Le immagini dei teschi e delle ossa finite in un contenitore dei rifiuti all’interno del cimitero comunale di Marsala hanno fatto il giro d’Italia. Dai social ai siti nazionali, fino alle televisioni, il caso è esploso provocando sdegno, indignazione e richieste di chiarimenti. La vicenda è diventata un caso mediatico nazionale e inevitabilmente adesso tutti chiedono risposte. Ma davvero siamo di fronte a qualcosa di nuovo?
Chi frequenta il cimitero di Marsala da anni sa che il problema della gestione dei resti ossei emersi durante estumulazioni e svuotamento degli ossari non nasce oggi. Non nasce con questa Amministrazione e non nasce nemmeno con quella precedente. È una questione che ciclicamente riaffiora da decenni, attraversando sindaci, assessori, dirigenti e gestioni diverse. Molti ricordano che oltre dieci anni fa furono rinvenute ossa nei bidoni all’interno del camposanto. Ci furono polemiche, denunce, promesse di intervento. Poi il tempo passò. Qualche anno dopo episodi simili tornarono a far discutere. Ancora una volta indignazione, ancora una volta rassicurazioni. Eppure oggi siamo qui, a commentare una vicenda che presenta inquietanti analogie con quelle del passato.
Questo non significa minimizzare quanto accaduto. Al contrario. Significa comprendere che il problema è probabilmente più profondo di quanto si voglia far credere. Se davvero, come sembra, ogni volta che vengono liberati ossari o effettuate estumulazioni emergono dubbi sulle procedure di raccolta e smaltimento dei resti, allora il nodo non è il singolo episodio ma l’assenza di una soluzione definitiva. Fa quasi sorridere, amaramente, assistere oggi a un’ondata di indignazione collettiva come se Marsala stesse scoprendo soltanto adesso una realtà che in molti conoscevano già. Dov’erano le telecamere nazionali quando anni fa si verificarono episodi analoghi? Dov’erano le richieste di intervento strutturale quando il problema si manifestava lontano dai riflettori?
Forse, però, da questa vicenda può nascere qualcosa di positivo. L’attenzione mediatica nazionale ha acceso un faro su una questione che troppo spesso è stata archiviata come un incidente isolato. Se il clamore servirà finalmente a stabilire procedure rigorose, controlli costanti e regole certe sulla gestione dei resti provenienti dalle estumulazioni, allora almeno qualcosa di utile sarà stato ottenuto. Perché il vero scandalo non è soltanto vedere delle ossa in un bidone. Il vero scandalo sarebbe scoprire che, dopo tanti anni, tante polemiche e tante amministrazioni passate, nessuno sia ancora riuscito a impedire che una scena del genere possa ripetersi. E poi c’è il nuovo cimitero di Cutusio. Che resta lì. Che sembra ci sia qualcosa che si muove ma nulla si sblocca.