La solita estate siciliana

Vincenzo Figlioli

Punto Itaca

La solita estate siciliana

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mercoledì 01 Luglio 2026 - 06:45

Scorrendo i titoli di quest’inizio di estate in Sicilia, si ha la sensazione di avere sempre a che fare con le stesse notizie. C’è la prima ondata di caldo, naturalmente, con le tradizionali raccomandazioni per le categorie più fragili e il solito dibattito tra chi dice che il caldo c’è sempre stato e chi, dati alla mano, spiega che il cambiamento climatico ha peggiorato notevolmente la situazione. Il caldo porta gli incendi, che spesso interessano aree di grande valore naturalistico: un anno tocca al monte San Giuliano, poi alla Riserva dello Zingaro o alla Montagna Grande di Valderice. Ma frequenti anche sono i roghi di rifiuti, soprattutto nelle periferie. Ci si indigna e ci si impegna (come nel “Don Raffaè” di Fabrizio De Andrè) ma la sensazione è che non si faccia abbastanza sul fronte della prevenzione e della programmazione. E anche sulle indagini, relative alle evidenti matrici dolose degli incendi, si finisce spesso per non sapere nulla. Il caldo porta, inevitabilmente, a un maggiore consumo di acqua, per lavarsi o irrigare. A un certo punto ci si accorge che le vecchie tubature non reggono la pressione e finiscono per rompersi, le dighe e le falde acquifere sono sempre più asciutte e i moniti degli addetti ai lavori restano puntualmente inascoltati. Il caldo invita ad andare al mare per cercare un po’ di refrigerio. Contestualmente, si scopre che l’erosione costiera ha ulteriormente rimpicciolito le spiagge, le aree libere sono sempre meno tutelate e gli accessi al mare restano spesso chiusi per la prepotenza dei proprietari delle case abusive. Anche qui, l’indignazione non manca mai, ma le soluzioni restano lontane.

Poi ci sarebbe la politica, quella che i problemi potrebbe davvero risolverli. Non perchè abbia la bacchetta magica, ma perchè è nella posizione per farlo, attraverso interventi normativi adeguati. Fa troppo caldo nelle città? Non siamo in grado di chiedere al Sole di bruciare meno, ma possiamo piantare più alberi nei centri storici e togliere un po’ di cemento dalla strade, come è avvenuto in tante città europee. A Malaga, per fare un esempio, hanno investito in un progetto di riforestazione urbana, raggiungendo un patrimonio pari a 110.000 alberi, tutti censiti e schedati, mentre a Genova hanno inserito la depavimentazione all’interno del Piano Urbanistico Comunale.

La sensazione, però, è che l’attenzione della politica sia rivolta, per lo più, ad altro. C’è sempre una scadenza elettorale dietro l’angolo, una lista per le regionali da assemblare, un seggio al Parlamento da blindare. Tutto legittimo, per carità. Ma le legittime aspirazioni politiche dovrebbero camminare insieme alla tutela dell’interesse pubblico e a una feroce determinazione a trovare rimedi laddove c’è una criticità che si rinnova ogni anno, un servizio che non funziona, un problema che toglie il sonno al cittadino comune. Altrimenti non dovremmo nemmeno chiamarla politica. Ma semplice ed autoreferenziale esercizio del potere.

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