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Petrosino, due persone in carcere nell’inchiesta su mafia e droga

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mercoledì 19 agosto 2026 - 10:40

Due ordinanze di custodia cautelare nell’inchiesta su Petrosino

Petrosino – I Carabinieri del Comando provinciale di Trapani hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone residenti a Marsala. Uno dei destinatari del provvedimento si trovava già ristretto.

Le misure rientrano nell’operazione antimafia a Petrosino e sono state emesse dal giudice per le indagini preliminari di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni.

I due indagati erano infatti minorenni all’epoca dei fatti contestati. Dovranno rispondere, a vario titolo, di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, detenzione e porto illegale di armi e partecipazione a un’associazione armata.

Le accuse dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento. I due destinatari della misura devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Il collegamento con l’operazione del 23 luglio

I Carabinieri hanno eseguito il provvedimento nelle prime ore della mattinata. L’attività rappresenta un ulteriore sviluppo dell’operazione condotta il 23 luglio nel territorio di Petrosino.

In quella circostanza i militari avevano eseguito nove decreti di perquisizione emessi dalla Procura per i Minorenni. L’intervento aveva portato complessivamente all’arresto di 12 persone e alla notifica dell’invito a rendere interrogatorio nei confronti di altri 16 indagati.

La precedente operazione antimafia a Petrosino aveva riguardato presunti episodi di associazione mafiosa, estorsione, traffico di droga, detenzione di armi e atti intimidatori.

Le nuove misure cautelari riguardano due giovani che, secondo gli investigatori, avrebbero avuto un ruolo funzionale all’interno della struttura criminale ricostruita durante le indagini.

Le accuse di droga, armi e associazione

Il provvedimento contesta ai due indagati diversi reati, commessi anche in concorso con altre persone.

Secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero detenuto sostanze stupefacenti destinate allo spaccio. La contestazione riguarda oltre 1,3 chilogrammi di cocaina e 130 grammi di crack, oltre ad altri quantitativi che gli investigatori non hanno ancora determinato con precisione.

Ai due viene inoltre contestata la detenzione illegale e il porto in luogo pubblico di diverse armi da fuoco. Alcune avrebbero avuto la matricola abrasa.

Gli inquirenti ritengono che la disponibilità delle armi fosse finalizzata anche ad agevolare l’associazione mafiosa operante nel territorio.

Il presunto ruolo di pusher

I due indagati avrebbero partecipato, secondo l’accusa, a un’associazione armata dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Gli investigatori attribuiscono loro il ruolo di pusher. Avrebbero ricevuto la droga dal presunto promotore del gruppo per poi rivenderla nella piazza di spaccio.

I guadagni ottenuti attraverso l’attività illecita sarebbero stati consegnati quotidianamente alla struttura criminale.

Questa organizzazione avrebbe quindi utilizzato anche persone minorenni per svolgere alcune delle proprie attività operative. Un elemento che aveva già assunto particolare rilievo durante le perquisizioni eseguite nel mese di luglio.

Contestata la disponibilità di tre armi

Il provvedimento cautelare riguarda anche la presunta disponibilità di almeno tre armi.

Ai due viene contestata la detenzione e il porto illegale in luogo pubblico di due armi comuni da sparo e di un fucile monocanna calibro 24 con matricola abrasa.

Le contestazioni comprendono anche l’aggravante della finalità di agevolare l’associazione mafiosa.

Spetterà all’autorità giudiziaria valutare gli elementi raccolti durante l’attività investigativa e stabilire le eventuali responsabilità individuali.

Le indagini avviate nel dicembre 2022

Il Nucleo investigativo dei Carabinieri ha condotto le indagini dal dicembre 2022 al febbraio 2024.

L’attività avrebbe permesso di ricostruire l’operatività di un presunto gruppo mafioso riconducibile a Cosa nostra e attivo nel territorio di Petrosino.

Secondo gli inquirenti, il sodalizio avrebbe esercitato il controllo del territorio attraverso intimidazioni e metodi tipicamente mafiosi. Le attività criminali, in particolare lo spaccio di droga, avrebbero garantito il sostentamento economico dell’organizzazione.

L’inchiesta prosegue per definire i ruoli dei diversi indagati e ricostruire tutte le attività attribuite al gruppo.

La presunzione di innocenza

L’ordinanza eseguita dai Carabinieri costituisce una misura cautelare adottata nella fase delle indagini e non equivale a una condanna.

Le accuse formulate nei confronti dei due indagati dovranno essere valutate nel contraddittorio tra le parti durante il procedimento giudiziario.

Le eventuali responsabilità penali potranno essere definitivamente accertate soltanto con una sentenza irrevocabile, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.


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