Ci sono storie di mare che solo chi conosce davvero la materia può raccontare. Storie fatte di silenzi, di onde che crescono alte nella notte, di decisioni prese in pochi secondi e che valgono una vita, o anche più di una. Il salvataggio del motopesca Boccia VM, avvenuto lo scorso 24 novembre al largo di Marettimo, è una di queste. Una storia che Mazara del Vallo ha scelto di fermare nel tempo, conferendo un encomio solenne agli uomini del motopesca Regina e un riconoscimento al comandante del Boccia, protagonisti di una pagina che parla di mare, solidarietà e fratellanza. Per oltre quaranta ore il Boccia è infatti rimasto alla deriva. I motori fuori uso, il maltempo in arrivo e la consapevolezza crescente che la situazione stava rapidamente precipitando. “Quando abbiamo capito che non c’era più nulla da fare – racconta il comandante Gaspare Castano – il cervello è entrato in protezione. Dovevamo salvare il natante e il mio equipaggio. La paura la tenevo per me, senza far trapelare nulla, era giusto così”.
Castano ha guidato l’equipaggio con lucidità assoluta, mettendo in atto manovre decisive: la rete calata a mare come un paracadute per mantenere la prua in sicurezza, il bilanciamento dei pesi, lo svuotamento della poppa. “Non bisognava farsi prendere dal panico – spiega – perché il mare non perdona. E poi c’era un altro problema: lo scarroccio ci portava verso Marettimo. Dovevamo resistere e governare la barca”. A confermare il valore di quelle scelte è l’ufficiale di coperta Antonino Fiorentino, che non ha dubbi: “Se oggi siamo qui a parlarne è grazie al comandante. Mente lucida, fermezza, capacità di tenere tutti calmi. Non sono operazioni che chiunque sarebbe in grado di fare. Ogni gesto era calcolato per potere resistere”. Nel momento più difficile, quando il mare si è fatto ancora più violento, la svolta è arrivata da Mazara, e per la precisione da terra. Il motopesca Regina ha lasciato gli ormeggi senza esitazioni per rispondere alla richiesta di aiuto. “Sette uomini non si lasciano da soli in balia delle onde– ci spiega l’armatore Nicola Arena –. Non abbiamo minimamente pensato alle conseguenze, abbiamo fatto solo quello che era giusto. In mare ci aiutiamo tutti, è un dono che abbiamo noi pescatori”. Una scelta condivisa dall’equipaggio in pochi istanti.
“Il comandante ha chiesto se fossimo pronti – racconta Arena – e i suoi uomini non hanno esitato. Questa è la vera fiducia nel proprio capitano”. E il mare, in quei momenti sembrati eterni, non ha fatto sconti. Onde alte cinque o sei metri, visibilità ridotta, il rischio concreto di non tornare sulla terraferma. “Avevamo paura – ammette il comandante del Regina, Matteo Asaro, in coro con il suo equipaggio – ma questo è il nostro lavoro. Abbiamo pensato che anche loro, al nostro posto, avrebbero fatto lo stesso”. La cerimonia in Comune ha restituito alla città tutta l’emozione di quei momenti. Il sindaco Salvatore Quinci ha parlato di uno dei passaggi più intensi della sua sindacatura: “Gli uomini e le donne di mare di Mazara ci hanno dato ancora una volta una lezione di forza, intraprendenza e solidarietà. Hanno scelto la strada più difficile, quella più pericolosa, ma anche quella giusta”. Un riconoscimento voluto dalla città, come ha sottolineato Arianna D’Alfio, vicepresidente della II Commissione consiliare: “Questa storia ci ha profondamente commossi perché in fondo racconta chi siamo: una comunità che non si tira indietro, che supera la paura e si prende cura. La marineria di Mazara è questo, e meritava di essere celebrata”. Applausi, occhi lucidi, strette di mano, e l’emozione di un racconto che testimonia una storia di fratellanza. Ma soprattutto la consapevolezza che, anche nei momenti più bui e pericolosi, il mare può ancora restituire storie di grandissima umanità.