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Via D’Amelio, il ricordo di Borsellino tra commemorazioni, polemiche e richiesta di verità

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domenica 19 luglio 2026 - 14:52

Strage di via D’Amelio

Marsala/PalermoStrage di via D’Amelio, 34 anni dopo l’Italia ricorda Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta uccisi il 19 luglio 1992: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Una giornata di memoria, raccoglimento e impegno civile. Ma anche una giornata segnata, ancora una volta, dalla richiesta di verità piena su una delle pagine più dolorose della storia repubblicana.

A Palermo, nelle istituzioni e nei luoghi simbolo della strage, si sono svolte cerimonie, iniziative pubbliche, momenti dedicati ai bambini e interventi politici. Tutti hanno richiamato il valore del sacrificio di Borsellino e della sua scorta. Tuttavia, il dibattito resta aperto sulle zone d’ombra che ancora accompagnano quella stagione.

Il ricordo di Paolo Borsellino e della sua scorta

Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio, a Palermo, un’autobomba uccise il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della Polizia di Stato che lo proteggevano.

Morirono con lui Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Borsellino venne assassinato 57 giorni dopo la strage di Capaci, nella quale Cosa nostra aveva ucciso Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.

Da allora, via D’Amelio è diventata un luogo della memoria nazionale. Ogni anno, però, il ricordo si intreccia con una domanda ancora forte: cosa resta da chiarire su quella strage?

Mattarella: “La Repubblica ha dimostrato di essere più forte”

Nel giorno dell’anniversario, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato Borsellino e gli agenti della scorta.

Il Capo dello Stato ha definito l’attentato mafioso il punto più alto di “un disegno eversivo” contro le istituzioni democratiche e la libertà degli italiani.

Mattarella ha reso omaggio a Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Ha poi rinnovato la vicinanza ai familiari di tutte le persone che, nella magistratura, nelle forze dell’ordine e nelle istituzioni, hanno combattuto la mafia.

“Quel disegno eversivo, con il loro contributo, è stato sconfitto”, ha affermato il Presidente. “La Repubblica ha dimostrato di essere più forte. Catturando e condannando carnefici e mandanti”.

Falcone e Borsellino simboli della riscossa civile

Il Presidente Mattarella ha richiamato anche l’eredità lasciata da Falcone e Borsellino.

“Borsellino e Falcone sono simboli della riscossa civile del Paese”, ha dichiarato.

Secondo il Capo dello Stato, i due magistrati, con professionalità e coraggio, istruirono processi che prima sembravano impossibili. Inoltre, attraverso il loro lavoro nelle istituzioni, contribuirono a dare allo Stato strumenti più avanzati nella lotta alle mafie.

Mattarella ha poi sottolineato il valore educativo del loro esempio. La cultura della legalità, ha ricordato, va trasmessa ai giovani e deve partire dai comportamenti quotidiani, dalla scuola e dalla vita civile.

Cracolici: “Non c’è una verità condivisa”

Nel dibattito pubblico è intervenuto anche Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia.

Secondo Cracolici, a 34 anni dalla strage di via D’Amelio il Paese non dispone ancora di una verità condivisa.

“Fino a quando la verità sarà negata, la memoria sarà divisiva”, ha affermato.

Cracolici ha criticato duramente la Commissione nazionale Antimafia, sostenendo che avrebbe imboccato una strada “ridicola” nel collegare la strage al dossier mafia-appalti.

Per il presidente della Commissione regionale Antimafia, oggi serve una verità nella quale tutto il Paese possa riconoscersi. Una verità che non si limiti alla dimensione giudiziaria, ma che sappia ricostruire anche il quadro storico e politico di quegli anni.

Le parole di Salvatore Borsellino

Molto duro anche l’intervento di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso.

Secondo Salvatore Borsellino, Paolo sarebbe stato assassinato per impedirgli di riferire all’autorità giudiziaria elementi che avrebbe scoperto dopo la strage di Capaci.

Il fratello del magistrato ha collegato questa ipotesi al tema dell’eversione nera e alla necessità di fare piena luce su presenze esterne a Cosa nostra nella stagione stragista.

Ha inoltre ribadito il ruolo centrale dell’agenda rossa, da lui definita la “scatola nera” della strage di via D’Amelio.

Le sue parole si inseriscono in un dibattito ancora molto acceso. Negli anni, infatti, la vicenda giudiziaria ha mostrato depistaggi, false ricostruzioni e domande rimaste aperte.

Il sindaco Lagalla: “La ricerca della verità è un dovere morale”

Anche il sindaco di Palermo Roberto Lagalla ha partecipato alle commemorazioni.

“La ricerca della verità su quella strage resta un dovere morale e istituzionale”, ha dichiarato.

Lagalla ha ricordato che le sentenze hanno accertato responsabilità fondamentali, ma ha anche sottolineato la presenza di interrogativi ancora aperti.

Per il sindaco, una democrazia non può considerarsi pienamente in pace con se stessa finché non ha il coraggio di cercare fino in fondo la verità.

“Il modo più autentico per onorare Paolo Borsellino e gli agenti della scorta è trasformare il loro esempio in responsabilità quotidiana”, ha aggiunto.

La cerimonia alla Caserma Lungaro

A Palermo, il Capo della Polizia ha deposto una corona di fiori al Reparto Scorte della Caserma Lungaro.

Il silenzio del trombettiere della Polizia di Stato ha accompagnato il momento di raccoglimento.

Alla cerimonia erano presenti rappresentanti delle istituzioni, della magistratura, delle forze dell’ordine e dell’antimafia.

Tra loro la presidente della Commissione nazionale Antimafia Chiara Colosimo, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, il direttore generale della pubblica sicurezza Vittorio Pisani, il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, il sindaco Roberto Lagalla, il prefetto Massimo Mariani e il questore Vito Calvino.

Presenti anche familiari delle vittime e testimoni diretti della stagione delle stragi, tra cui Antonio Vullo, agente sopravvissuto all’attentato di via D’Amelio.

Conte attacca Colosimo

La giornata è stata segnata anche dalle polemiche politiche.

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, presente a Palermo per le commemorazioni, ha criticato le parole della presidente della Commissione nazionale Antimafia Chiara Colosimo.

Secondo Conte, l’invito rivolto agli indagati di Fratelli d’Italia a non partecipare alle manifestazioni per via D’Amelio sarebbe “il massimo dell’ipocrisia”.

“Per loro va benissimo che un ministro possa rimanere a fare il ministro per tre anni con precise accuse”, ha dichiarato Conte, citando il caso Santanchè.

Per il leader dei Cinque Stelle, non si può chiedere a chi ricopre incarichi istituzionali di restare al proprio posto e poi di non farsi vedere soltanto nel giorno della commemorazione.

I bambini colorano via D’Amelio

Accanto alle cerimonie ufficiali e al confronto politico, via D’Amelio ha ospitato anche un momento dedicato ai più piccoli.

Il Centro studi Paolo e Rita Borsellino ha organizzato l’iniziativa “Coloriamo via D’Amelio”.

Tanti bambini hanno giocato, disegnato e colorato nel luogo in cui, il 19 luglio 1992, esplose la violenza mafiosa.

Hanno partecipato a letture, attività di animazione e allo spettacolo dei pupi siciliani di Angelo Sicilia.

L’immagine dei bambini in via D’Amelio ha restituito il senso più profondo della memoria: non soltanto ricordo del dolore, ma anche semina di futuro.

Dove quel giorno c’erano macerie, fumo e distruzione, oggi ci sono colori, voci e nuove generazioni chiamate a conoscere la storia.

Pietro Grasso ai giovani di Giffoni

Il tema delle nuove generazioni è tornato anche nell’intervento di Pietro Grasso al Giffoni Film Festival.

L’ex magistrato ed ex presidente del Senato ha raccontato ai ragazzi il suo rapporto con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

“Dovete essere voi, con le vostre gambe, le vostre idee e le vostre scelte, a portare avanti i valori di Falcone e Borsellino”, ha detto.

Grasso ha ricordato l’ultimo incontro con Falcone, quando il magistrato gli affidò un accendino d’argento. Un oggetto che, dopo la strage di Capaci, è diventato per lui un simbolo.

Durante l’incontro lo ha acceso davanti ai giovani, trasformando quella piccola fiamma nell’immagine della legalità e della giustizia.

L’insegnamento di Borsellino

Grasso ha raccontato anche un episodio legato a Paolo Borsellino.

Dopo la morte di Falcone, pur distrutto dal dolore, Borsellino si alzò alle cinque del mattino per rispondere alle domande di alcuni studenti di Padova.

Per Grasso, quello resta un grande insegnamento.

“I giovani hanno bisogno di risposte”, ha detto.

Il ricordo ha riportato al centro un aspetto essenziale dell’eredità di Borsellino: il rapporto con i ragazzi, con la scuola e con chi poteva portare avanti una nuova cultura della legalità.

Memoria, verità e responsabilità

A 34 anni dalla strage di via D’Amelio, la memoria resta viva. Ma non può bastare da sola.

Le commemorazioni ricordano il sacrificio di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta. Allo stesso tempo, però, chiedono al Paese di non smettere di cercare la verità.

Le sentenze hanno scritto pagine importanti. Tuttavia, le zone d’ombra, i depistaggi e le domande ancora aperte continuano a pesare sul rapporto tra cittadini, istituzioni e memoria pubblica.

Per questo, il ricordo di via D’Amelio non può trasformarsi in un rito vuoto. Deve restare un impegno quotidiano.

Significa studiare, pretendere chiarezza, difendere le istituzioni sane, educare alla legalità e non lasciare soli i familiari delle vittime.

La memoria che parla al futuro

Paolo Borsellino non appartiene soltanto al passato.

La sua figura parla ancora al presente dell’Italia, alla scuola, alla politica, alla magistratura, alle forze dell’ordine e ai cittadini.

Il suo esempio ricorda che la lotta alla mafia non vive solo nei processi e nelle commemorazioni. Vive nelle scelte di ogni giorno, nel rispetto delle regole, nella responsabilità civile e nella capacità di non voltarsi dall’altra parte.

La strage di via D’Amelio resta una ferita aperta. Ma resta anche una consegna morale.

Una consegna che passa dalle istituzioni ai cittadini, dagli adulti ai giovani, dalla memoria alla verità.


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