L’8 maggio è diventato molto più di una data. È una promessa, una minaccia, un appiglio politico e giudiziario. Valerio Antonini la ripete come un mantra da giorni, quasi a voler congelare il presente e spostare ogni verdetto a quella scadenza. Per il presidente del Trapani, infatti, sarà il momento decisivo: la giustizia tributaria dovrà pronunciarsi sull’atto di recupero emesso dall’Agenzia delle Entrate, provvedimento che, secondo la società granata, avrebbe dato origine a un impianto sanzionatorio viziato alla radice. Nel frattempo, però, il campo ha già parlato. Il 2-2 maturato domenica scorsa allo stadio Provinciale contro il Siracusa ha certificato la retrocessione di entrambe le siciliane in Serie D. Una domenica amara, chiusa tra contestazioni all’esterno dell’impianto, delusione sugli spalti e un epilogo che pochi mesi fa sembrava impensabile per una squadra costruita con ben altre ambizioni. Eppure, se la stagione sportiva si è conclusa, quella giudiziaria è appena entrata nel vivo.
La battaglia dei punti perduti
Secondo il Trapani, le penalizzazioni che hanno stravolto la classifica del girone C sarebbero state applicate in modo illegittimo. Il cuore della contestazione riguarda la natura dei debiti fiscali contestati: il club sostiene che gli atti notificati fanno riferimento esclusivamente all’IVA, senza coinvolgere le presunte irregolarità relative a ritenute Irpef e contributi Inps. Proprio da queste ultime contestazioni, tuttavia, sono scaturiti i 25 punti complessivi di penalizzazione che hanno compromesso il cammino dei granata. Una voragine in classifica che ha trasformato una stagione ordinaria in una lenta discesa verso la retrocessione. Antonini insiste su un concetto preciso: se l’8 maggio dovesse arrivare un pronunciamento favorevole, “cadrebbe” l’intera struttura delle sanzioni. In termini concreti, la società parla apertamente della possibile restituzione di 21 punti. Uno scenario che, se si realizzasse, aprirebbe inevitabilmente un terremoto sportivo e regolamentare.
La richiesta choc: fermare playoff e playout
È in questo contesto che si inserisce la mossa più clamorosa annunciata dal presidente granata subito dopo il pareggio con il Siracusa: la richiesta formale alla Lega Pro di sospendere immediatamente playoff e playout del campionato 2025-2026. Per Antonini, infatti, la classifica finale del girone C sarebbe stata irrimediabilmente alterata da sanzioni che il club ritiene infondate. Da qui la pretesa di congelare la post-season in attesa dei pronunciamenti ancora pendenti. La linea è chiara: nessuna resa. Il Trapani continuerà a percorrere ogni strada possibile, dal TAR al Consiglio di Stato, nel tentativo di ribaltare un destino che oggi appare segnato ma che la proprietà considera ancora modificabile.
Dal CONI al tribunale tributario: le tappe decisive
Nei giorni scorsi, il Collegio di Garanzia del CONI ha respinto l’ultimo ricorso relativo alle penalizzazioni note come “Covisoc ter” e “quater”, infliggendo un duro colpo alle speranze granata. Ma Antonini ha immediatamente spostato il baricentro della contesa sull’8 maggio, data che ritiene decisiva perché legata al nodo fiscale originario. È lì che si gioca l’ultima partita. Non più sul prato del Provinciale, ma tra codici, sentenze e interpretazioni normative.
Il futuro, comunque vada: giovani e rilancio
Nel mezzo del caos, il presidente guarda già alla prossima stagione. “A prescindere dalla categoria”, ha annunciato, la rosa sarà composta all’80% da giovani già individuati e considerati di prospettiva, affiancati da alcuni elementi di esperienza e qualità. Un messaggio doppio: se sarà Serie D, il Trapani proverà a risalire immediatamente; se invece la giustizia dovesse ribaltare tutto, il club rivendicherà il diritto di restare tra i professionisti.
Il sogno parallelo: la Cittadella dello Sport
Accanto al fronte processuale, Antonini continua a coltivare il grande progetto infrastrutturale destinato, nelle intenzioni, a cambiare il volto del territorio. La cosiddetta Cittadella dello Sport avrebbe trovato una possibile collocazione nell’area di Alcamo, lontano da Trapani. Una scelta che il patron motiva con la necessità di evitare “i soliti problemi” e possibili ostacoli burocratici e politici. Nessun dettaglio sull’area individuata: il presidente preferisce mantenere il riserbo “fino alla posa della prima pietra”. Ma i numeri annunciati restano imponenti: 170 milioni di euro di investimento per una struttura pensata secondo standard moderni e internazionali. Il 30 aprile, inoltre, è previsto a New York un incontro con il fondo GEM per definire il finanziamento del progetto e la quotazione in Borsa di Sport Invest, la holding di riferimento. L’8 maggio, dunque, non sarà soltanto una data. Sarà il punto in cui capire se tutto ciò che oggi appare concluso può davvero essere rimesso in discussione. Oppure se resterà soltanto l’ennesimo miraggio di una stagione da dimenticare.