I cappellani militari non benedicano le armi

Carlo Alberto Tregua

I cappellani militari non benedicano le armi

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Carlo Alberto Tregua |
martedì 18 agosto 2026 - 6:11
I cappellani militari non benedicano le armi

Carlo Alberto Tregua 18 Agosto 2026, 08:11 Dall’Età della Pietra l’uomo primordiale si è dotato...

18 Agosto 2026, 08:11

Dall’Età della Pietra l’uomo primordiale si è dotato di bastoni più o meno grandi e nodosi per difendersi dalle bestie con cui di fatto conviveva. All’inizio era vegetariano, poi scoprì che poteva cibarsi di animali: così incominciò a ucciderli, diventando carnivoro. Il bastone via via si è trasformato in armi affilate, poi in armi tonanti, fino ad arrivare agli attuali missili che possono avere una gittata, cioè una capacità di percorrenza, fino a quattromila chilometri.
Le armi sono state lo strumento utilizzato dai grandi dominatori di tutti i secoli. Ricordiamo per tutti Ciro il Persiano, che tra il 550 a.C. e il 539 a.C., prese il più vasto territorio che mai un impero abbia occupato.
L’uomo ha avuto sempre questo istinto di prevaricazione nei confronti degli altri per sete di potere, per voglia di sentirsi superiore e in genere per avere la “soddisfazione” di sentire gli altri umani propri schiavi.

Comportamenti inqualificabili e beceri, dei quali però bisogna tenere conto continuamente e contro cui i buoni sentimenti e le belle parole sono insufficienti.
Ricordiamo che quando un bambino nasce è egoista. L’istinto di conservazione lo porta a sentire solo se stesso e qualunque voglia o disturbo lo manifesta piangendo. Tanto che la mamma deve capire se quel pianto è giusto oppure no.
L’istinto di conservazione e il conseguente egoismo si temperano con la cultura, con la lettura di centinaia di libri, con l’ascolto dei maestri di scuola, di università e di altri pulpiti, nonché con l’ascolto dei buoni sermoni degli ecclesiastici di tutte le religioni quando siano mirati alla crescita della comprensione che ogni persona deve avere dei fatti, così come sono e non come – malauguratamente – vengono rappresentati per interesse.

Le armi tra difesa, guerra e potere

Le armi, dunque, sono lo strumento di potere che fa danni enormi ai popoli, adoperato per offendere. Tuttavia, le armi servono per difendersi. Esiste un vecchio proverbio: “Armarsi per non fare la guerra”. Ci vuole equilibrio nel destinare opportune risorse per difendersi, ma ci vuole soprattutto organizzazione per utilizzarle al massimo e al meglio, senza sprechi.
Nei nostri giorni sono vive oltre cinquanta guerre, fra cui quelle più cruente che ci sono vicine: in Medioriente e in Europa, fra Russia e Ucraina.
La guerra in atto fra Usa e Iran è conseguente a quella di Israele contro Hamas a Gaza ed Hezbollah nel Libano. Torti e ragione si compensano, tuttavia vi è una ragione superiore a tutte le altre: quella dei popoli che soffrono tremendamente, nei confronti dei quali non vengono adottati opportuni interventi per alleviarli e condurli verso una vita “umana”.
Dietro le guerre, prima si scriveva, vi sono voglie di potere e di egemonia: sottomettere popolazioni, ignare, alla volontà dei forti.
Nel nostro Pianeta vi è forse una decina di gruppi di potere che domina il mondo e che addirittura, secondo alcuni, fa eleggere i capi di Stato delle nazioni più importanti. Illazioni, supposizioni o altro? È possibile.
Tuttavia, il cervello serve proprio per tentare di individuare la verità.

Il ruolo dei cappellani militari nelle Forze armate

In questo quadro, piuttosto fosco ma reale, rileviamo l’attività che fanno i cappellani militari, cioè quei sacerdoti che curano le anime di chi fa parte delle Forze armate e che hanno una funzione di difesa. Ma spesso, vi sono cappellani presenti in Forze armate che fanno azione di offesa.
La loro funzione è preziosa, perché debbono aiutare uomini e donne sotto le armi. Tuttavia, dovrebbero distinguere la cura delle persone da quella delle armi, che non vanno benedette perché sono sempre strumenti di distruzione, che uccidono vite umane.
Dobbiamo ritenere, ragionevolmente, che i cappellani militari non benedicano le armi. E in questo senso la loro azione è benemerita, perché aiutano gli esseri umani preposti a questa funzione, vivendo meglio le vicende che incontrano.
Le persone umane non sanno stare senza le guerre, perché, come ricorda la favola di Esopo (La rana e lo scorpione), è la loro natura.
Una natura che non può essere contraddetta, perché non si fa contraddire.

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  • Editoriale

Fonte: QdS.it