Stamattina il Comune di Trapani ha inviato gli operai per ‘riprendersi’ il PalaDaidone. E’ stato emanato un documento ufficiale tale per cui l’Amministrazione è andata togliere i lucchetti di quello che dal 2023 era diventato “PalaShark”, ovvero con il nome della società che aveva stipulato una convenzione con il Comune prima del terremoto accaduto tra il patron Valerio Antonini e l’Amministrazione Tranchida. Per il vero i problemi ci sono anche tra la società di Basket di Antonini e la Federazione Pallacanestro e la Lega serie A che ha escluso la squadra dal Campionato dopo diverse penalizzazioni e problematiche amministrativi. Adesso arriva la revoca della concessione e così cala ufficialmente il sipario sulla gestione del Palazzetto dello Sport “Ettore Daidone” da parte della società Trapani Shark S.r.l., con un provvedimento d’urgenza firmato oggi, 9 febbraio 2026.
Il cuore della disputa: dal No-Profit al Profit
La ragione principale che ha spinto il dirigente Amenta a firmare la revoca risiede nel venir meno di un requisito soggettivo fondamentale previsto dalla legge. La concessione era stata originariamente affidata alla “Trapani Shark SSD a r.l.”, ovvero una società sportiva dilettantistica senza scopo di lucro, come richiesto dall’art. 5 del D.Lgs. 38/2021 per l’assegnazione gratuita di impianti pubblici. Tuttavia, nel giugno 2024, la società si è trasformata in una S.r.l. a scopo di lucro. Per l’Amministrazione comunale, questa trasformazione snatura i presupposti del bando originario: se la società fosse stata “profit” sin dall’inizio, non avrebbe potuto beneficiare dell’affidamento diretto e gratuito. Un parere dell’ANAC dell’ottobre 2025 ha confermato questa linea, ribadendo che tali concessioni sono riservate esclusivamente a soggetti no-profit.
Bollette non pagate e irregolarità gestionali
Oltre al profilo giuridico legato alla natura della società, il Comune contesta una lunga serie di inadempimenti contrattuali: utenze arretrate, viene segnalato il mancato pagamento di fatture per energia elettrica e acqua (con cifre che supererebbero i 120.000 euro) che, da convenzione, dovevano essere a carico del gestore; mancanza di rendicontazione, gli uffici lamentano l’assenza di documentazione idonea a dimostrare l’uso sociale e inclusivo dell’impianto; certificazioni assenti non sarebbero stati forniti i collaudi e le certificazioni di conformità relativi ai lavori effettuati.
l blitz e le prossime tappe
L’azione del Comune non si è fermata alla carta. Già nella mattinata di oggi, operai comunali scortati dalla Polizia Municipale si sono recati presso l’impianto per cambiare le serrature, impedendo di fatto l’accesso ai vecchi gestori. Il provvedimento demanda ora agli uffici competenti il recupero delle somme dovute e l’inventariazione di tutti gli arredi e le attrezzature presenti all’interno del Palazzetto, che rientrano nel patrimonio comunale. Per la Trapani Shark si apre ora la via del ricorso al T.A.R. Sicilia (entro 60 giorni) o al Presidente della Regione, ma nel frattempo il parquet di Trapani torna sotto il controllo diretto del Comune.