C’è un piccolo pesce che vive nelle acque dello Stagnone di Marsala e che, nonostante le dimensioni ridotte, racconta molto della ricchezza e della fragilità di questo ambiente. È l’Aphanius fasciatus, conosciuto comunemente come “nono mediterraneo“. Non è una specie spettacolare come il tonno rosso o la ricciola e non appartiene ai pesci che hanno costruito la storia della pesca siciliana. Eppure ha un’importanza ecologica particolare. Lo Stagnone di Marsala è infatti uno degli ambienti mediterranei nei quali questa specie è stata studiata a lungo e il suo habitat è tutelato nell’ambito della rete Natura 2000. Nei “Fondali dell’isola dello Stagnone di Marsala”, sito Natura 2000 ITA010026, l’Aphanius fasciatus è indicato come l’unica specie ittica della Direttiva Habitat presente tra le specie di interesse comunitario del sito.
Un pesce piccolo, abituato a condizioni estreme
Il nono mediterraneo appartiene alla famiglia dei Ciprinodontidi ed è una specie eurialina: significa che riesce a sopportare variazioni anche importanti della salinità. È proprio questa caratteristica a renderlo particolarmente adatto alla vita nelle lagune costiere, negli stagni salmastri, nei canali e nelle acque basse che comunicano con il mare. L’ISPRA lo descrive come una specie legata ad acque poco profonde, ferme o a lento movimento, spesso ricche di vegetazione. Lo Stagnone rappresenta quindi un ambiente ideale. Qui le condizioni possono cambiare sensibilmente nel corso dell’anno: temperatura, salinità, disponibilità di cibo e caratteristiche dell’acqua sono influenzate dalla particolare conformazione della laguna e dal rapporto con il mare. È un ambiente nel quale molte specie marine non riuscirebbero a vivere stabilmente. Il nono, invece, è riuscito ad adattarsi.
Una presenza studiata da decenni
La relazione tra Aphanius fasciatus e Stagnone di Marsala non è una scoperta recente. Già nel 1997 uno studio scientifico era dedicato proprio all’alimentazione della specie nello Stagnone. Qualche anno più tardi, nel 2005, un gruppo di ricercatori ha studiato anche le caratteristiche cromosomiche di esemplari provenienti dalla laguna marsalese, confrontandoli con quelli della Laguna di Venezia. La ricerca ha analizzato 48 esemplari dello Stagnone di Marsala, confermando l’interesse scientifico di questa popolazione. Ma è soprattutto la ricerca più recente a mostrare quanto questo piccolo pesce sia interessante dal punto di vista ecologico.
Un “opportunista” della laguna
Uno studio pubblicato su Estuarine, Coastal and Shelf Science ha analizzato le popolazioni di Aphanius fasciatus dello Stagnone di Marsala e della Laguna di Venezia, concentrandosi sul modo in cui il pesce utilizza le risorse alimentari disponibili. Il risultato è particolarmente interessante: il nono mostra una notevole capacità di adattamento alimentare. È una specie onnivora e modifica in parte il proprio utilizzo delle risorse in funzione delle stagioni e dell’habitat nel quale si trova. Nello Stagnone, gli organismi vegetali rappresentano una delle principali vie attraverso cui l’energia entra nella rete alimentare della specie negli ambienti naturali. In altre parole, il nono è un piccolo “generalista”: riesce a sfruttare ciò che la laguna mette a disposizione, una caratteristica particolarmente preziosa in un ambiente nel quale le condizioni cambiano durante l’anno.
Lo Stagnone come laboratorio naturale
Il valore dello Stagnone per questa specie è legato anche alla straordinaria varietà degli habitat presenti all’interno della laguna. Praterie sommerse, sedimenti, zone con differente ricambio d’acqua e aree più o meno influenzate dalla presenza umana creano condizioni diverse. Gli studi hanno mostrato che le comunità di pesci cambiano in relazione agli habitat e alle stagioni. Lo Stagnone è quindi molto più di uno specchio d’acqua nel quale osservare il paesaggio delle saline e delle isole. È un sistema ecologico complesso nel quale ogni componente è collegata alle altre. Anche le praterie di fanerogame marine hanno un ruolo importante nel funzionamento dell’ecosistema. La ricerca condotta sulla Posidonia oceanica nello Stagnone ha evidenziato, tra l’altro, l’importanza della decomposizione della lettiera vegetale nei processi di trasferimento e accumulo del carbonio negli ambienti costieri.
Un piccolo pesce protetto
L’Aphanius fasciatus è inserito nell’Allegato II della Direttiva Habitat, oltre che nell’Allegato II del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona e nell’Allegato II della Convenzione di Berna. La specie, nel complesso, non è classificata come minacciata a livello globale: la valutazione IUCN la colloca nella categoria “Minor Preoccupazione” (Least Concern). Ma questo non significa che le singole popolazioni siano immuni dai problemi. La principale vulnerabilità riguarda infatti l’ambiente nel quale vive. L’ISPRA segnala tra le minacce la perdita e l’alterazione degli habitat umidi costieri, l’eutrofizzazione, l’inquinamento e l’introduzione di specie alloctone. Ed è proprio questo il punto più interessante per lo Stagnone: proteggere il nono significa, in larga parte, proteggere la laguna che gli consente di vivere.
Il nono come “sentinella” dello Stagnone
Non sarebbe corretto definirlo semplicemente un indicatore assoluto della qualità dell’acqua, ma la presenza di una specie così strettamente legata agli ambienti lagunari può diventare un elemento importante per comprendere le condizioni dell’ecosistema. Non a caso, nell’ambito di attività di ricerca più recenti dedicate agli impatti antropici sugli ecosistemi lagunari, lo Stagnone di Marsala è stato inserito tra i siti di campionamento e Aphanius fasciatus è stato individuato tra i pesci oggetto di studio, insieme ad altre specie. Le attività comprendono anche analisi relative ai contaminanti e al DNA ambientale. Il piccolo nono diventa così una sorta di filo conduttore tra biodiversità, ricerca scientifica e tutela ambientale.
Una specie che vale più delle sue dimensioni
Forse è proprio questo l’aspetto più affascinante dell’Aphanius fasciatus. È un pesce di piccole dimensioni, lontanissimo nell’immaginario dai grandi protagonisti del Mediterraneo. Ma la sua presenza racconta la specializzazione di un ambiente unico. Il nono ha bisogno di acque basse, lagunari e salmastre. Ha imparato a sopportare variazioni ambientali che per altre specie sarebbero difficili. Si adatta alla disponibilità stagionale delle risorse e trova nello Stagnone uno degli ambienti che ne hanno consentito la presenza e lo studio. Ecco perché, quando si parla di tutelare lo Stagnone, non si parla soltanto di preservare un paesaggio straordinario. Si parla anche di conservare un mondo sommerso fatto di piccoli organismi, pesci, piante e sedimenti, nel quale anche un pesce lungo pochi centimetri può diventare il simbolo di un ecosistema molto più grande di lui.