Le tensioni attorno alla candidatura delle “Saline di Sicilia” al programma “MAB UNESCO – Riserve della Biosfera” non possono più essere ignorate. A dirlo è il presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, che interviene nel dibattito evidenziando le criticità emerse negli ultimi mesi e chiedendo un deciso cambio di passo nel metodo e nella gestione del progetto. Per Quinci, infatti, “è ormai evidente che la candidatura è chiamata ad attraversare nuove dinamiche” e che “qualcosa non è andata per il verso giusto”. “Un progetto importante e di grande prospettiva – afferma il presidente del Libero Consorzio – non può essere condizionato da polemiche e soprattutto da divisioni. Lo spirito unitario non può che essere un elemento distintivo e fondativo. Ma non è assolutamente così ed è necessario prenderne atto”.
“Le criticità espresse dalle imprese sono reali”
Nel suo intervento, Quinci invita a non perdere tempo nella ricerca delle responsabilità politiche o istituzionali, ma piuttosto ad aprire “tutte le porte del chiarimento”. “Sarebbe un errore interrogarsi sulla scivolosa maglia delle responsabilità e soffermarsi sul risiko delle incomprensioni”, sottolinea. “Bisogna invece aprire tutte le porte del chiarimento. Ma da posizioni chiare”. Il presidente del Libero Consorzio riconosce apertamente le preoccupazioni manifestate dagli operatori portuali e dalle imprese legate alla produzione del sale, ribadendo che non si tratta di posizioni ideologiche o di chiusure verso i temi ambientali. “Le preoccupazioni del tessuto imprenditoriale legato alle attività portuali e alla produzione del sale sono state espresse senza remore e non possono soltanto essere rispettate. Vanno valutate”, evidenzia Quinci. “Si tratta di critiche reali, costruite con un impianto logico e tecnico che ha profonde radici nella storia e nelle articolazioni portuali. Non sono rivendicazioni di retroguardia”. Secondo Quinci, le questioni sollevate dalle imprese riguardano aspetti concreti che, fino ad oggi, “non sono stati affrontati con il necessario equilibrio”.
“Il Comitato promotore deve ridefinire la strategia”
Il presidente del Libero Consorzio richiama quindi il ruolo del Comitato promotore della candidatura, di cui l’Ente provinciale fa parte “a pieno titolo”. “Il Comitato promotore ha il dovere di ridefinire la sua strategia per rendere la candidatura patrimonio di tutti gli attori sociali, economici e istituzionali che sono e devono sentirsi protagonisti”, dichiara. Per Quinci, eventuali “prove di forza” o “forzature” rischierebbero di compromettere l’intero percorso. “Le prove di forza sarebbero inutili e le forzature oltremodo dannose, perché metterebbero in discussione la stessa natura e il profilo del Comitato promotore”.
“Non esiste un fronte anti-ambientalista”
Nel suo intervento, Quinci respinge anche la narrazione di uno scontro tra tutela ambientale e attività produttive. “Il fronte è comune. Non ci sono spinte anti-ambientaliste”, precisa. “La candidatura è un’opportunità che va sfruttata fino in fondo ma ha bisogno di delinearsi su un disegno di crescita e sviluppo di sostanza e qualità, in linea con la stessa filosofia del MAB UNESCO: uomo e biosfera”. Il Libero Consorzio, spiega il presidente, è direttamente coinvolto nel progetto anche perché la candidatura riguarda la Riserva dello Stagnone di Marsala, area protetta gestita proprio dall’Ente. “Intendiamo svolgere un ruolo di primo piano – aggiunge – recuperando forse anche qualche ritardo, probabilmente legato al passaggio dalla fase commissariale a quella politica che stiamo affrontando dal mese di aprile dello scorso anno”.
“La candidatura deve essere condivisa”
Quinci conclude con un appello alla condivisione e al dialogo, sottolineando che gli operatori economici non devono essere considerati una controparte. “Gli operatori portuali e le imprese del sale non sono una controparte, ma una componente del progetto”, afferma. “Vanno affiancati e garantiti rispetto agli aspetti tecnici che hanno posto in questi mesi”. Infine, il presidente del Libero Consorzio ribadisce il principio che, a suo giudizio, dovrà guidare tutto il percorso verso il riconoscimento UNESCO. “La candidatura è prestigiosa, ma deve essere accompagnata da un valore irrinunciabile: quello della condivisione”.