Sospeso, sigillato, rimandato. Il cantiere del dissalatore a Marettimo si ferma bruscamente, e con esso si arresta, almeno per ora, una delle opere più discusse degli ultimi mesi sull’isola. A imporre l’alt è stata la Soprintendenza ai beni culturali di Trapani, che ha rilevato irregolarità tali da giustificare non solo la sospensione immediata dei lavori, ma anche la trasmissione degli atti alla Procura. Al centro della vicenda non c’è tanto il “se”, quanto il “come”. L’autorizzazione rilasciata nel 2024, infatti, non era un via libera incondizionato, ma un permesso subordinato a passaggi precisi e vincolanti: dalla presentazione del progetto esecutivo alla comunicazione formale dell’avvio del cantiere, fino alla presenza obbligatoria di un archeologo durante le operazioni. Condizioni che, secondo quanto emerso, sarebbero state disattese. Il risultato è un blocco che pesa come un macigno su un’isola già fragile sul fronte idrico.
La storia
La vicenda nasce da una segnalazione puntuale, quella dell’ingegnere Emilio Milana, proprietario di un immobile nelle immediate vicinanze dell’area interessata. In poche ore, due diffide hanno acceso i riflettori su un cantiere ritenuto privo di adeguata trasparenza autorizzativa. Dalla denuncia delle trivellazioni in area residenziale fino alle contestazioni tecniche sull’iter amministrativo, il nodo resta uno: quelle attività erano davvero solo preliminari? Il Comune di Favignana sostiene di sì. Parla di indagini propedeutiche, di un percorso regolare inserito nel programma PNRR “Isole Verdi”, e di una valutazione ambientale conclusa positivamente. Ma la lettura del privato è opposta: interventi già sostanziali, dunque soggetti a titoli autorizzativi ben più stringenti. In mezzo, la Soprintendenza sceglie una linea netta: non entra nel merito del conflitto, ma verifica il rispetto delle prescrizioni. E lì trova le falle. Sullo sfondo resta la questione più concreta: l’acqua.
Marettimo scarseggia di approvvigionamento idrico
A Marettimo, l’approvvigionamento idrico è da anni una criticità strutturale, spesso legata al trasporto tramite navi cisterna. Il dissalatore rappresentava una possibile svolta, una promessa di autonomia. Eppure, quella stessa promessa si è trasformata in motivo di inquietudine per molti residenti. Il sito individuato, a ridosso delle abitazioni, solleva interrogativi sull’impatto acustico, ambientale e paesaggistico. Il rumore continuo degli impianti, la movimentazione tecnica, la gestione degli scarti della desalinizzazione: elementi che alimentano un dissenso crescente. Non solo. A riaccendere il malcontento è anche la percezione delle priorità mancate. Il sistema fognario e il depuratore restano opere attese ma ancora lontane dall’avvio, mentre il dissalatore ora fermo ha catalizzato risorse e attenzioni. Lo stop apre ora uno scenario delicato anche sul piano economico.
La copertura economica
L’intervento è finanziato con fondi del PNRR, circa 500mila euro, vincolati a tempi stringenti. La scadenza incombe, e il rischio concreto è quello di perdere il finanziamento senza aver realizzato l’opera. Da qui l’appello del gruppo consiliare “Egadi Meravigliose”, che invita l’amministrazione a una mossa rapida e pragmatica: mettere in sicurezza i fondi, avviare un confronto con la Regione Siciliana e individuare un sito alternativo compatibile con i vincoli e con la vita quotidiana dell’isola. La parola chiave, ora, è “rilocalizzazione”. Ma anche “partecipazione”. Perché senza il coinvolgimento diretto dei cittadini, il rischio è quello di nuovi stop, nuove contestazioni, nuovi ritardi. Il cantiere è fermo, ma la partita è tutt’altro che chiusa. Tra verifiche tecniche, possibili sviluppi giudiziari e scelte politiche urgenti, il destino del dissalatore resta sospeso. Nel frattempo, Marettimo continua a fare i conti con la sua sete. E con una domanda che, oggi più che mai, resta senza risposta: come coniugare necessità e tutela, progresso e identità, senza perdere entrambi?