La vicenda della rimozione della posidonia nel porto di Marinella di Selinunte torna al centro della scena politica dopo gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Palermo su presunti intrecci tra appalti pubblici, dirigenti regionali e soggetti già condannati per mafia. Secondo quanto emerso negli ultimi giorni, tra i filoni sotto osservazione c’è anche il dragaggio del porticciolo di Selinunte e il successivo trasporto della posidonia, lavori pubblici su cui gli investigatori ipotizzano condizionamenti e rapporti opachi.
La vicenda
Al centro dell’inchiesta figurano l’imprenditore Carmelo Vetro, già condannato in via definitiva per mafia, e il dirigente regionale Giancarlo Teresi, arrestati nell’ambito di un’indagine per corruzione che, secondo gli inquirenti, riguarda più appalti pubblici in Sicilia. Tra le commesse finite sotto la lente c’è anche quella relativa al porticciolo di Marinella di Selinunte, per la quale — secondo la ricostruzione giornalistica — sarebbe stato disposto un affidamento diretto da 137 mila euro, seguito dal coinvolgimento di altre ditte per il trasporto di centinaia di tonnellate di posidonia. Gli investigatori contestano che Vetro, pur non avendo titolo formale per interloquire sull’appalto, sarebbe stato costantemente aggiornato sull’iter dei lavori e avrebbe avuto un ruolo di fatto nella gestione del cantiere. Nello stesso filone viene citata anche la presenza di Giovanni Filardo, indicato come cugino di Matteo Messina Denaro e coinvolto, secondo l’accusa, in attività connesse al cantiere di Selinunte attraverso ditte e subaffidamenti che gli investigatori ritengono da approfondire.
Ciminnisi chiede accesso agli atti
Su questo scenario interviene la deputata trapanese del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi, che annuncia un’iniziativa formale per fare chiarezza sugli affidamenti degli ultimi anni. “Stamani ho presentato una richiesta di accesso agli atti per sapere quante volte, negli ultimi cinque anni, aziende riconducibili a Vetro, a Teresi o a soggetti a loro collegabili si siano intestate lavori di rimozione della posidonia a Selinunte. È necessario accertare fino in fondo chi ha avuto affidamenti, con quali procedure e con quali controlli”. Per Ciminnisi, il punto non è soltanto giudiziario ma anche politico-amministrativo. “Le notizie che emergono dall’inchiesta sulla gestione della posidonia nel porto di Marinella di Selinunte sono gravissime e impongono piena chiarezza politica e amministrativa”.
Il problema del Porto di Marinella
A rilanciare la denuncia è anche Salvatore Di Benedetto, referente del Gruppo territoriale M5S di Castelvetrano, che lega l’inchiesta a una vicenda che da anni pesa sull’economia locale. “Se, come emerge dalle indagini, nell’affaire posidonia avrebbero avuto coinvolgimento esponenti della criminalità organizzata o solo contigui a questi ambienti, siamo davanti a un fatto di assoluta gravità. Parliamo di lavori pubblici, risorse regionali e di una vicenda che da anni ricade sulle spalle dei pescatori e dell’intera comunità di Marinella”. Il caso Selinunte, infatti, non nasce oggi. Il porto di Marinella convive da tempo con problemi di insabbiamento e accumulo di posidonia che rendono difficoltosa la piena operatività dello scalo. Proprio per questo, ogni annuncio di nuovi interventi è stato seguito con grande attenzione da pescatori e operatori locali, che da anni attendono una soluzione stabile. Dentro questo contesto, l’ipotesi che attorno ai lavori possano essersi mossi soggetti legati o contigui ad ambienti mafiosi rende la vicenda ancora più esplosiva sul piano pubblico. Le fonti giornalistiche parlano infatti di una più ampia indagine su “proiezioni mafiose nella pubblica amministrazione” e su altri appalti regionali in cui avrebbe avuto un ruolo lo stesso dirigente.
I 5 Stelle: “Magistratura faccia chiarezza”
“L’Assessorato — continua Di Benedetto — annuncia ancora una volta l’avvio dei lavori. Ma è da anni che sentiamo sempre le stesse parole, da anni poniamo il problema nelle sedi istituzionali, da ultimo proprio per iniziativa dell’on. Ciminnisi, da anni si prendono in giro i pescatori con lo stesso copione: emergenza annunciata, promesse, rassicurazioni, ritardi e infine lavori tampone e interventi provvisori che non risolvono nulla. Intanto il porto resta in sofferenza e le attività vengono penalizzate”. Il Movimento 5 Stelle chiede adesso che si faccia piena luce sia sulle eventuali responsabilità penali, che spettano alla magistratura, sia sulle responsabilità politiche e amministrative maturate negli anni nella gestione degli interventi. “La magistratura accerterà le responsabilità penali — conclude Cristina Ciminnisi — ma sul piano politico è arrivato il momento di dire basta alle opacità amministrative, ai rinvii e alla propaganda. Serve una soluzione definitiva, servono controlli rigorosi e serve soprattutto rispetto per chi lavora ogni giorno in quel porto”. La nuova richiesta di accesso agli atti punta adesso a ricostruire un quadro preciso: chi ha ottenuto gli affidamenti, con quali procedure e con quali verifiche preventive. Un passaggio che potrebbe allargare il confronto politico su una vicenda che, da emergenza portuale e ambientale, si sta trasformando sempre di più in un caso emblematico sui rischi di infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici.