L’Associazione Sportiva Equitazione Club Marsala, guidata da Tommaso Favata, lancia un appello alle istituzioni e ai candidati a sindaco per risolvere alcune criticità burocratiche che stanno impedendo la piena valorizzazione dell’area di Villa Genna. Nei giorni scorsi, sulla villa comunale, uno dei più grandi polmoni verde della città la cui storia è fatta di chiusure, riaperture e mancate valorizzazioni, è intervenuto anche il prof. Elio Piazza.
La vicenda dell’Equitazione Club Marsala
L’associazione, infatti, è risultata regolarmente vincitrice del bando per l’affidamento del campo ostacoli all’interno della struttura. Tuttavia, durante la partecipazione a un successivo bando per ottenere un finanziamento a fondo perduto, è emerso un problema inatteso: il campo ostacoli non risulta formalmente classificato come impianto sportivo. Una discrepanza che ha di fatto escluso il sodalizio dalla possibilità di accedere a risorse fondamentali per lo sviluppo dell’attività. La situazione si è ulteriormente complicata quando l’Equitazione Club Marsala si è aggiudicato anche il bando per la gestione della restante parte di Villa Genna, comprensiva dei locali destinati a bar e ristorante. Anche in questo caso, però, sono emerse criticità rilevanti: i locali e le aree circostanti presentano una destinazione d’uso non compatibile né con le attività di somministrazione e ristorazione, né con quella di parco pubblico.
Incongruenze che hanno bloccato le attività di gestione
Un insieme di incongruenze amministrative che, di fatto, blocca l’avvio delle attività, ostacola la riqualificazione dell’area e impedisce l’accesso a ulteriori opportunità di finanziamento. Per questo motivo, l’associazione ha deciso di rivolgersi direttamente ai candidati alla carica di sindaco, chiedendo impegni concreti su tre punti fondamentali: la regolarizzazione della classificazione del campo ostacoli come impianto sportivo; l’adeguamento della destinazione d’uso dei locali e degli spazi di Villa Genna; la definizione di tempi e strumenti amministrativi certi per consentire l’avvio delle attività. “Si tratta – sottolinea l’associazione – non solo di un atto dovuto nei confronti di chi ha partecipato e vinto regolari procedure pubbliche, ma anche di un’opportunità per restituire alla città uno spazio funzionale, valorizzato e accessibile”. La vicenda riapre il dibattito sulla gestione e sulla valorizzazione dei beni pubblici a Marsala, evidenziando come ostacoli burocratici possano rallentare iniziative che potrebbero generare sviluppo e servizi per la comunità.