Marsala 2020, il punto sui possibili candidati, le alleanze e i nodi da sciogliere

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Marsala 2020, il punto sui possibili candidati, le alleanze e i nodi da sciogliere

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lunedì 04 Novembre 2019 - 07:01
Marsala 2020, il punto sui possibili candidati, le alleanze e i nodi da sciogliere

A Marsala la temperatura politica si alza di giorno in giorno, in vista della prossima campagna elettorale. Tanti i fronti aperti, con la sensazione che molti ragionamenti girino intorno alle scelte di alcuni “big” che potrebbero definirsi tra novembre e dicembre.

L’ultimo aggiornamento, in ordine cronologico, riguarda la riunione tenutasi sabato presso lo studio dell’onorevole Stefano Pellegrino. Erano presenti, oltre al penalista lilybetano, anche Massimo Grillo, Paolo Ruggieri, Enzo Sturiano, Enzo Ronci, Mimmo Turano i rappresentanti locali di Lega e Fratelli d’Italia e la capogruppo dell’Udc all’Ars Eleonora Lo Curto, che si sta ritagliando un ruolo centrale nelle trattative di questa settimana. Erano invitati anche Arturo Galfano e Ignazio Chianetta, che però hanno preferito non partecipare.

Di fatto, il confronto si è incentrato sulla necessità di definire un perimetro di coalizione: da un lato Grillo e Ruggieri insistono su un progetto civico senza simboli di partito, dall’altro lato Lega e Fratelli d’Italia vorrebbero riproporre lo schema più tradizionale del centrodestra unito, senza rinunciare alle bandiere di partito. Comunque vada, risulta complicato comprendere quale potrebbe essere il candidato giusto per quest’area politica. Il pressing su Renzo Carini non è mai finito, nonostante i ripetuti “no, grazie” dell’ex sindaco. Nicola Fici viene ritenuto troppo legato al centrosinistra, mentre sul nome di Salvatore Ombra, rimbalzato nei giorni scorsi dopo l’intervista rilasciata alla nostra testata, non sembrano esserci riscontri. Ci sarebbe la disponibilità del presidente dell’Ordine dei Medici di Trapani Rino Ferrari, anche se la sua storia è più legata a un mondo moderato che guarda a sinistra e mal si incastrerebbe con Lega e Fratelli d’Italia. Si è parlato anche di un nome nuovo, uno stimato professionista molto gradito alla borghesia cittadina, che però pare non essere disponibile. Di fatto, se a stretto giro di posta non si troverà una sintesi, tutto fa pensare che non ci sarà una coalizione di centrodestra tradizionale e che Forza Italia, Udc, Grillo, Ruggieri e Sturiano proseguiranno con il loro progetto. A riguardo, potrebbe risultare decisiva una nuova riunione del tavolo dei moderati, in programma questa sera.

Nicola Fici, nel frattempo, va avanti. La sua disponibilità alla candidatura è ormai sul campo da settimane e l’ex consigliere comunale sta incontrando anche diversi rappresentanti del mondo imprenditoriale per presentare il suo progetto civico per la città ed incassarne il sostegno.

Prosegue in autonomia le sue interlocuzioni anche l’avvocato Diego Maggio, che ieri ha pubblicato su facebook alcuni pensieri che dovrebbero trovare spazio nel suo programma per Marsala 2020.

In tutto ciò, resta alta l’attenzione su una serie di tappe importanti nell’agenda politica locale. A metà novembre si attende la sentenza del processo che vede imputata Giulia Adamo, per la cosiddetta inchiesta sulle “spese pazze”, che coinvolge tutti i capigruppo dell’Ars di due legislature fa. Se l’ex parlamentare regionale dovesse essere assolta, sarebbe verosimile un suo ritorno all’impegno politico – diretto o indiretto – che potrebbe ridisegnare gli scenari di queste settimane. Ripartendo, naturalmente, dal progetto sulla messa in sicurezza del Porto, a cui anche negli ultimi mesi ha dedicato non poche energie.

Il 20 novembre si attende la decisione del gup sulla richiesta di rinvio a giudizio per gli ex amministratori di Airgest: tra loro c’è anche Salvatore Ombra, che negli ultimi giorni si è detto disponibile a restare alla guida dell’aeroporto “solo se ci saranno le condizioni”. E, a quel punto, potrebbe valutare altri impegni, anche politici.

Entro Natale, infine, arriverà la decisione di Alberto Di Girolamo. Il sindaco in carica desidererebbe ricandidarsi, nella convinzione di aver lavorato bene per la città. Le difficoltà politiche che hanno accompagnato questi quattro anni e mezzo di amministrazione comunale rendono però molto complessa la definizione di una coalizione competitiva a suo sostegno e anche dai dirigenti regionali del Pd non sono arrivati segnali particolarmente incoraggianti per Di Girolamo. La lealtà dimostrata sul campo dagli assessori e da alcuni consiglieri comunali potrebbe non bastare, se non dovessero arrivare altri endorsement pesanti a suo favore. Senza contare che la percezione sul gradimento di questa giunta in città non è tra le più favorevoli.

Poi c’è il Movimento 5 Stelle, che in ogni caso sarà della partita. Deve gestire un elettorato disorientato dalle scelte condotte a livello nazionale dopo il voto di un anno e mezzo fa, e anche a livello locale ha perso diversi pezzi per strada. Ma è inimmaginabile che rinunci alla contesa, dopo aver eletto il suo primo portavoce in Consiglio comunale nel 2015, Aldo Rodriquez, che adesso potrebbe correre per la carica di sindaco.

In tutti questi discorsi, c’è – infine – lo scenario nazionale, quanto mai “liquido”. Il governo Conte sembra ogni giorno più debole e di qui ai primi mesi del nuovo anno il quadro potrebbe nuovamente mutare con effetti che, allo stato attuale, non è possibile immaginare.

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