La crisi tra Stati Uniti, Iran e Israele vive una fase di apparente tregua dopo giorni di altissima tensione. Donald Trump, che nelle ultime ore aveva alzato i toni minacciando un intervento devastante contro Teheran, ha infine accettato una tregua di due settimane per riaprire il canale diplomatico. La mediazione sarebbe stata favorita dal Pakistan, mentre il primo tavolo negoziale è atteso a Islamabad. Secondo quanto riportato, la sospensione degli attacchi sarebbe legata a una condizione precisa: la riapertura immediata e sicura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico mondiale. Sul piano politico, Teheran ha rivendicato l’intesa come una propria “vittoria”, mentre Israele ha fatto sapere di sostenere la tregua solo se l’Iran interromperà anche le azioni ostili nella regione. Resta inoltre aperta l’incognita del Libano, che secondo alcune versioni non rientrerebbe pienamente nello stop alle ostilità.
Intanto, l’effetto immediato sui mercati si è già fatto sentire: il petrolio è andato in forte calo, segnale di un momentaneo allentamento delle paure internazionali legate a una chiusura prolungata di Hormuz. Tuttavia, il bilancio umano e geopolitico resta drammatico, con migliaia di morti e una regione ancora estremamente instabile. Più che una pace, questa appare come una pausa armata, tutta da verificare nei prossimi giorni.