Processo Artemisia, iniziato l’esame dell’ufficiale dei carabinieri che ha condotto le indagini

redazione

Processo Artemisia, iniziato l’esame dell’ufficiale dei carabinieri che ha condotto le indagini

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martedì 05 Aprile 2022 - 16:16

Nel corso dell’udienza è stato trattato il filone dell’inchiesta avente ad oggetto i contatti di Giovanni Lo Sciuto, all’epoca dei fatti contestati parlamentare regionale dell’Ncd, con i politici regionali e nazionali per perorare gli interessi nel campo della formazione professionale dell’ex legale rappresentante dell’Anfe, Paolo Genco.

Si è svolto lunedì pomeriggio il processo a carico dell’ex deputato regionale dell’Ncd, Giovanni Lo Sciuto e altri 17 soggetti, nato dall’inchiesta della magistratura trapanese, conclusasi nel 2019, sulle logge massoniche segrete in Provincia, denominata “Artemisia”.

L’udienza si è aperta con la comunicazione della nuova composizione del collegio dei giudici, presieduto dal dottore Franco Messina. A latere, oltre al giudice Mauro Cantone, vi sarà il dottore Edoardo Bandiera in sostituzione della dottoressa Roberta Nodari, la quale a sua volta era subentrata al giudice Massimo Corleo. Un cambio si è verificato anche tra le fila delle difese. L’avvocato Franco Messina non assisterà più l’ex parlamentare regionale. Il suo posto è stato preso da un altro legale, Celestino Cardinale. Pertanto, l’avvocato Messina rappresenterà nel processo soltanto Giuseppe Berlino, collaboratore di Giovanni Lo Sciuto ed ex consigliere comunale a Castelvetrano.

Dopo il deposito di alcune trascrizioni da parte dei periti nominati dal tribunale, si è proceduto all’esame del primo teste dell’accusa. Il sostituto procuratore, la dottoressa Francesca Urbani, titolare dell’inchiesta insieme alla dottoressa Sara Morri, ha interrogato il maggiore Diego Berlingeri dell’Arma dei carabinieri sulla sua nota, relativa all’indagine, di 150 pagine. L’ufficiale ha spiegato che le investigazioni, portate avanti sotto l’egida della Procura di Trapani, hanno avuto origine nel dicembre del 2014 e sono state protratte fino a gennaio del 2018. All’inizio dell’attività d’indagine, Giovanni Lo Sciuto ricopriva al carica di deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana, per l’appunto.

Tre sono stati i filoni seguiti dagli investigatori: il primo, concernente i rapporti tra Lo Sciuto e il legale rappresentante dell’Anfe, Paolo Genco (imputato nel processo in corso); il secondo, relativo ai legami tra il parlamentare regionale e il medico Rosario Orlando (coimputato), allora responsabile del centro medico dell’Inps di Trapani; infine, il filone sulla fuga di notizie. Un altro troncone poi è stato seguito dal colonnello Antonio Merola. Il fil rouge dell’indagine sarebbe quindi rappresentato dai rapporti dell’ex deputato regionale con Genco e Orlando, i quali dovranno rispondere dell’ipotesi di corruzione. Per quanto riguarda la vicenda dell’Anfe, l’attività investigativa avrebbe posto l’attenzione sull’assunzione di soggetti presso l’ente di formazione in cambio del consenso elettorale per Giovanni Lo Sciuto. Sostanzialmente, sarebbero state acquisite dagli investigatori delle notizie relative alla preparazione della campagna elettorale per le regionali del 2012, dopo la sua non elezione come sindaco di Castelvetrano. In seguito, l’indagine si è concentrata sul presunto rapporto di lealtà tra l’ex parlamentare dell’Ars e Paolo Genco, che, secondo la ricostruzione del teste, sarebbe stato effettivo dal 2010 al 2017, ovvero fino all’arresto nel gennaio dell’ex presidente dell’Anfe per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (è stato assolto il mese scorso per tale reato, ndr). Nel periodo dell’attività indagine, ha precisato il maggiore Berlingeri, Lo Sciuto era componente della commissione Cultura del Parlamento siciliano e vicepresidente della stessa, oltre ad essere membro della commissione d’inchiesta sul fenomeno mafioso in Sicilia. L’ufficiale ha dunque riferito che sarebbe stato ricostruito un rapporto sinallagmatico tra i due, di “do ut des”. Uno serviva all’altro: per Giovanni Lo Sciuto, al fine del reperimento del consenso elettorale attraverso l’inserimento di posti di lavoro di soggetti a lui vicino; per Paolo Genco, allo scopo di assicurarsi l’appoggio politico-istituzionale per iniziative da presentare in sede regionale.

Nel corso dell’esame sono state menzionate alcune intercettazioni, grazie alle quali sarebbe stato possibile ricostruire suddetto rapporto. Innanzitutto, quelle che avrebbero documentato un primo intervento del legale rappresentante dell’Anfe, soprannominato in alcuni dialoghi captati come “il tonno”, a favore del Lo Sciuto. Il 9 febbraio del 2016 sarebbe stata registrata una conversazione tra Vincenzo Chiofalo, assessore al Bilancio e vicesindaco di Castelvetrano nella giunta di Felice Errante (entrambi imputati nel processo), e Antonella Pollina, alla quale il primo avrebbe raccontato che Lo Sciuto, uscito sconfitto dal ballottaggio con Errante alle amministrative del maggio del 2012, avrebbe ripensato alla sua ricandidatura per le regionali che, tra l’altro, sarebbe stata sostenuta economicamente proprio dal Chiofalo. In tale progetto sarebbe stato coinvolto anche Paolo Genco. In un dialogo intercettato nel 2015 con Nicola Giurintano, consigliere comunale castelvetranese con Alleanza per la Sicilia, lo stesso Lo Sciuto avrebbe fatto riferimento alle spese sostenute per la campagna elettorale del 2012. Avrebbe già sborsato per la sua candidatura a sindaco 70 mila euro; tra i suoi finanziatori vi sarebbero stati Paolo Genco, con 20 mila euro, e GaspareMagro (imputato nel processo in corso sarebbe iscritto alla loggia massonica segreta Hypsas costituita dall’ex parlamentare regionale) con 10 mila euro. Per i suddetti soggetti, l’accusa ha ipotizzato una sorta di corruzione trilatelare. Il 17 dicembre del 2014, invece, Lo Sciuto sarebbe stato contattato da Genco, il quale gli avrebbe detto di avere preparato un emendamento da presentare tramite AntoninoDina, all’epoca presidente della seconda commissione al Bilancio dell’Ars, chiedendogli se vi fossero tra i membri della medesima esponenti dell’NCD a lui vicini. Giovanni Lo Sciuto avrebbe indicato Vincenzo Vinciullo, il quale ricopriva la carica di vicepresidente della menzionata commissione, e AntoninoD’Asaro. Il 1° dicembre del 2015 l’ex parlamentare regionale avrebbe contattato quindi il Vinciullo domandandogli l’appoggio per l’approvazione dell’emendamento. Sostanzialmente, Giovanni Lo Sciuto avrebbe sottolineato il proprio impegno per far passare la propria proposta, anche se non era comunque un membro di suddetta commissione. Il teste ha anche chiarito il nome del soggetto, vicino al presidente dell’Anfe, che materialmente avrebbe portato il testo dell’emendamento in commissione Bilancio: GaetanoCalà. L’emendamento non sarebbe stato però approvato a causa di iter procedurali diversi per portare avanti la proposta. Nel dicembre del 2014, durante una conversazione tra Lo Sciuto e Genco, il primo avrebbe riferito che sarebbe stato deliberato nell’ambito della successiva manovra finanziaria. Sarebbe stato troppo esoso infatti per ottenere il passaggio in commissione. Inoltre, a quest’emendamento, dopo un’iniziale consenso, si sarebbe opposto il parlamentare regionale Giuseppe Lupo. I due interlocutori avrebbero fatto poi la conta dei soggetti che sarebbero stati favorevoli: Giovanni Di Mauro e Marcello Greco. Il primo dei due, secondo quanto riferitogli dal Genco il 15 gennaio del 2015, avrebbe apposto la firma del Lo Sciuto sul sopracitato emendamento per la sua presentazione nell’ambito dell’esercizio provvisorio. Gli investigatori avrebbero dovuto attendere, però, l’intercettazione del 1° marzo 2015, tra l’ex deputato dell’Ars e Giuseppe Berlino, per comprendere il contenuto della menzionata proposta: ottenere il finanziamento per il settore della formazione che interessava anche l’Anfe, allora in attesa di risorse. La cifra dei fondi destinati all’intero comparto sarebbe ammontata a 163 milioni di euro. In caso di approvazione dei fondi, sarebbero state possibili nuove assunzioni all’interno dell’ente di formazione, facente capo al Genco, per dei soggetti indicati dagli stessi colloquianti. L’intervento del Lo Sciuto a favore del legale rappresentante dell’Anfe, secondo l’accusa, non si sarebbe però limitato ai contatti con esponenti politici di Palazzo dei Normanni. L’ex parlamentare regionale si sarebbe proposto per una mediazione negli incontri tra Paolo Genco ed esponenti politici nazionali, come il Prefetto MarioMorcone, a capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del ministero degli Interni. Questo incontro sarebbe stato finalizzato allo sblocco dei fondi destinati alla formazione. Determinanti per il citato appuntamento con il Prefetto, sarebbero stati inoltre i canali del Lo Sciuto all’interno del Viminale ed in particolare con Giovannantonio Macchiarola, capo segreteria dell’allora ministro Angelino Alfano. Dalle diverse intercettazioni captate si sarebbe venuti a conoscenza di un precedente incontro avvenuto tra Lo Sciuto e Macchiarola, al quale avrebbe partecipato anche il deputato regionale Francesco Cascio, per perorare quello che il capo segreteria del ministro dell’Interno avrebbe definito “Progetto Anfi”. Dunque, il 6 marzo del 2015, approfittando della presenza del Genco a Roma, Giovanni Lo Sciuto avrebbe contattato telefonicamente Giovannantonio Macchiarola, facendogli presente che il presidente dell’Anfe si trovasse nella capitale. Alla domanda del pubblico ministero sul riscontro dell’attività di indagine, il maggiore Berlingeri ha riferito che da una parte si sarebbe organizzato l’appuntamento, dall’altra se ne sarebbe data disponibilità e, pertanto, le intercettazioni avrebbero chiarito che l’incontro sarebbe avvenuto.

La prossima udienza si terrà a maggio.

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