Sei nemico, Putin, ma ti chiamo folle

Sebastiano Bertini

Lo scavalco

Sei nemico, Putin, ma ti chiamo folle

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mercoledì 02 Marzo 2022 - 14:30

L’Europa non possiede più la categoria del “nemico”



In questi giorni di guerra, Vladimir Putin è ripetutamente descritto come “isolato”, “furioso”, dominato da un desiderio di potenza che si commisura solo al desiderio, uguale e contrario, di sfuggire un accerchiamento. Putin, si dice, è folle: questa è la vera cifra di molta speculazione giornalistica. Putin in venti e passa anni di strapotere, rinchiuso da due anni in una solitaria fortezza, è finito per far coincidere sé stesso – con tutta la propria corporalità – con il corpo della Russia stessa. Palpeggiata dalla Nato lei, attorniato dal brusio ostile degli oligarchi lui. Di tutto questo, nella realtà, non sappiamo quasi niente.

Ciò che sappiamo è che, guardando da Occidente, egli è decisamente vicino alla categoria del nemico. Anzi, nel momento in cui Draghi sottolinea che la minaccia riguarda l’Europa stessa, egli è nemico.

Il problema di questa categoria, all’apparenza semplice o addirittura banale, è che è “storica” e solo in secondo grado “personale”. E questo è già evidentemente un problema per un modello sociale – il nostro – che per più di settant’anni si è articolato come “soggettivismo” e “relativismo”. Lo stesso campo semantico di cui è sorgente magnetica contempla conflitto, sconfitta, odio, dolore, umiliazione, sottomissione, morte; contempla cioè tutto ciò che la nostra società ha tentato in questi anni di allontanare, cassare, annacquare. Si tratta dello stesso procedimento che ci ha permesso di allontanare lo schifo, la puzza, il ruvido e lo sporco dai nostri corpi. Attraverso il mitologema igiene/salute abbiamo costruito una vasta gamma di mediatori che si interpongono tra noi e il mondo; mediatori che una volta scavalcati da un Virus, sono incapaci di frenare la pandemia psichica e sociale che si intreccia a quella sanitaria. Attraverso il mitologema democrazia/mercato abbiamo interposto fra noi e le politiche di potenza, le guerre, la fame e l’indigenza, gli accordi di mercato, gli strumenti monetari dei prestiti, delle assicurazioni, degli embarghi; abbiamo cioè comprato con denaro sonante la nostra bolla, che ha tollerato fino ad ora – ed entro margini piuttosto stretti – una sola fenditura: l’accoglienza.

Ecco perché ora siamo incerti nella gestione della categoria nemico. Quella del folle è decisamente più alla nostra portata. Tanto più che ci assolve – se siamo pigri – dall’arrovellarci sulle ragioni vere e sistemiche che stanno alla base di una scelta. Il folle è inquietante, ma la sua pazzia nasce e cresce entro l’aura psichica e sociale determinata dal suo corpo, dalla sua scatola cranica. D’altra parte, il matto – il marginale – illumina in controluce le malattie sociali condivise. Shakespeare ci insegna. Perciò abbiamo elaborato i crismi dell’inclusione, che significa tutto quello che connette tolleranza, rispetto, valorizzazione, dignità. Oltre a questo, la categoria del folle ha funzionato anche storicamente, con Hitler. Ha funzionato così bene che ad oggi essa corrisponde alla sua immagine manifesta; corrisponde cioè al marchio che ha sufficientemente aiutato a circoscrivere la natura – la scaturigine – degli orrori della Seconda Guerra: urgenza di pacificazione sociale.

Si noti bene però un aspetto. Il marchio di folle, sul dittatore tedesco, ha operato da regolatore di temperatura. Ha contribuito a raffreddare, soprattutto a guerra finita, la bruciante esperienza del nemico. Ora, invece, nel momento in cui scrivo, la storia è in divenire; la gravità del momento ci chiama a farci carico della categoria del nemico – ad assumere come realtà la sua corporale e invadente presenza – prima di tutto per fare ogni cosa per impedire il dilagare della guerra.

Sebastiano Bertini

Lo Scavalco è una scorciatoia, un passaggio corsaro, una via di fuga. È una rubrica che guarda dietro alle immagini e dietro alle parole, che cerca di far risuonare i pensieri che non sappiamo di pensare.

Sebastiano Bertini è docente e studioso. Nel suo percorso si è occupato di letteratura e filosofia e dai loro intrecci nella cultura contemporanea. È un impegnato ambientalista. Il suo più recente lavoro è Nel paese dei ciechi. Geografia filosofica dell’Occidente contemporaneo, Mimesis, Milano 2021.

https://www.mimesisedizioni.it/libro/9788857580340

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