Caro carburantePompa di benzina Daniele D'Alessandro 12 Settembre 2026, 13:38 Il caro carburanti continua a...
Il caro carburanti continua a rappresentare un incubo per i siciliani ed il resto d’Italia. I prezzi continuano ad aumentare, sia per la benzina che per il diesel, rendendo praticamente inutili i tagli alle accise prorogati di volta in volta dal governo Meloni. In tutto ciò, sembra esserci un paradosso: il provvedimento entra in vigore per alleggerire il peso dei rincari e, nello stesso giorno, i listini alla pompa accelerano.
Prezzi alle stelle per la benzina
Secondo gli ultimi dati promulgati dall’Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy, oggi, 12 settembre, il prezzo medio della benzina in Sicilia in modalità self service ha raggiunto 2,086 euro al litro, mentre il gasolio si è portato a 2,193 euro. Entrambi segnano un incremento di 9 centesimi in sole 24 ore. E per chi viaggia in autostrada il conto sale ancora: 2,176 euro al litro per la benzina, 13 centesimi in più rispetto al giorno precedente, e 2,268 euro per il diesel, con un aumento di 10 centesimi. Numeri che rischiano di trasformare il pieno in una delle voci più pesanti per famiglie, pendolari e imprese.
Il presidente Confimprenditori Ruvolo al QdS: “Chiediamo il price cup: serve replicare il modello Scaroni del 2012”
Ai microfoni del Quotidiano di Sicilia è intervenuto, analizzando la questione non solo a livello isolano ma anche nazionale, il presidente di Confimprenditori Stefano Ruvolo, il quale ha indicato come possibile soluzione al super rincaro di gasolio e senza piombo il “Price Cup”, indicando nell’azione dell’ex amministratore delegato di ENI Paolo Scaroni (attuale presidente dell’AC Milan) un modello da seguire: “La situazione è preoccupante non solo in Sicilia, ma a livello nazionale – esordisce Ruvolo – Come Confimprenditori abbiamo indicato di riprendere quanto fatto nel 2012 dall’allora amministratore delegato ENI Paolo Scaroni per combattere il caro carburante. 14 anni fa il brent era arrivato a superare i 115 dollari al barile. Poi arrivò la campagna “Riparti con Eni”, lanciata nell’estate del 2012 da Scaroni. L’iniziativa prevedeva prezzi fortemente ridotti nei fine settimana negli impianti Iperself: 1,50 euro al litro per il gasolio e 1,60 per la benzina. A far breccia non fu soltanto lo sconto applicato da Eni. La mossa innescò una vera guerra commerciale sui prezzi, spingendo anche Q8, Esso, TotalErg, Tamoil, Shell e IP a reagire con iniziative analoghe: ciò portò ad un crollo del prezzo del carburante. Ciò senza uscite da parte di Stato e Governo. Noi dunque, chiediamo di replicare questo esempio e di adottare il Price Cup: ossia fissare un tetto massimo del costo del carburante a 1.90 per la benzina e 1.95 per il diesel ed affiancargli le accise”.
“Confimprenditori invoca un tavolo tecnico con il Governo”
Serve trovare rimedio a questa situazione e, per arrivare a ciò, urge un confronto immediato con il Governo: “Mi aspetto a brevissimo termine la convocazione di un tavolo tecnico con l’Esecutivo, noi sindacati e le aziende. Il taglio sulle accise praticato fin qui è totalmente senza senso: è il risultato di una visione priva di orizzonte perché mi chiedo a cosa serva dare proroghe di 5 o 7 giorni per poi non risolvere la problematica. Siamo al limite del ridicolo. La situazione genera insicurezza in chi produce e chi fa impresa. Il governo è stanco, forse anche demotivato e non lucido”.
“Aumenti dei costi di raffinazione la causa? Non è vero: la raffinazione è fatta in Italia”
“Ribadisco – conclude Rivolo – la nostra richiesta è quella di istituire il Price Cap per contrastare il caro benzina, nonché replicare in toto il modello Scaroni in Eni nel 2012 affiancandolo ai tagli sulle accise. Ci tengo a sottolineare che non è assolutamente veritiero attribuire la causa degli aumenti all’aumentare dei costi di raffinazione perché quest’ultima la facciamo anche noi in Italia. L’Italia raffina il petrolio, Eni ad esempio detiene il 50% della raffineria di petrolio di Milazzo. Sospettiamo che possa esserci un problema di speculazione, ossia che certe aziende stiano “giocando” per i propri profitti. Il Governo deve scegliere se stare con i petrolieri o con chi produce e con le famiglie italiane, quest’ultime alle prese con aumenti di addirittura il 70% sulle bollette. Serve assolutamente un tavolo tecnico: perché non ascoltare chi vive giornalmente disagi e problemi che le aziende affrontano quotidianamente? Io sarò sempre dalla parte di chi produce e chi investe, sempre al fianco degli imprenditori: bisogna andare incontro anche ai bisogni dei cittadini”.
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