Campo di granoCampo di grano Michele Giuliano 12 Settembre 2026, 18:30 Caldo, siccità e carenza...
Caldo, siccità e carenza d’acqua stanno diventando una costante per l’agricoltura siciliana. A tracciare il bilancio è Graziano Scardino, presidente di Cia Sicilia – Confederazione Italiana Agricoltori, in un’intervista in esclusiva rilasciata al QdS. I settori del grano duro e vitivinicolo sono le realtà maggiormente penalizzate dalle condizioni climatiche e dalla crisi dei mercati. “I comparti che stanno pagando un prezzo alto sono diversi – spiega Scardino -. A partire dal grano duro che, oltre ai problemi di mercato, sconta anche un anno in cui le semine e la crescita erano nella media, ma poi sono mancate le piogge nel mese di aprile”. Il risultato è pesante: “Le rese produttive in alcuni casi si sono anche dimezzate e inoltre si è perso oltre il 30%”.
Agricoltura siciliana, grano duro e vino tra siccità e crisi
Una situazione che si somma alle difficoltà legate ai prezzi: “Il grano duro, essendo una commodity (merce, ndr), oggi rappresenta una coltura in estrema difficoltà”. In molti casi, sottolinea, “il prezzo di vendita è inferiore ai costi di produzione”. Anche il vino sta pagando un prezzo elevato: “Il comparto vitivinicolo ha subito parecchie perdite. In alcuni areali della Sicilia occidentale si sono più che dimezzate le rese produttive”. Per questo la Cia ha chiesto un incontro con l’assessore regionale e il dirigente generale dell’Agricoltura “per affrontare i temi relativi alle rese produttive proprio nel comparto vitivinicolo”. “Questi sono i due comparti che stanno subendo maggiormente i problemi del caldo ma anche di una mancanza di acqua nel periodo primaverile”, ribadisce Scardino.
Di fronte a questo scenario, secondo il presidente della Cia Sicilia occorre guardare anche alle produzioni che possono offrire maggiori prospettive economiche: “Oggi un comparto su cui si può investire, sperando di avere redditi maggiori, è quello dell’ortofrutta, della frutta estiva e ovviamente di tutti gli ortaggi”. Sono “mercati molto dinamici” che “spesso presentano prezzi remunerativi”. Diverso il discorso per l’olivicoltura, che “ha avuto annate interessanti sotto il profilo del prezzo”, ma che lo scorso anno ha registrato una diminuzione dei prezzi e “sono rimaste anche scorte invendute”. Per investire, quindi, “bisogna pensare alla qualità”.
Crisi del vino in Sicilia, tra peronospora e siccità
Il vitivinicolo, invece, affronta una crisi che dura ormai da anni. “Sono quattro anni che subisce delle crisi – dice il numero 1 della Cia -: prima la peronospora, la siccità, poi il vino invenduto e la richiesta di distillare”. Le difficoltà riguardano soprattutto il vino comune, mentre resistono le produzioni di qualità: “A parte le nicchie e i prodotti Doc, il vino da tavola soffre molto la concorrenza di altre regioni che hanno costi produttivi inferiori e rese produttive superiori”.
Una possibile strada arriva dalle colture tropicali e subtropicali. “In alcuni areali della Sicilia orientale e della Sicilia settentrionale si stanno sviluppando diverse centinaia di ettari di piante tropicali”. Le temperature più alte permettono oggi a queste coltivazioni di maturare e “hanno un buon mercato”. Per Scardino, “riconvertire alcuni terreni per fare queste colture oggi può essere oggetto di investimento da parte degli agricoltori”. Ma qualsiasi trasformazione dell’agricoltura siciliana deve fare i conti con la disponibilità idrica. “Quello che non sta funzionando è il sistema dei consorzi di bonifica – denuncia Scardino -. Non è un problema di ora, ce lo trasciniamo da parecchi decenni”. Il commissariamento dei consorzi, aggiunge, “dura dagli anni ’90” e nel frattempo “si sono rincorse le emergenze e non si è lavorato a un insieme di investimenti strutturali e infrastrutturali”. Il dato sulle dighe è emblematico: “La Sicilia potrebbe invasare quasi un miliardo di metri cubi di acqua sia per uso civile che per uso irriguo, ma ne utilizza circa un terzo perché le dighe o non sono collaudate o sono in perenne manutenzione”.
Siccità in Sicilia, l’emergenza acqua resta decisiva
Secondo il presidente della Cia Sicilia, “se si vuole produrre qualità, l’acqua è indispensabile”. E il problema è destinato a diventare ancora più importante: “Sono aumentate le temperature medie, anche quelle notturne, per cui il fabbisogno idrico aumenta sempre più”. La soluzione passa dunque da interventi strutturali: “Basterebbe un serio piano di collaudi e manutenzione per le dighe ed il rifacimento della rete irrigua regionale per dare all’agricoltura la possibilità di continuare l’attività anche nel futuro”. Cambiare non significa però rinunciare alle produzioni storiche dell’Isola. “Non possiamo abbandonare alcune delle nostre colture storiche”, sottolinea Scardino, citando gli agrumeti, che negli ultimi decenni “hanno saputo adattarsi alle mutate condizioni climatiche”. Un ruolo importante è affidato alla ricerca: “Ha saputo costituire nuove varietà che resistono di più alle fitopatie e sono anche più resistenti alla siccità”. Per questo “nel futuro bisognerà continuare a lavorare sul miglioramento genetico di queste specie”.
Anche per il vino occorre puntare sulle eccellenze secondo il presidente della Cia: “Abbiamo delle Doc d’eccellenza, oltre alla Doc Sicilia. Penso al brand Etna che oggi ha delle ottime performance sui mercati mondiali”. Dove invece si produce soprattutto vino da tavola, “sarebbe opportuno ripensare con alcune piante che si adattano alla siccità, ma soprattutto al caldo”. E tornano così mango, papaya e altre specie tropicali: “Lo sviluppo delle piante tropicali e subtropicali, che oggi sono sempre più appetibili dai consumatori, diventa fondamentale”. Ma la condizione resta una: “Per fare queste colture prima di tutto serve l’acqua”. Per il grano duro la strada indicata è quella delle produzioni di nicchia. “I consumatori stanno orientando le proprie scelte verso i grani antichi con le loro caratteristiche e peculiarità”. Il futuro del comparto dipenderà quindi dalla capacità di differenziarsi: “O noi ci distinguiamo per la qualità, oppure progressivamente le superfici investite dovranno obbligatoriamente ridursi”.
Agricoltura siciliana, la zootecnia e il problema del reddito
Un’altra opportunità riguarda la zootecnia, soprattutto nelle zone interne. “Oggi la Sicilia importa oltre il 50% della carne che consuma”. Un rilancio dell’attività zootecnica potrebbe quindi contribuire anche allo sviluppo delle aree interne dell’Isola. Ma, secondo Scardino, alla base di tutto c’è una questione decisiva: il reddito degli agricoltori. “La causa dell’abbandono dell’attività agricola da parte dei giovani è l’incertezza del reddito – dice convinto -. Troppa aleatorietà per i problemi di mercato o, ancora di più, per i problemi climatici e quelli relativi alle fitopatie”. Per questo “è indispensabile adottare misure di stabilizzazione del reddito nell’ambito della politica agricola comunitaria” capaci di “garantire alle future generazioni un reddito dignitoso e che guardi al futuro”. Il futuro dell’agricoltura siciliana, dunque, passa dall’adattamento al cambiamento climatico, dalla qualità e dalla diversificazione delle produzioni. Ma, prima di tutto, dalla capacità di garantire acqua e reddito a chi continua a lavorare la terra.
