Mai più con…

Michela Albertini

MammAvventura

Mai più con…

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mercoledì 28 Gennaio 2026 - 06:50

Sono passati quattro mesi (e mezzo) da quando ho scelto di togliere il telefono dalle mani delle mie figlie. Non è stato semplice, né indolore. È stato semplicemente necessario. È stato come togliere la droga ad un tossico dipendente. Come togliere totalmente lo zucchero dalla propria alimentazione. Quando giocavano sembravano completamente assorte in musiche, immagini, colori, giochi, dinamiche che creavano assuefazione. Quando non hanno più potuto giocare hanno protestato a lungo, hanno supplicato, hanno pianto e avuto crisi d’astinenza. Come un’ossessione che non lasciava tregua né a loro, né a noi.

Durante tutta l’estate avevo imposto regole, tempi e modalità di utilizzo. Ma se eravamo riusciti a ridurre il tempo trascorso con il telefono a soli venti minuti al giorno, le altre ventritré ore e quaranta minuti era un continuo domandarmelo. Un giorno ho deciso. Come feci quando ho smesso di allattare Nina o quando ho deciso di cambiare quel latte che causava mal di pancia a Chiara. Ho deciso sola e senza ascoltare il parere di nessuno. “Da oggi basta, senza se e senza ma. La mamma sono io e decido io”. Fine.

No, non sono bastate queste parole. Sono state necessarie pazienza, costanza, continuità. È servito tempo con loro e per loro. Sono serviti giochi nuovi, esperienze nuove. Anche noia, talvolta.

La prima sera senza telefono è stata bellissima, abbiamo guardato un film tutti insieme sul divano. La storia di un cagnolino che aveva cambiato la vita al suo padrone. Loro commentavano, partecipavano, erano presenti. Quel giorno tutti insieme riflettemmo che se avessero avuto il telefono in mano (o qualsiasi altra tecnologia) noi saremmo stati una famiglia divisa.

Adesso facciamo i biscotti, ceniamo insieme per davvero, parliamo delle nostre giornate, andiamo al ristorante intrattenuti da colori, lavagne magiche, penne fluorescenti. Loro hanno voglia di esplorare, di leggere, di riscoprire la vecchia plastilina, di costruire capanne con coperte e cuscini. Per non rimanere isolati dai compagni, hanno a disposizione la tv. Una sola per tutti i familiari, in un tempo limitato. In casa c’è una gran confusione e io grido moltissimo, ma tutto sommato preferisco così.

Ed io, io non sono una mamma migliore delle altre. Ma mi sento una mamma migliore di prima. E con meno sensi di colpa. Ho lasciato che Youtube e Roblox impegnassero le giornate delle mie figlie per troppo tempo, ma ho trovato il coraggio e la responsabilità di mettere una fine a quel torpore intellettuale che vivevamo, come in un tunnel senza via d’uscita.

Oggi sono riuscita a salvarle, domani chissà.

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