Doveva servire a fare chiarezza, ma rischia di alimentare ancora più confusione. A pochi giorni dalla nota con cui il deputato regionale del Partito Democratico Dario Safina aveva chiesto all’Assessorato regionale al Turismo di prendere atto delle modifiche introdotte dall’Assemblea Regionale Siciliana nel 2026 e di escludere le locazioni turistiche dagli obblighi previsti dal decreto assessoriale del 2025, è arrivato un nuovo provvedimento che, secondo il parlamentare, non risolve il problema ma lo aggrava. Il nuovo decreto conferma infatti la scadenza del 30 giugno per la presentazione dell’Allegato B da parte delle locazioni turistiche, concedendo soltanto sei mesi di tempo per integrare la documentazione mancante. Una scelta che, secondo Safina, contrasta con la legge regionale approvata dall’Ars e rischia di produrre pesanti ricadute sull’intero comparto turistico siciliano.
Onorevole Safina, perché ritiene che il nuovo decreto dell’Assessorato sia sbagliato?
“Perché continua ad applicare alle locazioni turistiche obblighi che il legislatore regionale ha espressamente eliminato. L’Assemblea Regionale Siciliana, modificando l’articolo 35 della legge regionale 6 del 2025 con la legge regionale 12 del 2026, tra l’altro da me proposta, ha stabilito in maniera inequivocabile che le locazioni turistiche, se dotate di abitabilità o agibilità e dei requisiti propri delle civili abitazioni, non sono soggette ai requisiti strutturali, organizzativi e funzionali previsti per alberghi e strutture extralberghiere. È una scelta precisa del Parlamento siciliano che un decreto assessoriale non può ignorare”.
Quindi il decreto contrasta con una legge regionale?
“Esattamente. Esiste un principio fondamentale del nostro ordinamento: la gerarchia delle fonti. Una legge prevale sempre su un atto amministrativo. Quando il legislatore modifica una disciplina, il decreto che contiene disposizioni incompatibili non può continuare a produrre effetti. Per questo ho scritto all’Assessorato chiedendo di disapplicare il decreto nella parte in cui riguarda le locazioni turistiche”.
L’Assessorato sostiene però di aver alleggerito gli adempimenti. Non basta?
“No, perché il problema non è alleggerire gli obblighi. Il problema è che quegli obblighi, per le locazioni turistiche, non dovrebbero proprio esserci. Eliminare qualche documento o semplificare alcune procedure non risolve il nodo giuridico. Si continua a chiedere agli operatori di adempiere a prescrizioni che la legge regionale ha escluso”.
Quali conseguenze rischia di produrre questa interpretazione?
“Sono conseguenze molto pesanti. La prima è istituzionale: si finisce per svuotare il ruolo del Parlamento regionale. Se una legge può essere superata nei fatti da un decreto amministrativo, viene meno il rispetto delle competenze dell’Assemblea. Ma c’è anche un enorme danno economico”.
In che senso?
“Oltre la metà dei posti letto turistici della Sicilia è garantita dal comparto extralberghiero e una parte molto consistente appartiene proprio alle locazioni turistiche. Se migliaia di operatori dovessero interrompere l’attività perché impossibilitati a rispettare obblighi che ritengono illegittimi, assisteremmo a una drastica riduzione dell’offerta ricettiva proprio nel momento in cui la Sicilia continua a crescere come destinazione turistica”.
Le conseguenze non riguarderebbero soltanto i proprietari delle case?
“Assolutamente no. Sarebbe colpita l’intera economia del territorio. Meno posti letto significano meno turisti. Meno turisti significano meno clienti per ristoranti, bar, attività commerciali, negozi di souvenir, guide turistiche, trasporti e servizi. È tutta la filiera del turismo che rischia di subire un contraccolpo”.
Lei parla anche del rischio di favorire l’abusivismo
“È un rischio concreto. Negli ultimi anni si è lavorato molto per fare emergere il sommerso, incentivando gli operatori a registrarsi, ottenere il CIN, pagare la tassa di soggiorno e rispettare le regole. Se oggi si impongono adempimenti percepiti come sproporzionati e in contrasto con la legge, qualcuno potrebbe scegliere di tornare nell’illegalità. Sarebbe un passo indietro enorme”.
Anche i Comuni rischiano di pagare il conto?
“Certamente. Se diminuiscono le strutture regolari e aumenta il mercato nero, diminuiscono inevitabilmente anche gli incassi derivanti dall’imposta di soggiorno. È un doppio danno: meno posti letto ufficiali e meno entrate per gli enti locali, che utilizzano quelle risorse proprio per migliorare i servizi turistici”.
Il nuovo decreto concede comunque tempo fino al 30 dicembre per integrare la documentazione. Non è un compromesso?
“È soltanto un rinvio parziale. Rimane l’obbligo di presentare l’Allegato B entro il 30 giugno, e soprattutto rimane l’equivoco di fondo: si continua a chiedere documentazione per obblighi che la legge regionale ha eliminato. Inoltre, molti operatori stanno persino segnalando difficoltà nell’invio delle PEC perché la casella risulterebbe satura. È l’ennesima dimostrazione di una gestione che genera confusione anziché certezze”.
Che cosa chiede adesso alla Regione?
“Chiedo un atto di responsabilità. Il Governo regionale deve ritirare questo decreto o modificarlo profondamente, prendendo finalmente atto della volontà espressa dall’Assemblea Regionale Siciliana. La legge è chiara e va applicata così com’è stata approvata. Continuare su questa strada significa creare un contenzioso inevitabile e danneggiare un settore strategico dell’economia siciliana proprio mentre il turismo rappresenta uno dei principali motori di crescita dell’Isola”.