Una brutta piega (in attesa del Carnevale)

Gianvito Pipitone

Una brutta piega (in attesa del Carnevale)

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domenica 16 Febbraio 2025 - 06:30

Caro Mik,

fai bene a preoccuparti, a mio avviso. Sono d’accordo con te quando dici che la situazione politica europea (e non solo) sta prendendo una brutta piega. Mi chiedi cosa si racconta sulla stampa estera. Su questo, non credo che ci siano divergenze rispetto a quanto si racconta sui media italici. Ovviamente con le stesse posizioni e sfumature cui assistiamo nel dibattito interno. E più o meno con lo stesso frenetico e patetico fanatismo. Ormai, lo sappiamo, siamo in piena era di sintesi: “pro qualcosa VS contro qualcosa”. Su qualsiasi argomento e dominio, è il trionfo dell’età binaria per eccellenza. Non è più consentito rifugiarsi nel logos. Non c’è più tempo per le analisi, figuriamoci per la maieutica, per il ragionamento deduttivo e costruttivo. Tutto deve essere cotto e mangiato sul momento. Preconfezionato. E anche le nostre posizioni sulla politica riflettono ormai questa ansia crescente della ricerca di “basicità”: “stringi! vai al dunque! o con me o contro di me“, sembra ormai questo il mantra di cui si nutre la società di comunicazione di massa del post tutto. E non importa se nella maggior parte dei casi la nostra pare rivelarsi una posizione avventata. Go with the flow, segui il branco e non sbaglierai mai.

Guarda, se non fosse che anch’io avverto la reale paura di uno scenario di guerra (globale oltre che civile), ti direi tranquillamente citando laconicamente dal detto siculo: “comuarrinesci si cunta”. E ti dirò di più: me ne fregherei altamente di farmi prendere dalle ansie geopolitiche se non pensassi invece al futuro dei miei figli. Mica per me, lo sai, io potrei morire anche domani, non avrei particolari esigenze, se non avessi in capo la responsabilità di averli messi al mondo.

E invece, da qualche mese a questa parte, mi sento più insicuro. E mi pare quasi di avvertire lo scricchiolio del vecchio mondo che in questi cupi frangenti sembra avviarsi sull’orlo di un collasso. Non so come spiegartelo, ma sembra di avvertirla nell’aria quella strana e acre sensazione di disgregazione, di “empire à la fin de la décadence”, come diceva il poeta. Non saprei dirti se reale oppure se un prodotto della paura. Ma è qui con noi, tangibile.Non passa un giorno che i media non ci raccontano dell’ennesima picconata di Trump o delle rasoiate di qualcuno dei suoi falchi contro quello che rimane del mondo, come avevamo imparato a conoscerlo fino a poco tempo fa.Gli ultimi avvenimenti, accelerati dall’avvento del Trump 2, penso siano il risultato di un processo di decadimento (ad ogni livello: culturale, economico, etico e morale) iniziato con l’infausto periodo del Covid. Quell’insano e surreale periodo è servito ad incubare il peggio del peggio di quello che può concepire il cervello umano: dal terrapiattismo al moto rettiliano uniforme. E così è stato un attimo ritrovarsi nel metafisico mondo delle infinite verità, senza la benché minima certezza. Altro che cogito ergo sum…

Volendo adesso vedere il bicchiere mezzo pieno, ora che il recinto è spalancato e i buoi belli che fuggiti, mi piacerebbe ancora una volta aggrapparmi al mio senso di autoconservazione. Per questo voglio pensare: ok, adesso che abbiano toccato il fondo, non sarà forse l’ora che l’Europa si svegli dal suo atavico torpore? Non è tutto sommato stato sempre così? La quiete dopo la tempesta?

Andiamo al punto di questi giorni. Il presidente francese Emmanuel Macron (che a me piace assai poco) da qualche tempo pare alle prese con una lotta titanica: da un lato conservare sé stesso alla guida della propria nazione, e allo stesso tempo ergersi a paladino difensore del nostro caro vecchio “ancien régime europeo” (passami il termine) dall’ attacco dei picconatori dell’universo: Trump, Musk, Rubio, Vance e compagnia cantante. La sensazione, al di là degli sforzi, è che né la Francia da sola e né l’Europa (unita o a pezzi), riuscirà ad arginare questa brusca accelerazione del Mondo verso l’angusto ed indefinito confine verso cui pare sia stato arginato.

Tuttavia, da politico astuto (ma poco intelligente) Macron cerca ora di ricucire quei pezzi un po’ raccogliticci e francamente improbabili da assembrare. Purtroppo, i suoi movimenti sembrano richiamare a raccolta una unità di intenti che non c’ è mai stata in Europa, dopo che la frittata è stata ormai ampiamente servita e digerita. Peraltro, la cosa più imbarazzante pare proprio la mancanza di soluzioni di buonsenso e di realpolitik. Un esempio? fra le varie proposte sul campo, quella di inviare (adesso) l’esercito in Ucraina, sembra davvero veramente incomprensibile, oltre che surreale. Ma ti rendi conto? Se questo è il massimo della diplomazia che l’Europa a trazione francese (con la Germania non pervenuta) riesce a partorire, se questo è l’unico modo in cui l’Europa immagina di smarcarsi dagli Usa, per non finire fra l’incudine (Islam) e il martello (Cina-Russia) …bè allora stiamo messi non male, ma malissimo.D’altra parte, la giornata di ieri ha certificato, ancora una volta e in maniera plastica oltre che drammatica, il peso politico e diplomatico dell’Unione Europea, umiliata ancora una volta per il mancato coinvolgimento nei negoziati di pace fra Usa e Russia a Ryad, per la guerra in Ucraina.

Però, in tutto ciò ammetto che almeno Macron è l’unico (o fra i pochi) ad avere l’urgenza di recuperare il tempo perduto. Senza più demandare all’America. Per provare a cercare una soluzione politica interna all’Europa e per difendere i “nostri interessi” e, se mi consenti, anche un minimo di quella “civilizzazione occidentale”, a cui io credo moltissimo, alla faccia fra l’altro dei poveristi e terzomondisti che in passato ci hanno “sfragnato i cabbasisi” (sic et simpliciter) ricordandoci ogni volta del fardello dell’occidente malato con i suoi falsi valori: la democrazia di Atene e i filosofi della Grecia Antica? Il diritto dei Romani? le scoperte dei Nuovi Mondi con Cristoforo Colombo & Company? l’importanza della Rivoluzione Scientifica nel seicento? di quella Industriale nel settecento? il peso definitivo della ragione dell’Illuminismo? Sarebbero queste le cose di cui vergognarsi? Ma qui divago troppo …

Per finire, credo che la Nato, così come l’abbiamo conosciuta, sia ormai destinata a trascinarsi per qualche altro anno ancora, come un carrozzone svuotato dei propri contenuti. Ovviamente spero di sbagliarmi. Ma penso che in questi 4 anni di Trump la Nato sarà smantellata o sostituita con delle alleanze di prossimità politico-culturale che faranno capo ai nuovi equilibri. E dal momento che non c’è pace senza una adeguata difesa, auspico che si cominci a fare sul serio con un vero e proprio esercito europeo. Un esercito di deterrenza, per carità di Dio…Si vis pacem, para bellum, dicevano i latini. E magari stavolta senza vergognarsene troppo, come invece ci hanno fatto credere negli ultimi 75 anni le anime belle du monde entier. Quando tutti gli altri si armavano fino ai denti e l’Europa si beava nell’ingenua rappresentazione di sé stessa: bella e perdente.

E dunque, si diceva mio caro, sì c’ è da preoccuparsi. Ma dopotutto non è una cosa seria visto che il Carnevale è ormai alle porte.

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