Due mostre, due linguaggi artistici differenti, ma un unico filo conduttore: la memoria come spazio da attraversare, custodire e trasformare. Il prossimo 19 aprile alle ore 18 il Belìce/EpiCentro della Memoria Viva, in viale Empedocle 7A a Gibellina, ospiterà l’inaugurazione di due nuovi progetti espositivi firmati da Rossana Taormina e Philippe Berson, confermando ancora una volta la vocazione del luogo a farsi crocevia tra arte contemporanea, identità e racconto del territorio. Le due esposizioni, pur autonome, dialogano idealmente con la storia di Gibellina e con il senso stesso dello spazio che le accoglie: un luogo simbolico in cui l’arte non si limita a essere visione, ma si fa anche esperienza, traccia, riflessione collettiva.
Rossana Taormina e la luce che custodisce la memoria
La prima delle due mostre è “Luce Residua” di Rossana Taormina, a cura di Giuseppe Maiorana e Vito Chiaramonte. Si tratta di un’installazione luminosa concepita appositamente per gli spazi sotterranei del museo, dove l’artista costruisce un ambiente sospeso e immersivo attraverso la presenza di tre neon rossi. L’opera si sviluppa come una soglia simbolica, uno spazio in cui la luce diventa metafora di ciò che resta, di ciò che resiste al tempo e continua a illuminare la memoria collettiva. In questo contesto, “Luce Residua” si propone come una riflessione sul rapporto tra storia, archivio e memoria, trasformando l’ambiente espositivo in un luogo di attraversamento e permanenza, in cui il passato non si esaurisce ma continua a generare presenza. L’intervento di Rossana Taormina si inserisce così in una dimensione fortemente evocativa, capace di dialogare con la storia profonda di Gibellina e con la sua continua elaborazione del ricordo attraverso l’arte.
Philippe Berson, un omaggio permanente a Gibellina
Accanto all’opera di Taormina sarà inaugurata anche “Mummie”, mostra dedicata a Philippe Berson, a cura di Gaetano Costa e realizzata in collaborazione con il Riso – Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo. Il progetto presenterà un’importante installazione destinata a rimanere permanentemente a Gibellina, rafforzando ulteriormente il legame tra l’artista e la Sicilia. Francese di nascita ma profondamente legato all’isola, Philippe Berson aveva scelto la Sicilia come sua casa alla fine degli anni Novanta, diventando nel tempo una figura di riferimento per la scena creativa underground e per un’intera generazione di artisti siciliani. Nato il 17 maggio 1963, è scomparso il 17 maggio 2025, lasciando un’eredità artistica intensa e riconoscibile. Artista, scultore e performer, Berson ha vissuto tra Parigi e Palermo, sviluppando una ricerca in cui si incontrano elementi minerali, come il metallo, e materiali organici, come le ossa animali. Le sue opere, spesso attraversate da una forte componente simbolica e rituale, costruiscono una dimensione quasi sciamanica, in cui il sacro e il profano convivono e si confrontano continuamente.
Un artista internazionale tra performance, scultura e teatro
Nel corso della sua carriera, Philippe Berson ha preso parte a importanti manifestazioni artistiche internazionali, esponendo in contesti di grande rilievo come la Biennale di Venezia, la Biennale di Istanbul, Düsseldorf e New York, dove ha portato in scena la performance “The Kraken” al The Stone. Tra le sue esperienze più significative anche la mostra “Persona” al Loggiato San Bartolomeo di Palermo. Accanto al lavoro scultoreo e pittorico, Berson si è dedicato anche al teatro, operando come scenografo e costumista, e nel 2013 ha contribuito a fondare a Palermo, insieme ad altri artisti, l’associazione LEMOSCHE, realtà attiva nel panorama culturale contemporaneo. Con “Mummie”, Gibellina rende dunque omaggio a un artista che ha saputo intrecciare materia, corpo, spiritualità e visione, lasciando un segno profondo nel tessuto culturale siciliano.
Due mostre, un unico racconto
L’inaugurazione del 19 aprile si preannuncia come un momento di forte valore culturale per Gibellina, capace di unire la forza evocativa della luce di Rossana Taormina alla potenza materica e simbolica dell’opera di Philippe Berson. Due percorsi espositivi diversi, ma accomunati dalla capacità di interrogare il tempo, la memoria e il senso dei luoghi. E proprio in una città come Gibellina, nata dalla ferita e dalla ricostruzione, queste opere trovano una collocazione che va oltre l’evento artistico, diventando parte di una riflessione più ampia sull’identità e sulla permanenza.