Parole a casaccio

Vincenzo Figlioli

Punto Itaca

Parole a casaccio

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martedì 15 Aprile 2014 - 16:38

E’ a dir poco sconcertante quello che sta avvenendo all’interno del Pd siciliano. Gli scontri tra correnti interne a uno stesso partito non sono certamente una novità. Ma i democratici siciliani hanno di gran lunga superato il limite di una normale dialettica politica in queste settimane. Vale la pena ricapitolare, a tal riguardo, alcune tra le dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore dai big del Pd. Cracolici, infuriato per la mancata candidatura alle elezioni europee ha accusato Crocetta e Faraone di averlo fatto fuori nel nome di una “vendetta trasversale tipicamente mafiosa”. Crocetta, a sua volta, ha contestato la scelta del Pd di affidare al magistrato Caterina Chinnici il ruolo di capolista per il collegio Sicilia – Sardegna, ricordando che per cinque anni fu assessore di Raffaele Lombardo, recentemente condannato per associazione mafiosa. Non meno caustica la replica del giovane neosegretario del Pd Fausto Raciti, che invita il presidente “a pensare alla sua giunta”, lasciando intendere di detenere chissà quali inconfessabili verità sugli assessori di Crocetta. Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, non ha invece smaltito la delusione di essere stata piazzata “solo” al terzo posto nella lista dei democratici, accompagnando la decisione di ritirare la propria candidatura con l’ennesima dichiarazione al veleno (“evidentemente sono prevalse altre logiche”). Ad anticipare tutti, qualche giorno fa, erano stati i democratici più vicini a Beppe Lumia, secondo cui, senza il senatore di Termini Imerese in lista, il Pd avrebbe dimostrato di voler abbandonare la lotta alla mafia. Inevitabile pensare  in queste ore a Pio La Torre e alla voragine che si è creata tra l’impegno per la liberazione della Sicilia dal malaffare che caratterizzò buona parte dell’azione del politica del vecchio Pci, e l’utilizzo strumentale della parola “antimafia” che viene ora fatto da molti tra gli eredi di quella storia. Qualcuno dovrebbe ricordare a lor signori che l’antimafia, quella vera, non è fatta di parentesi temporanee, ma di continuità. E non si nutre di convenienza, ma di coraggio e sacrificio. Se proprio non lo capiscono, la smettano almeno di utilizzare un concetto così nobile e ne scelgano altri, più in linea con i loro comportamenti concreti. Gli elettori apprezzerebbero. E Pio La Torre riposerebbe in pace.

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