di Maria Etiopia e Peppe Patti, con l’accompagnamento dei musicisti Vito Giammarinaro, Franco Giacomarro, Giacomo Bua, Silvio Pisciotta e Vincenzo Provenza.
Prevista anche una esposizione di opere della pittrice Anna Stampa.
Ad organizzare la manifestazione (che fa parte della Rete dei festival letterari del trapanese) sono congiuntamente l’associazione «Palmosa-Kore» e il Comune di Castelvetrano, che sostiene la rassegna grazie al finanziamento del Centro per il libro e la lettura (un ramo del Ministero della Cultura), ottenuto nell’ambito del bando «Città che legge». Il progetto vincitore, «Trame narrative», è stato coordinato dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Trapani.
Il festival è inoltre abilitato per il percorso di formazione «scuola-lavoro» rivolto agli studenti del triennio in virtù della convenzione sottoscritta tra l’associazione «Palmosa-Kore» e il Polo liceale «Cipolla-Gentile-Pantaleo» guidato dalla dirigente Giulia Flavio.
Questa quarta edizione, il cui tema-conduttore è «Tra i nodi del dolore, la luce delle parole», è dedicata a Dea Mastronardi, la giovane lucana che nel 2024, a soli 15 anni, vittima del disagio adolescenziale, si tolse la vita.
Il libro
Scritto in onore della memoria di Leonardo Sciascia, è una raccolta di episodi inediti che si sbrogliano attraverso un’amicizia, uno stretto legame di vicinanza in cui affiora il ritratto non dello scrittore, ma soprattutto dell’uomo con i suoi silenzi, la sua tenerezza e le sue paure, finanche il tormento vissuto negli ultimi mesi prima di morire. Mischiandosi con i ricordi, emerge un ritratto della Sicilia e di Palermo animate dai grandi scrittori e intellettuali, amici di Sciascia, come Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo ed Enzo Sellerio, e al contempo segnate per sempre dai delitti mafiosi di quella stagione così remota e così vicina.
De Vita conobbe Sciascia a casa di Enzo Sellerio, a Palermo, nel 1969. Da quell’incontro, per i successivi vent’anni, scaturì un legame intenso durato fino alla scomparsa di Sciascia nel novembre del 1989.
Nato a Marsala, dove vive, nel 1950, ha vinto premi prestigiosi, tra cui il «Mondello», il «Moravia», il «Tarquinia-Cardarelli», il «Cattafi». Esordisce con la raccolta di versi «Fosse Chiti» (1984), cui fa seguito la trilogia in dialetto marsalese composta da «Cutusìu» (2001), «Cùntura» (2003) e «Nnòmura» (2005), celebrata dalla critica letteraria e unanimemente considerata il suo capolavoro. Tra le altre opere «Òmini» (2011), «Il bianco della luna» (2020), «Solo un giro di chiave» (2021), «Muddichi» (2021). È componente del Consiglio d’amministrazione della Fondazione Sciascia di Racalmuto.