Sulla scampata tragedia di Niscemi – perché sì, non è certo andata bene, ma poteva andare infinitamente peggio – se ne stanno dicendo tante in questi giorni, e ovviamente la politica non aiuta a dissipare dubbi e sospetti. Non aiuta la freddezza della premier Meloni, che viene a sbrigare la questione con l’orologio puntato, con l’aria di chi deve timbrare un cartellino, e dopo un veloce “volo d’angelo” a favore di camera, dall’alto – quasi le facesse senso mescolarsi fra la gente – via di corsa a Catania e a Palermo per presiedere un paio di meeting operativi dove volano cifre che, al solito, non risultano mai. Così, nell’imbarazzo crescente, si danno i numeri: 100 milioni a testa, no aspetta, diviso 3, ma che si aggiungono però ai 70 stanziati dalla Regione. E ai ventordici che non arriveranno mai, ma che fanno sempre scena: d’antani e con scappellamento a destra. Nella migliore delle tradizioni.
Tra un caffè e un imbarazzo, la premier non vede l’ora di scappare dall’incubo di una regione che è la sua, la loro, quasi da sempre, ma che è meglio non ingigantire troppo. Peccato solo che, quattro giorni dopo il disastro, scopriamo che la massa di terreno crollata a Niscemi è pari a una volta e mezza quella del Vajont. Eppure tiene botta Meloni, come sempre, con quegli occhioni spalancati, quasi spiritati, sembra sul punto di sbranare i suoi per l’imbarazzo in cui la stanno cacciando, mentre lei – poverina – è impegnata a salvare il mondo tra Trump e Zelensky. Ed eccola lì, a fare i conticini con Schifani e Musumeci. Una punizione divina, avrà pensato mentre lasciava l’isola in quattro e quattr’otto, senza neanche la sceneggiata degli stivali nel fango.
E con chi se la doveva prendere? Con la sinistra, che in Sicilia ormai è un concetto metafisico? Con i comunisti, che non toccano più palla da quarant’anni? Niente, non c’è mordente in questa visita nefasta per lei. Nessun rimprovero da piazzare, nessuna reprimenda da rilasciare. Una vera tragedia mediatica. Lei, che pure è un’ottima saltatrice con l’asta, costretta stavolta a inciampare nel pizzetto ahimè sempre più canuto di Musumeci. Compagno (pardon, camerata) di partito, decano dell’ex Alleanza Nazionale, il ministro Nello Musumeci in questi giorni sembra colpito da una rara forma di sfiga istituzionale. Ministro della Protezione Civile e del Mare – nel senso che è “ammare” in ogni senso – ed ex presidente della Regione, Musumeci ha infatti attivato la modalità pilota automatico, chiudendosi a riccio in un pessimismo cosmico di stampo leopardiano: distaccato, quasi estraneo ai fatti. Come se la frana avesse avuto la sfrontatezza di crollare senza preavviso. Ma chi gliel’ha detto? Chi le ha dato il permesso? Natura maligna è. Oltre che matrigna…
E poi c’è Renato Schifani, governatore della Regione che, oltre al nome poco empatico – e questo è oggettivo – prova ad appellarsi al celebre emendamento “non c’ero e se c’ero dormivo”. Ma da una breve ricognizione lui c’era. C’era eccome. Da una vita. C’è sempre stato. Luogotenente siciliano di Berlusconi, oggi alla guida della regione, domani chissà. Capitano o mio capitano. Forse fino a quando l’isola non sprofonderà del tutto.
Ma per cortesia, cari e stimatissimi siciliani, non disuniamoci proprio adesso… Non cominciamo a sparare colpe a caso, mettendo questo o quell’altro politico sulla graticola. O peggio, non iniziamo a selezionare le responsabilità come fossero caramelle e cioccolatini… Ora bisogna lavorare bene sulle risposte da dare.
Ad esempio. C’è l’eccezionalità del maltempo: una cosa mai vista, con onde così grandi da inghiottire una balena. E sì, mettiamoci pure il cambiamento climatico, che ormai è il jolly universale.
E sai cos’è? la verità vera è che … qui nessuno è innocente. E se allora è responsabile la Regione e il Governo, lo sono anche i sindaci, i tecnici del comune, gli uscieri … E chi ha approvato o non abolito i condoni edilizi, oppure i parlamentari di destra e sinistra che non hanno mai scritto una vera legge sul territorio, le assemblee fiume a Palazzo dei Normanni che hanno pensato sempre e solo ai fattacci loro, tutti i precedenti ministri della Protezione Civile, gli elettori sbadati che per decenni hanno votato chi non ha fatto nulla o ha peggiorato tutto. Ecco …
Sono tutti colpevoli. E quindi nessuno. Anche i niscemesi, se per questo, che sapevano di vivere sotto una frana attiva e hanno fatto finta di niente. Ora piangono, protestano. Ma avrebbero dovuto piangere prima, bussare alla Regione, incatenarsi al portone del Palazzo d’Orleans. Perché, in buona sostanza, che ne può sapere un povero politico di una frana?
Mica il politico è geologo, lui… E allora che si facessero governare da Tozzi – non Umberto, l’altro – e la finissero una buona volta, e per tutte, di rompere i cabbasisi.