Emigrazione e viaggi, immagine di repertorio da Imagoeconomicaemigrazione-giovani-sicilia-viaggio-valigia-Imago Michele Giuliano 17 Agosto 2026, 05:30 La...
La mobilità interna torna a crescere in Italia dopo la frenata degli ultimi anni, ma la ripresa non cambia una delle principali criticità demografiche del Paese: il Mezzogiorno continua a perdere popolazione, e la Sicilia si conferma una delle regioni maggiormente coinvolte nel flusso migratorio verso il Centro-Nord. È quanto emerge dal nuovo report Istat sulle migrazioni interne e internazionali della popolazione residente relativo agli anni 2024-2025. Nel 2025 i trasferimenti di residenza tra comuni italiani sono saliti a 1 milione e 455 mila, oltre 70 mila in più rispetto all’anno precedente (+5,1%). Parallelamente diminuiscono gli espatri all’estero degli italiani, mentre continua a essere l’immigrazione straniera a sostenere il saldo migratorio positivo del Paese.
La Sicilia continua a perdere giovani e lavoratori
Se si osservano i dati territoriali, emerge con forza il ruolo della Sicilia nel fenomeno migratorio interno. L’Isola rappresenta infatti il 23,6% di tutti i trasferimenti dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord, seconda soltanto alla Campania (29%) e davanti alla Puglia (17,7%). Tradotto in termini concreti, significa che quasi un emigrante meridionale su quattro parte dalla Sicilia, confermando una tendenza ormai consolidata che continua a impoverire il tessuto sociale ed economico dell’Isola. Ancora più significativo è il dato sulle destinazioni. Per chi lascia la Sicilia, la meta principale rimane la Lombardia, che assorbe quasi il 30% dei trasferimenti provenienti dall’Isola. Seguono Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Toscana, regioni che continuano ad attrarre lavoratori, studenti e famiglie in cerca di maggiori opportunità occupazionali e servizi più efficienti. La distribuzione dei flussi evidenzia come il Nord industriale continui a esercitare un forte richiamo sulla popolazione siciliana.
Giannola, Svimez: “Ad andare via i giovani”
“Certamente, chi lascia la Sicilia sono prevalentemente giovani con meno di 35 anni, spesso laureati – dichiara al Qds Franco Giannola, presidente dello Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno -. Va, però, sottolineato che molti di loro provengono da famiglie in grado di sostenerli economicamente, permettendosi il lusso di impoverirsi pur di finanziare il loro percorso, spesso iniziato con una laurea triennale in un ateneo del Centro-Nord. Un patrimonio di competenze che, nella maggior parte dei casi, difficilmente farà ritorno nei territori d’origine e che, per lungo tempo, continuerà a essere sostenuto attraverso vere e proprie rimesse inviate dalle famiglie ai giovani emigrati”.
Il Centro-Nord continua ad attrarre popolazione
Il rapporto Istat fotografa un Paese ancora fortemente diviso. Nel 2025 il Nord-Est registra un saldo migratorio interno di +1,6 per mille residenti, mentre il Nord-Ovest segna +1,3 per mille e il Centro +0,5 per mille. Al contrario, il Mezzogiorno continua a perdere residenti: il Sud registra un saldo di -2,6 per mille, mentre le Isole, quindi Sicilia e Sardegna, si fermano a -1,8 per mille. A livello regionale spicca l’Emilia-Romagna, che conferma la propria capacità di attrarre nuovi residenti con il miglior saldo migratorio interno nazionale (+2,1 per mille). Calabria e Basilicata, invece, restano le aree con le perdite più consistenti. Nel complesso, nel solo 2025 il Mezzogiorno perde circa 45 mila residenti nei confronti del Centro-Nord: a fronte di 112 mila persone che lasciano il Sud, solo 67 mila compiono il percorso inverso. Un divario che continua ad alimentare lo squilibrio demografico tra le diverse aree del Paese.
La fuga dei laureati pesa anche sulla Sicilia
Il fenomeno assume contorni ancora più preoccupanti se si analizza il capitale umano. Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso 150 mila giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni. Di questi, 122 mila si sono trasferiti nel Centro-Nord e altri 28 mila hanno scelto l’estero. È una dinamica che coinvolge inevitabilmente anche la Sicilia, una delle principali regioni di origine dei flussi migratori interni. La perdita di giovani qualificati rappresenta uno degli aspetti più delicati, perché riduce il potenziale di crescita economica, innovazione e ricambio generazionale dell’intero territorio. L’Istat sottolinea comunque come il saldo negativo dei giovani italiani venga compensato, a livello nazionale, dall’ingresso di giovani stranieri, ma questo riequilibrio riguarda soprattutto le regioni del Centro-Nord, dove si concentra la maggior parte delle nuove immigrazioni.
Meno espatri, ma il problema resta
Sul fronte internazionale arriva un segnale incoraggiante. Dopo il record registrato nel 2024, gli espatri degli italiani diminuiscono del 22,7%, passando da 141 mila a 109 mila. Anche il saldo migratorio negativo degli italiani migliora, passando da -83 mila a -53 mila. Tuttavia il saldo positivo complessivo dell’Italia continua a dipendere quasi esclusivamente dagli ingressi di cittadini stranieri, che nel 2025 sono stati 383 mila, pari a oltre l’87% di tutte le immigrazioni.
Una sfida aperta per la Sicilia
Il quadro delineato dall’Istat racconta una realtà ormai strutturale. La Sicilia continua a essere una delle principali aree di partenza del Mezzogiorno e rimane tra le regioni che alimentano maggiormente il flusso migratorio verso il Centro-Nord. Se da un lato il rallentamento degli espatri rappresenta un segnale positivo per il Paese, dall’altro la mobilità interna continua a sottrarre all’Isola migliaia di residenti, in particolare giovani e lavoratori qualificati. Un fenomeno che non riguarda soltanto la demografia, ma investe direttamente sviluppo economico, mercato del lavoro, università e capacità della Sicilia di trattenere competenze e costruire il proprio futuro.
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