I titoli di coda sul PNRR

Vincenzo Figlioli

Punto Itaca

I titoli di coda sul PNRR

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venerdì 03 Luglio 2026 - 06:45

Vent’anni fa ero un giovane cronista, che da qualche anno aveva cominciato a raccontare il territorio e, in particolare, la politica. Mi colpì molto una vicenda: a un certo punto era trapelata la possibilità che la Sicilia non fosse più inserita tra le regioni economicamente depresse dell’Unione Europea e, di conseguenza, sembrava che potesse non essere più destinataria dei fondi previsti per le aree geografiche più disagiate del continente. Peraltro, i centri studi avevano dimostrato, dati alla mano, che la Regione non riusciva a utilizzare quei finanziamenti che, dunque, tornavano a Bruxelles quasi per intero.

Ricordo che molti esponenti politici sembravano abbastanza preoccupati, sottolineando che la Sicilia aveva comunque bisogno di quelle somme per mettersi al passo con il resto dell’Europa. E ricordo anche l’esultanza di alcuni di loro, nel momento in cui arrivò l’attesa notizia: l’Unione confermava la Sicilia tra le regioni che avrebbero beneficiato dei fondi Fesr per altri cinque anni. Mi ritrovai a pensare che, di fatto, quei politici sembravano “felici” che la loro terra venisse considerata ancora depressa, come quei Paesi dell’Est europeo che erano appena entrati a far parte dell’UE. Davano la sensazione di essere contenti di avere la possibilità di utilizzare denari freschi, ma non si capiva bene con quale finalità intendessero farlo. E non sembrava avessero le idee sufficientemente chiare sul lavoro necessario a creare le condizioni affinchè quei fondi potessero effettivamente essere utilizzati per l’auspicata modernizzazione dell’isola. Le percentuali di utilizzo dei finanziamenti europei continuarono a rimanere abbastanza basse, mentre nel resto del continente amministrazioni lungimiranti si sono rivelate capaci di cogliere le opportunità previste e di allinearsi progressivamente con le realtà occidentali.

A distanza di tanti anni, considerazioni simili si possono fare per la vicenda del PNRR. Nel 2020, quando l’Unione presentò il suo piano di ricostruzione dell’economia continentale in risposta alla crisi economica generata dalla pandemia, si era di fronte a una nuova occasione, con fondi e opportunità, probabilmente, irripetibili. Peraltro, l’Italia era il Paese a cui era stata destinata la quota maggiore, grazie ad una proficua negoziazione del presidente Conte, qualche mese dopo sostituito da Draghi. L’approccio, tuttavia, è stato simile a quello del passato, almeno da noi in Sicilia. Perchè, molto spesso, le idee della modernità si sono ritrovate a camminare sulle gambe di chi era abituato a ragionare con i parametri del passato. Per cui è sembrato che per alcuni fosse senz’altro importante avere tra le mani somme che consentissero a tante ditte siciliane di avviare nuovi cantieri, ma che sfuggisse un altro aspetto, non meno importante: avere una visione chiara di quello che le nostre città sarebbero potute diventare, introducendo o potenziando servizi che avrebbero potuto – e dovuto – migliorare davvero la vita dei cittadini.

Lo scorso 30 giugno è scaduto il termine previsto dal cronoprogramma italiano per il completamento degli interventi finanziati dal PNRR. Al netto di ulteriori proroghe, al momento non previste, è arrivato il tempo dei bilanci. E la sensazione, ancora una volta, è che si sia persa un’occasione. Almeno dalle nostre parti.

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