La SP20 continua a cedere. Ancora una volta. E forse è proprio questo il dato che dovrebbe farci riflettere più di ogni altro: nel giro di meno di quattro mesi la stessa strada, uno dei collegamenti più importanti della fascia costiera trapanese, la Erice-Pizzolungo, è tornata a manifestare problemi con un nuovo crollo dopo il grave cedimento del febbraio scorso. A febbraio il maltempo, le mareggiate, l’emergenza. Poi le riunioni, i sopralluoghi, gli interventi urgenti, il ripristino della viabilità. Oggi nuove verifiche tecniche e nuove preoccupazioni. Una sequenza che ormai conosciamo fin troppo bene e che si ripete con impressionante regolarità non soltanto sulla SP20, ma in molte infrastrutture del nostro territorio.
La domanda da porsi è semplice: siamo sicuri che il problema sia soltanto il maltempo? La risposta, probabilmente, è no. Le mareggiate sempre più violente e frequenti sono certamente una conseguenza dei cambiamenti climatici, un fenomeno ormai evidente anche lungo le coste trapanesi. L’erosione costiera avanza anno dopo anno, sottraendo terreno, indebolendo scarpate e mettendo sotto pressione infrastrutture costruite spesso decenni fa in un contesto ambientale completamente diverso da quello attuale. Ma sarebbe troppo comodo attribuire ogni responsabilità al clima. Per decenni il territorio è stato trasformato senza una vera programmazione. Si è costruito troppo e spesso troppo vicino al mare. Si è consumato suolo senza valutare adeguatamente gli effetti sull’equilibrio delle coste. Si è intervenuti con logiche emergenziali anziché con una visione di lungo periodo. E oggi il conto di quelle scelte arriva puntuale.
La politica del rattoppo non funziona più. Non basta chiudere una strada, ripararla e sperare che resista fino alla prossima mareggiata. Non basta stanziare fondi per l’ennesimo intervento urgente. Non basta inseguire le emergenze quando ormai i danni sono già evidenti. Servono investimenti veri e una pianificazione moderna del territorio. Servono opere strutturali di difesa della costa, studi aggiornati sul rischio idrogeologico e sulla vulnerabilità delle infrastrutture. Servono risorse adeguate per mettere in sicurezza una rete viaria provinciale che in molti tratti mostra i segni dell’età e della mancanza di manutenzione straordinaria.
Ma soprattutto servono nuovi strumenti urbanistici. In molti comuni del trapanese i Piani Regolatori sono figli di un’altra epoca, pensati quando l’emergenza climatica non era ancora percepita come una minaccia concreta. Oggi occorre ripensare il rapporto tra città, costa e infrastrutture. Occorre programmare tenendo conto dell’innalzamento del livello del mare, dell’erosione costiera, delle precipitazioni estreme e della fragilità di un territorio che non può più essere governato con le regole di quarant’anni fa. La SP20 rappresenta soltanto l’ultimo campanello d’allarme. Se continuiamo a intervenire soltanto quando una strada cede, quando una frana interrompe un collegamento o quando una mareggiata porta via un pezzo di costa, saremo sempre un passo indietro rispetto ai problemi. La vera sfida non è riparare ciò che si rompe. La vera sfida è evitare che si rompa di nuovo.