Processo Artemisia, integrato il collegio dei periti per trascrivere le intercettazioni

redazione

Processo Artemisia, integrato il collegio dei periti per trascrivere le intercettazioni

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martedì 08 Febbraio 2022 - 12:19

Si è svolta ieri mattina, presso il Palazzo di giustizia di Trapani, l’udienza del processo Artemisia, nato dall’inchiesta della magistratura sulle logge massoniche segrete del territorio. In particolare, le indagini culminate nel 2019 hanno coinvolto l’ex deputato regionale del Nuovo Centro Destra (Ncd), Giovanni Lo Sciuto, e altri 17 soggetti: l’ex legale rappresentante dell’Anfe (Associazione Nazionale Famiglie Emigrati), Paolo Genco, il medico e collaboratore esterno dell’Inps, Rosario Orlando, l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Jr Errante, Luciano Perricone, Gaspare Magro, l’ex segretario comunale di Erice e Buseto Palizzolo, Vincenzo Barone, Giuseppe Angileri, Maria Luisa Mortillaro, il collaboratore dell’ex parlamentare regionale siciliano, Isidoro Calcara, l’ispettore di polizia a Castelvetrano, Salvatore Passanante, l’assistente capo della polizia presso la DIA di Trapani, Salvatore Virgilio, l’assistente capo della polizia presso la Questura di Palermo Salvatore Giacobbe, il cugino dell’ex deputato regionale, Vincenzo Giammarinaro, Tommaso Geraci, l’ex assessore al bilancio e vicesindaco di Castelvetrano, Vincenzo Chiofalo, l’ex consigliere comunale di Castelvetrano, Giuseppe Berlino, e il responsabile amministrativo, rappresentato da Calogero Pisciotta e Giovanni Galante in qualità di curatori fallimentari dell’Anfe.

Il collegio dei giudici, formato dal presidente Franco Messina e a latere i dottori Massimo Corleo e Mauro Cantone, ha dunque deciso di affiancare ai periti in precedenza nominati, Giovanni Fontana e Antonino Caiozzo, i consulenti Roberto Genovese e Giuseppe Rinzivillo. La scelta di integrare gli esperti in materia si è resa necessaria a causa delle numerose conversazioni che dovranno essere trascritte. Nel corso dell’udienza, inoltre, il sostituto procuratore, la dottoressa Francesca Urbani, ha prodotto quattro email che dovranno essere sottoposte a perizia. L’avvocato Franco Lo Sciuto, invece, ha depositato della documentazione relativa ai suoi due assistiti, Passanante e Chiofalo. Il processo riprenderà il 28 febbraio.

Bisognerà pertanto attendere la fine del mese per sentire i primi testi della Procura trapanese, due luogotenenti che hanno condotto le indagini, i quali, verosimilmente, saranno chiamati a ricostruire le vicende che hanno portato ai diversi capi di imputazione: la corruzione, l’induzione indebita, la concussione, il traffico di influenze illecite, la truffa in danno dello Stato, il falso materiale, la rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, l’associazione per delinquere e la violazione della c.d. Legge Anselmi. L’inchiesta portata avanti dai Carabinieri del Comando provinciale di Trapani, nello specifico, avrebbe rivelato l’accordo corruttivo tra l’ex deputato dell’Assemblea regionale Siciliana, Giovanni Lo Sciuto e l’ex amministratore dell’Anfe, Paolo Genco, quest’ultimo soprannominato in alcune intercettazioni “Il tonno”. Un accordo che sarebbe stato stretto in occasione delle elezioni regionali del 2012.

Secondo l’accusa, quindi, i due soggetti sopracitati, rivestendo all’epoca dei fatti il ruolo di pubblici ufficiali, avrebbero messo in piedi un sistema di “concatenazione all’infinito” di atti contrari ai propri doveri d’ufficio. Detto mercimonio della funzione pubblica si sarebbe fondata in un “dare”, mediante il finanziamento della campagna elettorale del partito in cui risultava candidato Lo Sciuto, il Partito dei siciliani-MPA, da parte del Genco (20mila euro), e in un “fare”, attraverso l’interessamento dell’ex onorevole regionale per lo sblocco delle graduatorie regionali che avrebbe consentito all’Anfe di potere accedere ad alcuni finanziamenti. Pertanto, si sarebbe riscontrata una sorta di corruzione incrociata: da un lato la creazione di posti di lavoro presso l’Anfe per soggetti indicati all’allora rappresentante legale dell’associazione dal politico castelvetranese, al fine di assicurarsi voti; dall’altro l’intervento del Lo Sciuto presso la coalizione di maggioranza all’Ars, mediante i propri contatti politici locali e nazionali, per agevolare l’approvazione di emendamenti che avrebbe consentito l’accesso ai fondi pubblici dell’Associazione Nazionale Famiglie Emigrati. L’aspetto inquietante dell’accordo, quindi, avrebbe riguardato non soltanto gli impiegati storici dell’ente, ma anche i nuovi soggetti assunti, in modo tale da garantire all’allora parlamentare regionale il bacino di consenso elettorale indispensabile alla propria attività politica.

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