Pietro Bartolo, neo candidato alla Presidenza della Regione sicilianaPietro Bartolo, neo candidato alla Presidenza della...
PALERMO – Da “semplice” medico di Lampedusa al tempo in cui Gianfranco Rosi ne tracciò il profilo con il suo documentario premiato a Berlino “Fuocoammare”, Pietro Bartolo è oggi un politico già record di preferenze, eletto al Parlamento Europeo nella precedente legislatura, già vice presidente della Commissione europea Libertà Civili, ex tesserato del Partito democratico dal quale è uscito sbattendo la porta e oggi uomo di rilievo di Casa Riformista. La sua candidatura impone una ineludibile riflessione nel campo largo siciliano, perché non è un segretario regionale né altra figura dirigenziale nel partito ma è certamente uno che i voti li raccoglie e potrebbe raccoglierli a vantaggio, oppure a svantaggio, dei progressisti siciliani. Matteo Renzi lo ha presentato al popolo della Leopolda nel giorno dell’anniversario della strage del 3 ottobre 2013, quando sotto costa a Lampedusa morirono 368 persone migranti. Sotto il profilo dei diritti umani e civili, Pietro Bartolo è senz’altro un’icona.
Bartolo, la sua candidatura arriva mentre il campo largo è già in difficoltà nel trovare sintesi sul candidato. Tra l’altro lei è un ex del Partito democratico che nel caso dovrebbe sostenere la sua eventuale candidatura. Il suo nome è una proposta da condividere o solo negoziale?
“Alla Leopolda Renzi ha lanciato anche con mia sorpresa questa cosa e andremo avanti così. Io spero, mi auguro che tutto il centrosinistra, compreso Controcorrente di La Vardera, che sono per me tutte persone rispettabili, capaci, che potrebbero ricoprire il ruolo della Presidenza. Vogliano trovare una sintesi, lasciare fuori i veti, i rancori, lasciare fuori ovviamente questi egoismi e pensare a quelli che sono i problemi e veramente cercare di risolverli”.
Non sapeva che Matteo Renzi l’avrebbe presentata come candidato quando è salito sul palco?
“Non sapevo che lo avrebbe annunciato proprio in quell’occasione. Se ne era parlato, sì, ma di possibilità e di cosa ne pensavo. Quando c’erano le elezioni e ho avuto il contrasto con il Pd – che resta comunque il mio partito, i miei valori, ma c’erano persone che lo hanno gestito considerandomi un alieno, un intruso – sono stato contattato da Italia Viva, da Renzi e dai vertici che mi dicevano di volermi candidare alla Presidenza della Regione siciliana. Ma io avevo detto di no, e hanno scelto Gaetano Armao. Poi è successo quello che è successo. Comunque, lasciato il Pd, il partito più confacente alle mie idee è Casa Riformista. Ovviamente anche lì, in Casa Riformista, si dovrà fare una sintesi e trovare la quadra. Altrimenti, disgregati sono il Pd con i Cinque stelle ed Avs, disgregati si è all’interno di Casa Riformista. Così non andiamo da nessuna parte”.
Lei ha fatto cenno a due errori paralleli che oggi ritornano attuali, uno quello del Pd riguardo alla sua candidatura e l’altro quello della candidatura di Gaetano Armao proposta da Azione e Italia Viva. Cosa pensa di quello che era accaduto, sia da una parte che dall’altra?
“Magari Armao al tempo era persona specchiata, e di problemi, come la recente richiesta di arresto che è arrivata appunto anni dopo, non si sapeva nulla. Per quanto mi riguarda sono cose gravissime che vanno condannate. Se si compiono azioni che vanno contro gli interessi del popolo, queste sono inaccettabili. Se sei stato votato, se ti ha dato fiducia la gente, e poi ti comporti in questo modo è meglio che te ne torni a casa e fai un altro mestiere. Io ho imparato che la politica è un’arte nobile se fatta con giudizio, passione, intelligenza, con correttezza, con onestà”.
E sull’errore che riguarda la sua candidatura alle europee, oggi che è candidato alla Presidenza della Regione?
“Se non sono riuscito a tornare all’Europarlamento, per pochi voti, è perché sono stato abbandonato dal partito. Anzi, devo dire che sono arrivato secondo, da solo ma con la gente che mi ha aiutato. Pensavo che Giuseppe Lupo, che era sostenuto da nove deputati regionali, prendesse centomila, duecentomila voti. In quel modo scattava il secondo seggio. Invece ha preso pochi voti più di me. Se nove deputati sostengono Lupo e mi battono per una manciata di voti, questo la dice lunga. Dico, a me dispiace. Io volevo che Lupo prendesse un milione di voti. Per il bene del partito. Ma …”
La presentazione di Matteo Renzi del candidato alla Regione siciliana che viene da Lampedusa fa tornare alla mente il rapporto tra l’allora segretario del Pd e l’allora sindaca Giusi Nicolini che poi si è risolto con l’ex prima cittadina sconfitta per il secondo mandato e scomparsa dalla vita politica.
“Io sono stato sempre molto vicino a Renzi, e c’è un rapporto di amicizia. Non si è avvicinato a me dopo. Abbiamo avuto divergenze nei momenti di crisi, ma non siamo mai stati lontani. Non abbiamo mai litigato e non si sta avvicinando a me adesso. Tra l’altro, a quell’epoca Nicolini era molto vicina al partito ed era l’icona della solidarietà, poteva sicuramente contribuire a far crescere il partito. Invece alla fine, da che era stata perfino proposta per il Nobel a che, finito il suo mandato, è scomparsa totalmente dalla scena politica, e questo devo dire che mi dispiace. Non so cosa sia accaduto, il perché. Mi è sembrato però inopportuno perché lei poteva dare veramente tanto”.
Ci sono già impegni in agenda come incontri con altri candidati e referenti del campo largo siciliano?
“No, ancora no. Ma è appena stata data la notizia, è presto. Ho visto che si è già espresso Ismaele La Vardera su questa candidatura, si è espresso anche Cateno De Luca, e sono entrambi candidati. Forse hanno fatto un salto in avanti, si poteva aspettare e mettersi attorno ad un tavolo. Magari poteva essere La Vardera oppure De Luca il candidato, perché ormai è gente che ha competenza, mi sembrano persone capaci che tutto sommato stimo. Ci confronteremo, vedremo. Facciamo tutti parte dello stesso grande campo, tranne Cateno che ancora non sa da che parte virare ma sono fuori dubbio le sue capacità amministrative straordinarie che potrebbero essere un valore aggiunto per una coalizione. Una larga coalizione togliendo veti, rancori e tutto il resto se veramente si vorrà dare una svolta a questo Paese. Io me lo auguro. Credo che il buonsenso dovrebbe prevalere sugli egoismi. Ci credo. Posso anche fare un passo indietro se si trova una sintesi, un accordo importante che possa veramente dare delle risposte a questa Sicilia veramente bistrattata”.
Quindi accoglie con piacere l’invito, sia di La Vardera che di De Luca, di confrontarvi?
“Ma certo. Tutto sommato l’idea politica è uguale, e mettere insieme queste straordinarie risorse potrebbe veramente cambiare le sorti della Sicilia”.
