L’eterna faida del Pd di Marsala

Vincenzo Figlioli

Punto Itaca

L’eterna faida del Pd di Marsala

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mercoledì 29 Luglio 2026 - 06:45

«Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo» scrisse Evelyn Beatrice Hall nella sua biografia su Voltaire, sintetizzando in maniera molto pertinente il pensiero dell’intellettuale francese. Questa affermazione racchiude in sé il senso di un contesto democratico, che si alimenta di confronti tra opinioni diverse. Qualcun altro, del resto, ha detto che il confronto è il sale della democrazia. Soprattutto se è costruttivo, mi permetto di aggiungere.

Nel Pd di Marsala, ad esempio, troppo spesso sembra che la dialettica tra le varie anime del partito non sia funzionale a una crescita politica ed elettorale. La storia è lunga e si trascina da tempo. A livello nazionale il Pd è nato nel 2007, dalla fusione dei Democratici di Sinistra (eredi del Pds e, in parte del Pci) e dalla Margherita (che, a sua volta, aveva raccolto le anime della Dc più vicine al cattolicesimo sociale). Un progetto ambizioso, ma complicato, tanto a Roma, quanto sui territori. La parola d’ordine, nel 2007 fu: “Il Pd non dovrà essere la somma di due partiti”. Facile a dirsi, difficile a farsi. Per la verità, si pensava che la logica delle quote sarebbe servita all’inizio, giusto per avviare il processo, per poi lasciare spazio ai nuovi democratici, quelli che non avevano il bollino degli ex. Se guardiamo il Pd di Marsala, invece, la sensazione è che ci siano ancora due partiti. Che non si limitano a confrontarsi dialetticamente, ma si fanno la guerra tra loro. In questi anni abbiamo visto nuove segreterie nascere con i migliori auspici e crollare rovinosamente nel giro di qualche mese. Abbiamo visto brevi armistizi elettorali e interminabili conflitti, il cui punto più basso era sembrato quello toccato nel 2020, quando il Partito Democratico di Marsala non riuscì ad eleggere nemmeno un consigliere comunale a Sala delle Lapidi.

Le ultime elezioni hanno visto il Pd essere parte di una coalizione vincente, costruita intorno al carisma di Andreana Patti e a un’idea di campo largo funzionale a un’affermazione elettorale, ma di difficile gestione politica. Finiti i festeggiamenti il Pd ha ripreso a combattere la propria battaglia interna ed esterna: sulla composizione della Giunta, sulla presidenza del Consiglio e, nell’ultima settimana, persino sull’organizzazione della “pastasciutta antifascista” e sulla rimozione delle panchine a piazza Matteotti. Nella maggior parte dei casi, sfugge l’obiettivo finale di tale perpetuo furore. Post sui social, comunicati stampa, lettere: i democratici marsalesi non si sono fatti mancare nulla. Non accorgendosi, probabilmente, che in calce agli articoli pubblicati dalle diverse testate sulle varie piattaforme social, i commenti dei cittadini lilibetani erano espressione di un crescente sconcerto.

Verrebbe da dire: riunitevi in un luogo lontano dal caos (un monastero, un eremo…), confrontatevi, chiaritevi e uscite soltanto quando avrete trovato una soluzione condivisa e duratura. Perchè i cittadini che vi hanno votati (o che vorrebbero farlo) hanno il diritto di contare su un partito che non disperda energie in inutili e interminabili faide, concentrandosi – piuttosto – su strategie e soluzioni per migliorare concretamente le loro vite. A un anno (o forse meno) dalle elezioni politiche e regionali, fate prevalere la ragionevolezza sui rancori personali, l’interesse pubblico sulle antipatie private. Ricordando che gli elettori fuggono dagli scenari litigiosi, preferendo altre proposte politiche o l’astensionismo.

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