La riqualificazione dell’Isola di Schola riaccende il confronto sul futuro della Laguna dello Stagnone. Dopo le critiche espresse dal Circolo Marsala-Petrosino di Legambiente, interviene l’assessore alle Politiche Ambientali Daniele Nuccio, che respinge quello che definisce un «immotivato allarmismo» e prova a spostare il terreno della discussione: non tutela contro sviluppo, ma tutela attraverso una fruizione consapevole e sostenibile.
Schola, sottolinea Nuccio, è l’unica isola dello Stagnone di proprietà comunale e rappresenta quindi, oltre che un elemento di particolare valore naturalistico e paesaggistico, anche una responsabilità diretta per l’amministrazione. L’obiettivo dichiarato è sottrarla all’incuria e trasformarla in un luogo di conoscenza, educazione ambientale e fruizione regolamentata.
Il nodo, però, resta quello delle modalità con cui questa valorizzazione dovrebbe concretizzarsi. Ed è proprio su questo punto che il confronto rischia di diventare significativo per l’intero futuro dello Stagnone. Nuccio sostiene infatti che non sia possibile parlare di devastazione ambientale prima ancora di conoscere un progetto e richiama la compatibilità di eventuali interventi con gli strumenti di tutela dei siti Natura 2000.
Tra le ipotesi indicate dall’assessore ci sono la possibilità di una fruizione responsabile dell’isola, collaborazioni con università e centri di ricerca, percorsi di educazione ambientale e iniziative legate al turismo sostenibile. Una prospettiva che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe inserirsi in una strategia ambientale più ampia per il territorio marsalese.
Il precedente del dibattito sullo Stagnone
La discussione su Schola arriva, del resto, in un momento nel quale lo Stagnone è già al centro di numerosi confronti sulla necessità di trovare un equilibrio tra tutela ambientale, attività economiche e fruizione turistica.
Nei mesi scorsi ItacaNotizie ha seguito, ad esempio, la vicenda del progetto RINASCE, finanziato con oltre un milione di euro di fondi europei e destinato al recupero delle condizioni ambientali della laguna, con interventi sulla circolazione delle acque e sulla riapertura di alcuni collegamenti con il mare. Proprio lo stato di avanzamento dell’intervento è stato oggetto di interrogazioni e sollecitazioni istituzionali.
A giugno, inoltre, il comitato “Miglioriamo Marsala” è tornato a chiedere attenzione sul progetto, ricordando il percorso di monitoraggio seguito negli anni e la necessità di evitare che risorse e interventi strategici per l’ecosistema lagunare restino bloccati.
Parallelamente, il tema della gestione del territorio è stato sollevato anche per l’abbandono dei rifiuti lungo la Riserva e per le condizioni di alcune aree dello Stagnone. Un esposto presentato nelle scorse settimane ha evidenziato proprio le criticità legate al degrado, alla presenza di rifiuti e alla necessità di rafforzare controlli e strumenti di tutela.
Il difficile equilibrio tra ambiente e turismo
Il tema non è soltanto ambientale. Lo Stagnone rappresenta infatti uno dei principali attrattori turistici di Marsala e un’area nella quale negli ultimi anni si è sviluppato un sistema di attività legate allo sport, alla ricettività e alla fruizione del paesaggio.
Il dibattito sulla permanenza dei chioschi e sull’impatto delle attività turistiche ha già evidenziato le diverse posizioni in campo: da una parte gli operatori che chiedono condizioni certe per continuare a lavorare, dall’altra chi teme che la pressione antropica possa compromettere l’equilibrio della Riserva.
Anche recenti proposte politiche hanno indicato la necessità di puntare su servizi turistici integrati e sostenibili, migliorando l’accessibilità dell’area senza sacrificare il suo equilibrio naturale.
È dunque dentro questa contraddizione che si inserisce oggi la partita di Schola.
Nuccio rivendica la necessità di superare l’idea secondo cui proteggere un territorio significhi necessariamente lasciarlo immutato. Nel suo intervento richiama bird-watching, sentieristica, educazione ambientale, cura del verde, riforestazione, gestione dei rifiuti e comunità energetiche come tasselli di un diverso modello di sviluppo.
Una visione che trova un punto di contatto anche con il dibattito più ampio avviato nei mesi scorsi sul valore culturale e paesaggistico dello Stagnone e di Mozia, fino all’ipotesi di una strategia UNESCO capace di mettere insieme tutela, identità e sviluppo.
La vera partita è il progetto
Al di là delle polemiche, la questione centrale sarà quindi capire cosa concretamente verrà previsto per Schola.
La discussione sull’isola rischia infatti di rimanere una contrapposizione ideologica se non sarà accompagnata da un progetto dettagliato, dagli studi ambientali necessari e da un confronto trasparente con gli enti competenti, gli ambientalisti, gli operatori e la comunità locale.
Da una parte c’è la richiesta di non trasformare la tutela in una semplice conservazione dell’esistente. Dall’altra, la necessità di garantire che ogni intervento in un ecosistema particolarmente delicato sia realmente compatibile con i vincoli e con gli obiettivi di conservazione.
La sfida, dunque, non è soltanto decidere se riqualificare o meno Schola. È stabilire che tipo di valorizzazione vuole costruire Marsala per lo Stagnone.
E su questo terreno, più che gli slogan, saranno il progetto, gli studi, le autorizzazioni e il confronto pubblico a dire se la riqualificazione potrà davvero diventare uno strumento di tutela o se finirà per alimentare nuove divisioni.
Si continuano a fare discorsi e si propongono progetti ma nel frattempo tutto lo Stagnone è in preda a incuria, vandalismo, rifiuti abbandonati, strade in percorribili, parcheggi abusivi, estirpazioni di vigneti per far posto a vere e proprie discoteche all’aperto, fuochi d’artificio, ecc…ecc…e nel contempo nessun adeguato controllo degli organismi tenuti a farlo , compresi gli amministratori vecchi e… nuovi (tranne l’ipocrita presenza in campagna elettorale!).