Per la rassegna “Malia e Incanto” al Jardinu di Assud con l’Officina Artistica Carpe Diem, la cantautrice siciliana Francesca Incudine si è esibita lo scorso 16 luglio in un concerto dalla forte matrice popolare con i compagni di viaggio musicale Manfredi Tumminello e Salvo Compagno. L’abbiamo intervistata ripercorrendo la carriera di una delle giovani cantautrici più amate dalla critica che l’ha sempre premiata in lungo e largo per lo Stivale.
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Ti sei fatta notare da critica e pubblico vincendo premi come il Parodi, ‘L’artista che non c’era’, vincendo una Targa Tenco con l’album Tarakè e il Premio della Critica al “Bianca D’Aponte”. Come si è evoluta la tua musica sino ad oggi?
Il mio percorso prende il via a 13 anni quando inizia la mia passione per i tamburi a cornice; da lì inizio a comporre i primi brani fino al 2014 quando inizia la mia attività da cantautrice che è cresciuta grazie ad una serie di Premi che per me sono stati palestra, per capire quale fosse la mia direzione. Ho incontrato tantissimi artisti ed addetti al settore che mi hanno indicato quale potesse essere il mio mondo, il mio sound. E da “Iettavuci” fino a “Radica” con il mio gruppo di musicisti abbiamo costruito un suono e un linguaggio riconoscibile.
La tua musica mischia la canzone d’autore, la musica popolare e il pop, nella sua accezione più nobile. Chi ti ha ispirato?
Non posso non citare Rosa Balistreri, una delle voci di riferimento della matrice popolare radicata. Ma c’è anche Franco Battiato, Carmen Consoli, i Radio Dervish, la world music di Peter Gabriel. Da sempre ho ascoltato musica diversa per trovare l’ispirazione.
Sei arrivata all’album “Radica” dopo 7 anni dal secondo album e diversi singoli. La scelta è musicale o anche personale?
In primis personale. Sono stati 7 anni di cambiamenti anche logistici, mi sono trasferita dalla mia terra al nord. Musicalmente però, avevo bisogno di fare deserto attorno, di tornare alla pagina bianca che mi permettesse di raccogliere e scrivere storie, di essere più ricettiva.
Tu ed altre cantautrici italiane ma anche siciliane, avete negli ultimi anni portato la musica d’autrice all’attenzione mediatica. Come vivi questa ‘dimensione donna’?
Mi sono trovata più volte al centro di questa discussione assieme ad altre artiste. Sono stati fatti molti passi in avanti con la presenza femminile nel cantautorato. Ma di passi avanti ce n’è ancora da fare e questi devono essere veicolati dalla rete che si crea tra artiste. Ci sono tanti collettivi e bisogna parlarne, sono spazi di dialogo.
Quali saranno i tuoi prossimi progetti e le tue future collaborazioni?
L’obiettivo è di suonare quanto più possibile e portare “Radica” in giro, perchè dopo 7 anni avevo voglia di tornare al mio pubblico. Ho in mente di fare dei live anche più teatrali, magari da “Radica” ne uscirà uno spettacolo…