Il nuovo anno comincia con un brindisi in famiglia e una grande abbuffata di dolci, una serata in compagnia di amici e relativa prole per le vie della città, tra giochi d’artificio e cornetti appena sfornati. E visto che questo 2026 sembra promettere bene, mi sembra giusto investirlo sin da subito di aspettative, obiettivi, ambizioni. E lui, evidentemente sovraccarico di responsabilità, risponde con un virus intestinale a due figlie su due, una gita in montagna rimandata, due scosse di terremoto al quinto piano della nostra abitazione e, per concludere, sblocca un livello pro di salute fisica e mentale: la cervicale. Questa, però, con i suoi dolori diffusi, la nausea, i suoi movimenti simili a quelli di mia nonna ultranovantenne, sembra più una punizione divina per tutte quelle volte in cui nella mia gioventù mia madre mi raccomandava di asciugare bene i capelli con il phon o di indossare sciarpa e berretto ed io, puntualmente, la ignoravo. Un po’ come adesso le mie figlie ignorano me con l’aggravante – di cui mi rendo coscientemente colpevole – che io, quasi alla soglia dei quarant’anni, continuo a lasciare asciugare i capelli al vento, nella convinzione (peraltro vana) di sfoggiare una chioma lucente, sana e naturale.
Dunque, capelli a parte, questo 2026 inizia con un po’ di fatica, ma io sono fiduciosa e continuo a caricarlo di nuovi traguardi da raggiungere, come, tanto per darci un tono, una dieta e il tentativo di rientrare in forma in vista di due matrimoni, la comunione di mia figlia Chiara, un quarantesimo (ma non ancora il mio). E così il 2026 non inizia soltanto in salita, ma anche “insalata” ed io continuo a rimanere fiduciosa, nella speranza che sia clemente con noi, ma soprattutto che realizzi quei desideri che banalmente si esprimono quando spezzi la candelina del compleanno: salute, pace, serenità. Più semplicemente, il caffè con le mamme la mattina, i pranzi con mio marito con il sole sparato in faccia, l’arancione dello Spritz con gli amici, la saliva dei baci dei miei nipoti, le telefonate serali con mamma e papà, i tramonti vista mare e isole, lo stupore sul volto delle mie figlie quando ricevono una sorpresa inaspettata, la presenza di tutte quelle persone che arricchiscono la mia vita, ma anche e soprattutto di quelle che sfidano ogni giorno le leggi del tempo che scorre. E, dunque, più che regalarmi cose che vorrei, mi accontenterei se questo 2026 rinunciasse a togliermi qualcosa o, ancora meglio, qualcuno che ho già e che voglio ancora tenere con me.