La Corte d’Appello di Palermo ha assolto Matteo Bucaria dall’accusa di essere il mandante del tentato omicidio del cognato Domenico Cuntuliano, avvenuto nel marzo del 2013 nelle campagne di Xitta, nel Trapanese. La decisione arriva dopo che, lo scorso ottobre, la Corte di Cassazione aveva annullato la condanna a 15 anni di carcere disponendo un nuovo giudizio davanti alla Corte d’Appello. Secondo la ricostruzione accusatoria, Bucaria avrebbe incaricato Gaspare Gervasi – già condannato in via definitiva a 12 anni – promettendogli 50 mila euro per eliminare il cognato, con il quale sarebbero esistiti contrasti di natura economica. L’imprenditore ha però sempre negato qualsiasi coinvolgimento nella vicenda.
Nel corso del processo, la difesa ha messo in discussione diversi aspetti dell’impianto accusatorio, sostenendo che mancasse un reale movente economico e contestando l’attendibilità delle dichiarazioni rese da Gervasi. Gli avvocati hanno inoltre evidenziato l’assenza di elementi concreti che potessero confermare l’esistenza di un mandato per l’agguato. Secondo i legali, anche l’arma indicata dall’ex operaio – che l’accusa riteneva fosse stata consegnata da Bucaria – sarebbe risultata inutilizzabile. La ricostruzione investigativa è stata quindi definita dalla difesa contraddittoria e priva di riscontri oggettivi. I giudici della Corte d’Appello di Palermo hanno così assolto Matteo Bucaria con la formula “per non aver commesso il fatto”. L’imprenditore, assistito dagli avvocati Sabina Bonfiglio, Ninni Reina e Giandomenico Caiazza, nelle prossime ore sarà definitivamente libero dopo la rimozione del braccialetto elettronico. Bucaria si trovava agli arresti domiciliari dallo scorso ottobre, dopo la decisione della Cassazione.