Carmelo Lazzaro Danzuso 6 Ottobre 2026, 06:01 ROMA – Non c’è soltanto il conflitto in...
ROMA – Non c’è soltanto il conflitto in Ucraina. C’è anche un’altra guerra che sta flagellando il vecchio continente e, più nello specifico, i 27 Paesi dell’Unione europea. Una guerra che nell’ultimo anno censito dall’Eurostat ha provocato quasi 3.400 morti: stiamo parlando dei decessi sul luogo di lavoro.
I lettori ci perdonino il paragone con un conflitto armato, probabilmente quanto di peggio l’umanità ha saputo creare nel corso della sua storia su questo pianeta, ma a fronte delle tecnologie e dei dispositivi all’avanguardia di cui si dispone oggigiorno, leggere questi numeri fa correre un brivido lungo la schiena, soprattutto quando si pensa a tutte quelle famiglie che hanno salutato un proprio caro prima della giornata lavorativa e non hanno più potuto riabbracciarlo.
Infortuni sul lavoro, i dati Eurostat del 2024
Come spesso accade, anche in questa occasione a parlare prima di ogni altra cosa sono i numeri. E quelli diffusi da Eurostat nelle scorse settimane in relazione all’anno 2024 sono chiarissimi. “Rispetto all’anno precedente – spiegano dall’Istituto statistico Ue – gli infortuni non mortali sono diminuiti di 43.742 casi (meno 1,5%), mentre gli infortuni mortali sono aumentati di 45 casi (+1,4%)”.
Nello specifico, “circa due infortuni sul lavoro non mortali su tre (67,2%) nell’Ue hanno riguardato uomini. Tra i fattori che influenzano queste statistiche figurano la percentuale di uomini e donne occupati, le diverse tipologie di lavoro svolte da uomini e donne e i settori di attività nei quali lavorano. Per esempio, si registra un numero molto maggiore di infortuni nei settori minerario, manifatturiero e delle costruzioni, che tendono a essere caratterizzati da una prevalenza di lavoratori uomini. In generale, gli uomini tendono a lavorare a tempo pieno, mentre le donne hanno maggiori probabilità di lavorare a tempo parziale; di conseguenza, le donne trascorrono mediamente meno tempo sul luogo di lavoro, circostanza che può contribuire a ridurre anche la probabilità di subire un infortunio sul lavoro”.
Tasso di incidenza degli infortuni mortali nell’Ue
I numeri, però vanno esaminati, anche per osservare come questo fenomeno si innesti all’interno di vari Paesi del continente, e snocciolare le differenze intrinseche tra i vari Stati. Ancora gli statisti di Eurostat spiegano che “un modo alternativo per analizzare le informazioni relative agli infortuni sul lavoro consiste nell’esprimere il numero degli stessi in rapporto al numero di persone occupate; in questo modo si ottiene un indicatore definito tasso di incidenza”.
“Nell’intera Ue – è stato sottolineato nel rapporto Eurostat – nel 2024 si sono registrati 1,65 infortuni mortali ogni 100.000 occupati. Gli infortuni mortali sul lavoro sono eventi relativamente rari e, di conseguenza, il loro numero e il relativo tasso di incidenza possono variare notevolmente da un anno all’altro, in particolare nei paesi dell’Ue di dimensioni più ridotte. Nel 2024, il numero di infortuni mortali ogni 100.000 occupati variava da meno di 1,00 in Lussemburgo, Belgio, Paesi Bassi, Germania e Svezia ad almeno 3 infortuni mortali ogni 100.000 occupati in Bulgaria e Francia”.
Francia, il Paese Ue con il tasso più elevato
Proprio nella nazione transalpina è stato registrato “il tasso di incidenza più elevato tra i Paesi dell’Ue con 3,61 infortuni mortali ogni centomila occupati. Tuttavia, la Francia adotta un sistema specifico di notifica e riconoscimento degli infortuni sul lavoro, incentrato sulla segnalazione degli eventi connessi all’attività lavorativa. Questo sistema, di norma, non distingue tra gli infortuni la cui causa principale è riconducibile al lavoro e gli infortuni che si verificano sul luogo di lavoro. Questi ultimi dovrebbero essere esclusi soltanto qualora vengano esclusi anche altri possibili elementi causali legati al lavoro”.
“Tale impostazione – hanno sottolineato da Eurostat – potrebbe determinare un numero più elevato di infortuni sul lavoro segnalati in Francia rispetto ad altri Paesi, compresi quelli che adottano sistemi di notifica degli infortuni simili”.
Morti sul lavoro in Italia, il confronto con l’Europa
Al di la della precisazione metodologica è interessante anche analizzare, in questo quadro, la situazione italiana. Il nostro Paese infatti, con 2,01 incidenti con esito mortale ogni centomila occupati nel corso del 2024, si piazza al decimo posto tra i 27 Ue, dietro alle già citate Francia, Bulgaria, Romania, Croazia, Lettonia, Austria, Portogallo, Estonia e Lituania. Seguono le altre realtà dell’Unione, tra cui segnaliamo, nell’ordine, Spagna, Germania e Olanda.
Sicurezza sul lavoro, il confronto tra Italia, Germania e Paesi Bassi
Un’ultima riflessione può infine essere fatta su queste ultime due nazioni, dove il dato di infortuni mortali ogni centomila lavoratori si presenta particolarmente basso: fermo allo 0,64 in Germania e allo 0,32 nei Paesi Bassi. Un segno che, sul fronte delle politiche legate alla sicurezza sul lavoro, Paesi come Francia e, perché no, anche l’Italia, possono imparare molto da ciò che avviene all’interno dei confini tedeschi.
Sinistri non fatali: spiccano lesioni, lussazioni e commozioni cerebrali
Fortunatamente, gli incidenti che si verificano sul posto di lavoro non si traducono sempre in esiti mortali: qualche volta ci si trova di fronte a piccoli sinistri che causano conseguenze banali; altre volte, magari si evita la tragedia per questioni di centimetri o secondi.
In questo ampio spettro di situazioni si registrano quelli che l’analisi di Eurostat definisce “incidenti non fatali”: “Nel complesso dell’Ue, nel 2024 si sono registrati 1.359 infortuni non mortali ogni 100.000 occupati. Nei paesi dell’Ue i tassi di incidenza variano da meno di cento infortuni non mortali ogni centomila occupati in Romania (65) e Bulgaria (87) a oltre duemila ogni 100.000 occupati in Francia (2.622), Portogallo (2.489) e Spagna (2.241)”.
Su questo versante, però, gli statisti dell’Ue hanno evidenziato che occorre muoversi con prudenza, poiché “tassi di incidenza particolarmente bassi per gli infortuni non mortali possono riflettere fenomeni di sottodenuncia, per esempio legati a sistemi di segnalazione poco consolidati, a scarsi incentivi economici per le vittime a denunciare tali infortuni oppure all’assenza di obblighi giuridici vincolanti per i datori di lavoro. Allo stesso modo, sistemi di segnalazione e riconoscimento ben consolidati possono spesso spiegare tassi di incidenza elevati in alcuni Paesi. Se da un lato i bassi tassi di incidenza degli infortuni non mortali possono essere considerati, almeno in parte, il risultato di una sottodenuncia, la situazione è diversa per i tassi di incidenza degli infortuni mortali, poiché è molto più difficile evitare la segnalazione di un sinistro con esito fatale”.
Fatte queste dovute premesse, Eurostat ha inoltre spiegato come “il tasso di incidenza standardizzato degli infortuni sul lavoro non mortali è generalmente più elevato in alcuni Paesi dell’Unione europea dotati di sistemi di segnalazione degli infortuni basati sull’assicurazione: il Portogallo ha registrato un tasso di 2.951 casi, seguito da Spagna e Francia, con rispettivamente 2.641 e 2.550 infortuni ogni centomila occupati. I sistemi assicurativi di segnalazione degli infortuni prevedono un significativo indennizzo economico nei confronti della vittima quando l’infortunio viene denunciato, a differenza dei sistemi basati su un obbligo legale, nei quali le vittime sono coperte dal sistema generale di sicurezza sociale”.
Al contrario, “tra i Paesi dell’Ue dell’Europa orientale o dell’area baltica, nei quali prevalgono sistemi basati sull’obbligo legale di segnalazione, la Slovenia (1.536 ogni centomila occupati) e l’Estonia (913 ogni centomila) sono state le uniche a registrare un tasso di incidenza superiore a settecento infortuni non mortali ogni centomila occupati. I tassi di incidenza standardizzati nettamente più bassi sono stati registrati in Romania e Bulgaria, con rispettivamente 64 e 92 infortuni sul lavoro non mortali ogni centomila occupati”. Ma anche in questo caso gli statisti dell’Ue hanno messo in evidenza come tali valori potrebbero riflettere “un livello relativamente elevato di sottodenuncia degli infortuni”.
In conclusione, l’analisi di Eurostat ha esaminato anche il tipo di infortunio registrato in caso di incidenti non fatali. All’interno del periodo preso in esame “si sono registrate tre tipologie di lesioni particolarmente frequenti: ferite e lesioni superficiali (29,3% del totale), lussazioni, distorsioni e stiramenti (26,3%) e commozioni cerebrali e lesioni interne (20,3%). A queste seguiva un’altra tipologia relativamente comune, rappresentata dalle fratture ossee (11,6%). Nessuna delle altre tipologie di lesione rappresentava una quota a due cifre del numero complessivo di infortuni nell’Ue, con la percentuale immediatamente successiva rappresentata dagli shock (4%)”.
