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Gasolio a 3 euro? FederPetroli avverte, Sicilia tra le più care

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mercoledì 19 agosto 2026 - 10:32

Caro carburanti, il rischio di una nuova impennata

Marsala – Il gasolio potrebbe arrivare a costare 3 euro al litro nei prossimi mesi. Non si tratta di un aumento già deciso né di una previsione certa, ma dello scenario indicato dal presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia, in caso di un ulteriore peggioramento della crisi in Medio Oriente.

Il caro carburanti in Sicilia pesa già su famiglie, lavoratori e imprese. Eppure, soprattutto a livello locale, il tema sembra occupare uno spazio limitato nel confronto politico e nel dibattito pubblico.

Ogni aumento incide immediatamente sugli spostamenti quotidiani, sui costi delle aziende e sui prezzi dei prodotti trasportati. Tuttavia, a Marsala e nel territorio, non si registra una mobilitazione proporzionata al peso che benzina e gasolio hanno raggiunto nei bilanci familiari.

FederPetroli: «Possibile arrivare a 3 euro al litro»

Michele Marsiglia guarda con preoccupazione all’evoluzione della crisi internazionale e, in particolare, alla situazione nello Stretto di Hormuz.

Secondo il presidente di FederPetroli, il rischio dei 3 euro al litro non riguarda i prossimi giorni. Lo scenario potrebbe però concretizzarsi «in pochissimi mesi» se le tensioni dovessero continuare.

«Se continua così si potrebbe arrivare a uno stravolgimento», afferma Marsiglia.

Il presidente richiama l’attenzione anche sull’andamento delle materie prime. Il Brent avrebbe raggiunto livelli compresi tra 92 e 93 dollari al barile, mentre il gas si sarebbe portato intorno ai 63 euro per megawattora.

Il prezzo alla pompa dipende da diversi fattori: quotazioni internazionali, cambio euro-dollaro, costi di raffinazione e distribuzione, imposte e margini della filiera. Le tensioni internazionali, quindi, rappresentano soltanto una parte del problema.

In Sicilia gasolio a 2,124 euro al litro

I dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano già una situazione pesante.

Il 19 agosto 2026 il prezzo medio regionale del gasolio in modalità self-service è di 2,124 euro al litro. La benzina self si attesta invece a 2,007 euro.

La Sicilia non è la regione più cara in assoluto, ma si trova nella fascia più alta della classifica nazionale. Per il gasolio viene superata, di pochi millesimi, dalla Calabria e dal Friuli-Venezia Giulia. Anche il prezzo della benzina rimane tra i più elevati.

I valori vengono aggiornati ogni mattina nella pagina dedicata ai prezzi medi regionali del Mimit.

Queste sono medie regionali. Nei singoli distributori di Marsala i prezzi possono risultare più bassi o più alti, soprattutto passando dalla modalità self al servito. In alcuni impianti, inoltre, i carburanti speciali raggiungono quotazioni ancora maggiori.

Lo sconto sul gasolio scade il 25 agosto

Un punto deve essere chiarito. Al 19 agosto il Governo non ha ancora eliminato lo sconto sulle accise del gasolio.

Il taglio di 17 centesimi al litro, comprensivo dell’effetto sull’Iva, rimarrà in vigore fino al 25 agosto. La misura riguarda esclusivamente il diesel e non comprende la benzina.

Il Governo aveva introdotto lo sconto il 28 luglio e successivamente lo aveva prorogato. Dopo il 25 agosto tornerà il meccanismo delle accise mobili, ma non risulta ancora confermato un nuovo taglio identico e della stessa durata.

Senza un ulteriore intervento, quindi, lo sconto temporaneo terminerà proprio mentre i prezzi restano superiori ai due euro. La proroga approvata dal Consiglio dei ministri ha evitato la scadenza del 6 agosto, ma non ha fornito una soluzione strutturale.

Il beneficio, inoltre, è stato in buona parte assorbito dai nuovi aumenti delle quotazioni. Per questo diversi consumatori non hanno percepito una riduzione piena di 17 centesimi alla pompa.

Benzina esclusa dall’agevolazione

La scelta di limitare lo sconto al gasolio ha provocato le critiche delle associazioni dei consumatori e delle organizzazioni imprenditoriali.

Chi utilizza un’automobile a benzina non ha ricevuto alcun beneficio dalla misura estiva. Il prezzo medio della verde in Sicilia ha ormai superato nuovamente la soglia dei due euro.

Il Governo ha motivato l’intervento sul diesel con la necessità di sostenere l’autotrasporto e ridurre l’impatto degli aumenti sulla distribuzione delle merci. Tuttavia, il rincaro colpisce anche milioni di automobilisti che usano veicoli a benzina per andare al lavoro o accompagnare i figli.

L’Italia non è la più cara al mondo, ma resta nella fascia alta

Definire l’Italia il Paese con i carburanti più costosi al mondo non sarebbe corretto. Anche in Europa esistono Stati nei quali benzina e gasolio raggiungono prezzi superiori.

I dati della Commissione europea collocano però l’Italia frequentemente sopra la media comunitaria, soprattutto per il diesel. Il Weekly Oil Bulletin europeo pubblica ogni settimana i prezzi con e senza tasse nei diversi Paesi dell’Unione.

Il peso fiscale continua a rappresentare una componente molto importante del prezzo finale. Accise e Iva incidono in maniera significativa su ogni litro acquistato.

Questo significa che i conflitti internazionali non dipendono certamente dal Governo italiano, ma la politica nazionale può intervenire sulla parte fiscale, sulle misure di sostegno e sui controlli lungo la filiera.

Prezzi veloci a salire e più lenti a scendere

Un altro tema riguarda la velocità con cui le variazioni del petrolio arrivano ai distributori.

Quando il greggio aumenta, il prezzo alla pompa tende ad adeguarsi rapidamente. Quando invece le quotazioni scendono, la riduzione per gli automobilisti appare spesso più lenta.

Secondo l’analisi richiamata dall’Osservatorio sui Conti pubblici italiani, circa due terzi degli aumenti del petrolio arrivano alla pompa entro tre giorni. Quasi tutto l’incremento viene trasferito entro dieci giorni.

Per le diminuzioni il percorso sarebbe più lento: dopo tre giorni arriverebbe soltanto un terzo della riduzione e sarebbero necessari circa 17 giorni per trasferirne quattro quinti.

È il fenomeno che viene spesso descritto con l’immagine del “razzo e della piuma”: i prezzi salgono come un razzo, ma scendono lentamente come una piuma.

Imprese e consumatori lanciano l’allarme

La Fapi, Federazione autonoma piccole imprese, teme che gli aumenti possano annullare rapidamente il beneficio prodotto dallo sconto fiscale.

Confimprenditori giudica insufficienti gli interventi adottati e avverte che migliaia di aziende stanno affrontando maggiori costi di trasporto, produzione e distribuzione.

Il Codacons chiede invece di prorogare lo sconto e di estenderlo alla benzina. Le associazioni ricordano che il prezzo della verde ha superato i livelli precedenti all’ultimo intervento fiscale.

Non è quindi corretto affermare che in Italia nessuno abbia protestato. Associazioni, imprese e organizzazioni dei consumatori hanno assunto posizioni pubbliche e chiesto nuovi interventi.

A Marsala il dibattito appare molto debole

La riflessione cambia se si guarda al confronto pubblico locale.

A Marsala il caro pieno viene sopportato ogni giorno, ma sembra suscitare una reazione molto più debole rispetto ad altri argomenti. Le segnalazioni individuali esistono, ma non si trasformano in un dibattito continuo, in iniziative pubbliche o in una pressione politica visibile.

Sui social si discute di tutto, spesso con toni accesi. Eppure, davanti a un gasolio sopra i due euro e a una benzina che ha superato la stessa soglia, prevale una sorta di rassegnazione.

Non si può pretendere che una protesta locale fermi una guerra o riapra lo Stretto di Hormuz. Si può però chiedere maggiore trasparenza, controlli tempestivi, interventi sulle tasse e misure capaci di proteggere famiglie e imprese.

Non possiamo fermare i conflitti, ma possiamo chiedere risposte

La crisi internazionale condiziona il costo dell’energia, ma non può diventare una spiegazione sufficiente per ogni aumento.

Le istituzioni devono vigilare sulla formazione dei prezzi e impedire che le tensioni geopolitiche diventino un’occasione per rincari ingiustificati. Il Governo deve inoltre chiarire cosa accadrà dopo il 25 agosto e se intende evitare il ritorno integrale delle imposte sul gasolio.

Anche i cittadini possono uscire dal silenzio. Non servono proteste violente o slogan generici. Servono attenzione, informazione e una richiesta chiara di interventi verificabili.

Perché un pieno sempre più caro non pesa soltanto sugli automobilisti. Entra nei costi delle imprese, dei trasporti e della distribuzione, arrivando infine sul prezzo di quasi ogni prodotto.


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