Foto Imagoeconomica Redazione 18 Agosto 2026, 20:28 I quattro custodi del MuMe, presenti la sera...
I quattro custodi del MuMe, presenti la sera di Ferragosto durante il clamoroso furto delle opere di Antonello da Messina, sono stati messi in ferie.
Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, subito dopo la sottrazione delle preziosissime opere, aveva annunciato e disposto un’ispezione interna per accertare quanto accaduto e verificare le procedure adottate all’interno del museo.
Queste verifiche hanno riguardato anche la documentazione compilata dal personale prima del colpo. Da questi primi accertamenti non sarebbero stati individuati elementi anomali. Ieri, lunedì 17 agosto, l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Scarpinato ha effettuato un sopralluogo nella struttura. L’esponente del governo regionale ha incontrato il personale e verificato direttamente la situazione dopo il furto.
Le indagini delle forze dell’ordine, i custodi ascoltati dagli investigatori
Parallelamente proseguono le indagini della polizia e del Nucleo speciale dei carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale, impegnati a ricostruire ogni passaggio dell’azione della banda.
Al momento del colpo all’interno del museo erano presenti quattro custodi: due donne dipendenti della Regione e due uomini ex Asu in servizio per la Servizi ausiliari Sicilia. Tutti sono stati sentiti dagli investigatori e successivamente messi in ferie.
Uno degli aspetti da chiarire riguarda proprio quanto accaduto durante il furto. L’allarme sarebbe entrato in funzione e il sistema di videosorveglianza avrebbe registrato le diverse fasi dell’azione, ma i quattro addetti presenti non si sarebbero accorti di quanto stava avvenendo.
Cosa rischiano i quattro lavoratori
A questo punto, sarà avviato un procedimento disciplinare nei confronti dei quattro custodi che erano in servizio al Museo regionale di Messina. È quanto apprende l’Ansa. L’iter partirà non appena il dipartimento dei Beni culturali della Regione Siciliana avrà ricevuto la relazione della direttrice del museo, Marisa Mercurio. Il documento servirà a ricostruire quanto accaduto all’interno della struttura e a valutare eventuali responsabilità del personale presente.
Il procedimento dovrà quindi accertare il comportamento tenuto dai quattro custodi durante il colpo e stabilire l’eventuale adozione di provvedimenti. Tra le sanzioni previste, nei casi più gravi, figura anche il licenziamento.
La procedura disciplinare nei confronti dei custodi dovrà essere formalizzata dal dipartimento della Funzione pubblica della Regione Siciliana, secondo quanto stabilito dal regolamento.
Intanto la Procura di Messina ha aperto un fascicolo per furto pluriaggravato e, qualora uno o più custodi venissero iscritti nel registro degli indagati, la Regione procederebbe alla sospensione dell’azione disciplinare.
Il colpo durato due minuti in tutto
Tra i nuovi dettagli emerge il fatto che il colpaccio da svariati milioni di euro sarebbe durato due minuti, al massimo tre. Gli inquirenti sono ininterrottamente al lavoro per ricostruire quanto accaduto nella sera di Ferragosto nella struttura in cui si trovavano quattro custodi. I ladri, come ricostruito dalla Procura, sarebbero entrati forzando una porta laterale dopo avere scavalcato il cancello d’ingresso arrivando direttamente nella sala in cui erano custodite le opere. Poi l’uso di una grossa mazza per spaccare la teca blindata e la fuga con le opere. La banda ha portato via tre delle cinque tavole del celebre polittico di San Gregorio.
Non si sa ancora il numero esatto di componenti della banda. Due o quattro. La videosorveglianza ne ha inquadrati due all’interno. Tutti vestiti di nero. Si stanno controllando tutti i frame delle immagini di videosorveglianza.
Le tracce lasciate dai ladri
I ladri che a Ferragosto hanno rubato sei opere (due sono state abbandonate nelle vicinanze del Museo subito dopo la loro asportazione) di Antonello da Messina dal museo regionale della città avrebbe lasciato alcune tracce che potrebbero rivelarsi utili per le indagini.
Emerge dagli accertamenti sul colpo, mentre gli investigatori stanno passando al vaglio ogni elemento raccolto con l’obiettivo di individuare i responsabili e recuperare le preziose tavole ancora mancanti. Proprio le modalità con cui la banda avrebbe agito, insieme alle tracce lasciate e all’abbandono di due delle opere durante la fuga, starebbero facendo emergere una nuova ipotesi investigativa.
L’ipotesi: potrebbero non essere professionisti
La dinamica del furto farebbe infatti ritenere possibile che ad agire non sia stato un gruppo di professionisti. Si tratta di un aspetto sul quale gli investigatori stanno lavorando insieme agli altri elementi acquisiti nel corso delle indagini. Nessuna pista viene al momento esclusa. L’obiettivo prioritario resta rintracciare le tavole di Antonello da Messina ancora nelle mani dei ladri e identificare tutte le persone coinvolte nel furto.
Le testimonianze: “Abbiamo visto entrare due uomini”
La squadra mobile sta anche analizzando le immagini degli impianti di videosorveglianza e ha ascoltato numerose persone. Tra queste anche alcuni residenti degli edifici che sorgono proprio accanto al museo. E una testimonianza, in particolare, potrebbe rivelarsi utile.
Nel condominio accanto alla struttura, una famiglia che si trovava sul terrazzino per una cena avrebbe visto due uomini entrare nell’area museale. Secondo quanto riferito agli investigatori, i due uomini sarebbero entrati prima dal condominio per poi raggiungere il museo.
La scena, inizialmente, non avrebbe destato particolare allarme: in quel punto sono presenti alcuni condizionatori protetti da una struttura metallica. I residenti in passato avevano già avuto modo di lamentare il rumore prodotto dagli impianti e, proprio per questo, avrebbero pensato che si trattasse di tecnici al lavoro. I due sarebbero stati visti mentre entravano da una porticina che conduce all’interno del museo. Solo successivamente i residenti hanno pensato che si trattasse di una anomalia.
L’allarme lanciato da una coppia
A far emergere il furto sarebbe stato il ritrovamento di due delle tavole sottratte, abbandonate dai ladri durante la fuga nei pressi della struttura. Una coppia ha notato le opere intorno alle 21 e ha contattato il 112. Le forze dell’ordine avrebbero poi incontrato difficoltà nel tentativo di raggiungere telefonicamente qualcuno all’interno del museo. Soltanto successivamente i custodi sarebbero usciti dalla struttura e si sarebbero resi conto del furto, vedendo le tavole di Antonello da Messina recuperate all’esterno.
Emerge inoltre un nuovo elemento sulle condizioni della recinzione che circonda il museo. Elisabetta Bonfato, la donna che insieme al marito ha trovato le due opere abbandonate, ha riferito che due delle alte sbarre metalliche risultavano allargate già da mesi. Un particolare che modifica almeno in parte la ricostruzione iniziale secondo cui l’apertura tra le sbarre avrebbe potuto essere realizzata dalla banda proprio in occasione del furto.
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