Una decisione che segna un passaggio cruciale per il sistema dell’inclusione scolastica nel territorio trapanese. Con l’ordinanza cautelare del 4 aprile 2026, il Tribunale di Trapani ha riconosciuto la natura discriminatoria dei criteri adottati dal Distretto sociosanitario n. 50 per l’erogazione del servizio di assistenza all’autonomia e alla comunicazione (ASACOM), accogliendo il ricorso promosso da Anffas Nazionale e Anffas Sicilia, con il sostegno determinante di Anffas Trapani.
Le criticità e i criteri contestati
La vicenda prende forma all’inizio dell’anno scolastico 2025-2026, quando numerose famiglie del territorio segnalano difficoltà sempre più evidenti nell’accesso al servizio. Alla base delle criticità vi sono le deliberazioni adottate dal Comitato dei Sindaci del Distretto 50 – poi recepite anche dai Comuni, tra cui Trapani ed Erice – che, con l’obiettivo dichiarato di contenere i costi e garantire la sostenibilità del servizio, introducono criteri restrittivi per l’assegnazione delle ore di assistenza.
La decisione del Tribunale
In particolare, viene previsto il divieto di sovrapposizione tra sostegno scolastico e assistenza, viene fissato un tetto massimo alle ore ASACOM e, di fatto, si limita l’accesso al servizio agli alunni con disabilità grave. Misure che, nella loro applicazione concreta, producono un effetto immediato: la riduzione – e in alcuni casi l’azzeramento – delle ore di assistenza rispetto a quanto stabilito nei Piani Educativi Individualizzati (PEI). È proprio su questo punto che si concentra la valutazione del Tribunale. Il giudice chiarisce infatti che la normativa vigente non consente distinzioni tra alunni sulla base della gravità della disabilità ai fini dell’erogazione del servizio e ribadisce che la quantificazione delle ore di assistenza spetta esclusivamente al GLO, il Gruppo di Lavoro Operativo chiamato a valutare i bisogni del singolo studente. L’introduzione di criteri generali e standardizzati, sostituendosi di fatto alle valutazioni individuali, ha così determinato una compressione dei diritti e una forma di discriminazione collettiva. Non solo: tali scelte hanno inciso direttamente sull’attuazione dei PEI, svuotandoli di contenuto e compromettendo i percorsi educativi degli alunni coinvolti. Da qui la decisione del Tribunale di ordinare la cessazione delle condotte discriminatorie e la disapplicazione dei criteri adottati, segnando un primo, importante punto a favore delle famiglie.
Le reazioni sulla sentenza
Le reazioni non si sono fatte attendere. Da Anffas Nazionale arriva la sottolineatura del valore sistemico della pronuncia: il modello di inclusione scolastica, fondato sulla centralità dell’alunno e dei suoi bisogni, non può essere alterato da decisioni amministrative locali che rispondano a logiche diverse da quelle dei diritti. Anche a livello regionale si evidenzia come la vicenda si inserisca in un quadro più ampio di criticità, che da anni caratterizzano il servizio ASACOM in Sicilia, tra ritardi nell’attivazione e discontinuità nell’erogazione. Ma è soprattutto dal territorio che emerge con forza il senso più concreto della vicenda. Il presidente di Anffas Trapani, Basilio Calabrese, affida a parole nette il significato di questo primo risultato: “Questo provvedimento restituisce fiducia alle famiglie, riportando al centro l’alunno con i suoi diritti e i suoi effettivi bisogni. In questi mesi abbiamo assistito all’impatto concreto di decisioni fondate su criteri meramente numerici, che finiscono per svuotare di contenuto quanto previsto nei PEI, traducendosi in meno opportunità e in percorsi che si interrompono o faticano a svilupparsi in modo adeguato”.
Il sostegno per le famiglie
Calabrese sottolinea inoltre il ruolo svolto dall’associazione accanto ai genitori, anche sul piano legale: molte famiglie, infatti, hanno affiancato all’azione collettiva ricorsi individuali che in diversi casi hanno già consentito il ripristino delle ore di assistenza previste. Un passaggio significativo riguarda poi gli effetti concreti della vicenda sul piano amministrativo: “La portata dell’ordinanza – evidenzia – va ben oltre il singolo Comune, perché incide sull’intero Distretto socio-sanitario n. 50. Il fatto che, a seguito dei giudizi, il Comune di Trapani sia intervenuto con atti di rettifica, estendendo il servizio anche agli alunni con disabilità ai sensi dell’articolo 3, comma 1, conferma la fondatezza delle illegittimità rilevate, pur restando necessario un pieno adeguamento ai principi affermati dal Tribunale”.
Gli effetti
Il giudizio proseguirà ora nel merito, ma l’ordinanza cautelare rappresenta già un segnale chiaro. Tutti i Comuni che hanno adottato criteri analoghi sono chiamati a una verifica immediata e a un adeguamento concreto, per evitare il protrarsi di situazioni ritenute discriminatorie. Il principio affermato è netto: l’inclusione scolastica non può essere subordinata a logiche di contenimento, ma deve restare ancorata alla valutazione dei bisogni individuali e al rispetto pieno dei diritti. Ed è proprio da qui che, oggi, il sistema è chiamato a ripartire.