Nasce il Comitato mazarese Pro Abele Ajello: “La Sanità non è baratto politico”

redazione

Nasce il Comitato mazarese Pro Abele Ajello: “La Sanità non è baratto politico”

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domenica 11 Febbraio 2024 - 09:00

“C’è l’esigenza di informare meglio la cittadinanza sulla situazione reale dell’Ospedale”. A spiegarlo è il dott. Nicolò Di Giovanni, presidente del neo Comitato cittadino “Pro Abele Ajello”. Ex primario di Cardiologia del nosocomio mazarese, Di Giovanni è preoccupato dalle condizioni di salute dello stesso ospedale pubblico che lui stesso definisce “forse il più moderno della Sicilia, dopo il rinnovamento”. Alla base di tutto c’è però un grosso “ma”. “L’ospedale – prosegue il dott. Di Giovanni – si è ridotto quasi a un pronto soccorso, col tempo viene depotenziato, è intollerabile. Si sta provando a ridare ai mazaresi la consapevolezza della situazione, cercando di renderli partecipi e protagonisti, anziché lamentarsi soltanto nel momento del bisogno. La gente deve essere consapevole e corresponsabile”. 

L’obiettivo è partecipare al miglioramento della situazione sanitaria in città. “La gente – spiega Di Giovanni – deve pretendere che un ospedale rinnovato, una struttura modernissima, con una classificazione come Dea di I livello non lo sia solo sulla carta. Questo perché mancano delle cose essenziali, come il reparto di rianimazione. Non è concepibile che un Dea di I livello ne sia sprovvisto”. I problemi sono noti: “Manca del personale medico, come in tutta la Provincia. E succede che ci sono spostamenti da un ospedale all’altro, che si fanno in altri presidi, ma non da noi. L’ospedale non è attrattivo, perché è considerato ‘a perdere’. In Medicina ci sono solo due unità. Inoltre c’è una gestione problematica del pronto soccorso, più del 50% dei turni sono gestiti dagli altri reparti. Quindi tutto l’ospedale è un po’ un pronto soccorso”.

A destare preoccupazione sono anche gli scenari futuri: “Si parla di accorpamenti di ospedali, dotando un presidio di qualcosa e un altro di altre cose. Solo che non si tiene conto delle competenze, delle vocazioni, della storia e della funzionalità. Dipende da chi ha preponderanza politica”. Quando l’ospedale fu chiuso per ristrutturazione, i reparti furono trasferiti altrove. La preoccupazione che ne consegue è che reparti qualificati vengano accorpati in altri presidi: “Un finanziamento di circa 30-35 milioni ha fatto avere a Mazara, quando era assessore Massimo Russo, la radioterapia, l’unica in Provincia. Questo evita che si debba andare altrove per l’applicazione delle radiazioni e la cura dei tumori. Siamo l’unico centro in Provincia, la logica fu quella di allocarla in maniera geocentrica rispetto a Palermo e Agrigento. Adesso anche Trapani lo rivendica e non vorrei che magari si faccia lì per chiuderlo a Mazara”.

Si cerca anche di dialogare con le istituzioni di competenza, a partire dall’avv. Ferdinando Croce, nuovo direttore dell’ASP Trapani. Il nuovo manager, essendo messinese, si spera non sia influenzabile dai campanilismi politici locali e abbia una visione più generale di tutta la sanità provinciale”. “Stiamo cercando di mobilitare i cittadini – prosegue Di Giovanni – faremo riunioni, assemblee, comitati, sit-in, cortei. Ci daremo da fare per convincere la gente a partecipare, perché se non partecipi il politico se ne frega. Una parola sull’ospedale non viene mai spesa, anche in campagna elettorale. Questo perché l’ospedale poi è oggetto di baratti”.

E proprio le querelle politiche sono quelle che preoccupano Di Giovanni: “Se Mazara non ha rappresentanza politica a livello regionale, è chiaro che prevalgono gli interessi di Castelvetrano o Marsala. Nelle allocazioni degli apparecchi e negli accorpamenti degli ospedali, bisognerebbe tener conto di quella che è la competenza. Nell’85 io ho fatto il primo impianto di pacemaker nella Provincia di Trapani, con i carabinieri fuori dalla sala operatoria, perché allora ero un pazzo che voleva fare un intervento non previsto in un ospedale di periferia. Poi siamo diventati il terzo centro in Sicilia”.

Quindi un invito affinché l’amministrazione faccia sentire la sua voce sulla questione: “Il sindaco è il massimo responsabile della Salute pubblica e con la conferenza dei sindaci potrebbe sfiduciare il manager. Questo vuol dire che, se vuole, può esercitare un potere notevole. Invito inoltre ad andarci piano con gli accorpamenti. Se sono indispensabili, devono rispettare la storia, le competenze, la vocazione di certi reparti e di certe equipe mediche che non possono essere spostate – conclude Di Giovanni – secondo un interesse che non sia medico-scientifico ma solo politico”.

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