Ingroia: “Un paese senza verità non è un paese democratico”. Su Napolitano: “Deluso dal suo atteggiamento”

Vincenzo Figlioli

Ingroia: “Un paese senza verità non è un paese democratico”. Su Napolitano: “Deluso dal suo atteggiamento”

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mercoledì 29 Ottobre 2014 - 06:30

Una riflessione articolata sulla mafia di ieri e di oggi, condita da un severo atto d’accusa contro una politica incapace di cambiare rotta nell’affrontare la criminalità e la corruzione. Alla presentazione del libro “Vent’anni contro”, organizzata dal Liceo Pascasino guidato dalla dirigente Anna Maria Angileri, Antonio Ingroia ha parlato per circa due ore con gli studenti marsalesi, rispondendo anche alle loro domande, che, inevitabilmente, hanno toccato anche il processo sulla Trattativa Stato – Mafia, che ieri ha celebrato uno dei suoi passaggi più attesi con la deposizione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Il nostro non è un paese normale – ha spiegato Ingroia – sia per la presenza della mafia, sia per le difficoltà a far venire fuori la verità su uno dei periodi più bui della storia italiana. La trattativa c’è stata. Andrebbe detto con onestà agli italiani. Nei palazzi c’è paura della verità e prevale la logica del ricatto. Un paese senza verità non è un paese democratico, è un paese che vive sotto il peso di chi persegue la logica del ricatto. Per quanto riguarda Napolitano, ha legittimamente deciso di rivendicare le proprie prerogative costituzionali, restringendo però gli spazi per la ricerca della verità da parte dei magistrati. Evidentemente, ha ritenuto che la ragione di Stato dovesse prevalere su tutto il resto. Da cittadino, dico che è un atteggiamento che mi ha deluso”.

Ma, come detto, nel corso dell’incontro sono stati molti gli argomenti affrontati dall’ex pm palermitano, da alcuni mesi alla guida del Libero Consorzio di Trapani. Ingroia è tornato a parlare della sua decisione di lasciare la magistratura. “Ho maturato questa scelta – ha sottolineato – anche perché gli spazi di libertà di espressione erano diventati troppo ristretti”. Con un pensiero alle recenti parole di Beppe Grillo su una presunta etica della mafia di un tempo, Ingroia ha poi voluto ricordare che Cosa Nostra è sempre stata “morte e crimine” e che è destinata ad esistere anche dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro. “Ormai la mafia è un network internazionale – ha proseguito – ed è diventata invisibile, riuscendo a mimetizzarsi nella società, soprattutto al Nord, dove non si sono ancora evidenziati fenomeni di rigetto”. Per Ingroia la speranza sta nei segnali che sono arrivati dalla società civile negli ultimi anni, con Addio Pizzo e il processo di rinnovamento di Confindustria Sicilia. Molto di più ci si attende invece dalla politica, che “deve avere come priorità lotta alla mafia sempre e comunque, al di là delle emergenze del momento”. Ed è a questo punto che arriva l’appello di Ingroia: “Serve una rivoluzione. Senza un cambiamento profondo, continueremo ad avere a che fare con la mafia, ormai una componente strutturale del sistema Italia. L’unica speranza sono i giovani, gli unici che possono portare avanti un cambiamento radicale. In voi – ha concluso l’ex magistrato – possiamo credere e sperare”.

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