Due relitti, due epoche lontanissime, una stessa porzione di mare. Nel giro di poche settimane i fondali al largo di Mazara del Vallo hanno restituito prima la memoria della Seconda guerra mondiale e poi una testimonianza di oltre duemila anni fa. Un doppio ritrovamento che conferma quanto ancora sia inesplorato il patrimonio sommerso di uno dei tratti di Mediterraneo più importanti per la navigazione dell’antichità e della storia contemporanea. L’ultima scoperta, annunciata l’8 agosto, riguarda un relitto di epoca romana individuato a circa tre miglia dalla costa, a 46 metri di profondità. Le prime valutazioni lo collocano tra il II e il I secolo avanti Cristo. Sul fondale sono state individuate centinaia di anfore, in prevalenza del tipo Dressel 1A, oltre a due ceppi d’ancora in piombo e un’altra struttura dello stesso materiale.
La scoperta
La scoperta è arrivata nel corso di un sopralluogo congiunto del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e del Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina, con il supporto della Motovedetta dei Carabinieri di Trapani, dopo una segnalazione. Il sito sarà ora oggetto di ulteriori indagini e attività di documentazione per comprendere meglio l’estensione del relitto, il carico e la sua provenienza. Si tratta di una scoperta di particolare rilievo non soltanto per il numero dei reperti, ma anche per ciò che può raccontare sulle rotte commerciali del Mediterraneo in età romana. Le anfore costituiscono infatti una sorta di “fotografia” dei traffici dell’epoca: attraverso tipologie, provenienze e distribuzione del carico sarà possibile ricostruire, almeno in parte, la rotta seguita dalla nave e la natura delle merci trasportate. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito il ritrovamento una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni. Ma questa non è l’unica sorpresa arrivata dal mare di Mazara nell’estate 2026.
A luglio era riemerso un aereo scomparso nel 1944
Poche settimane prima, a luglio, alcuni apneisti impegnati nelle attività di preparazione di una gara di pesca subacquea avevano individuato sul fondale una sagoma che sembrava quella di un aereo. Il relitto si trovava a circa tre miglia dalla costa sud-occidentale della Sicilia, inizialmente indicato a una profondità di circa 30-35 metri. Le successive verifiche della Soprintendenza del Mare hanno permesso di documentare quello che è apparso essere un bimotore di produzione statunitense utilizzato dall’aviazione britannica durante la Seconda guerra mondiale. L’aereo, trovato capovolto e in condizioni di conservazione particolarmente interessanti, sarebbe precipitato nel gennaio del 1944 dopo un ultimo mayday. A bordo si trovavano quattro aviatori. Le cause dell’affondamento, secondo le informazioni disponibili, restano però da chiarire. La scoperta aveva immediatamente fatto scattare le misure di sicurezza. La Capitaneria di porto di Mazara del Vallo aveva infatti istituito una zona di interdizione di un miglio nautico attorno al relitto, vietando navigazione, ancoraggio, pesca e immersioni, anche per il rischio che sul velivolo o nelle sue vicinanze potessero trovarsi ancora ordigni inesplosi. Il ritrovamento dell’aereo ha così riportato alla luce una pagina rimasta per 82 anni sotto il mare: non soltanto un reperto militare, ma la possibile testimonianza materiale di una vicenda bellica rimasta finora senza una documentazione completa nei fondali mazaresi.

Due relitti, oltre duemila anni di storia
Il dato più suggestivo è proprio la distanza temporale che separa le due scoperte. Da una parte c’è l’aereo militare precipitato durante la Seconda guerra mondiale, testimonianza di un Mediterraneo attraversato dagli eserciti e dalle operazioni militari del Novecento. Dall’altra c’è una nave commerciale romana, probabilmente naufragata oltre duemila anni fa mentre trasportava un carico composto da centinaia di anfore. In mezzo, c’è il mare di Mazara. Un mare che per posizione geografica è stato per secoli una delle grandi autostrade del Mediterraneo. La città, posta all’estremità occidentale della Sicilia e relativamente vicina alle coste nordafricane, ha avuto un ruolo importante nei collegamenti tra Sicilia, Nord Africa e resto del Mediterraneo. La sua storia è infatti profondamente legata alla navigazione e agli scambi, dall’età fenicia e greco-selinuntina fino all’epoca romana. Le due scoperte del 2026 sembrano quindi aggiungere due tasselli diversi allo stesso grande racconto. Il primo riguarda la guerra e le rotte militari del Novecento. Il secondo riguarda i commerci e la navigazione del Mediterraneo antico.
E il mare potrebbe nascondere ancora molto
La vera importanza di questi ritrovamenti, però, potrebbe essere ancora tutta da scoprire. Il relitto romano è stato appena individuato e saranno necessarie ulteriori attività di ricerca, documentazione e studio per stabilirne con maggiore precisione caratteristiche, provenienza e carico. Le centinaia di anfore già visibili fanno pensare a un sito di notevole interesse archeologico. Anche il relitto dell’aereo dovrà essere ulteriormente studiato e messo in sicurezza. Così, nel giro di poche settimane, due immagini provenienti dagli abissi hanno raccontato due Mazara diverse: quella dei mercanti e delle navi che solcavano il Mediterraneo più di duemila anni fa e quella degli aviatori coinvolti nella guerra del 1944. Due storie rimaste per decenni, o per millenni, sotto la superficie. E che oggi il mare sta lentamente restituendo.