Scrive Barbara Aprea sul lockdown, i bambini e il cambiamento

redazione

Scrive Barbara Aprea sul lockdown, i bambini e il cambiamento

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martedì 23 Giugno 2020 - 17:01
Scrive Barbara Aprea sul lockdown, i bambini e il cambiamento

Siamo in fase 3, qualcosa comincia a smuoversi, addirittura si parla di turisti e di partite di campionato, ma ancora non si sa che fine faranno i nostri figli a settembre e soprattutto, ad oggi, gli sono ancora vietati i parchi gioco, le attività sportive e lo stare insieme ad altri bambini.

La gente ha paura, ha fame, si lamenta, si deprime… e di tutto questo chi ne paga le conseguenze?

Oggi, più che mai, dovrebbero essere proprio i bambini il centro della nostra attenzione, per porre le basi del dovuto cambiamento. Una svolta che dovrà, inevitabilmente, interessare noi adulti per rendere il nostro, ed il loro, futuro, migliore. In questi tre mesi abbiamo avuto il tempo di osservarli, ascoltarli e stargli vicino. Cos’è che gli manca? Cos’è che invece li fa stare bene?

Noi di Oasi Waldorf Marsala, insieme a lascuolaemozionale.it e ad un gruppo cospicuo di mamme, abbiamo raccolto le loro opinioni, idee ed emozioni, tramite un questionario.

Quello che è emerso è la mancanza di socializzazione con altri bambini, la voglia di giocare all’aperto, di conoscere, di scoprire e di crescere. Si perché ormai noi adulti tutto questo lo abbiamo dimenticato o semplicemente non ci basta più. Siamo cresciuti e quello che abbiamo conosciuto o scoperto non ci piace poi così tanto, quindi, ci riempiamo di cose materiali e di interessi futili per non pensare a tutto ciò che non va.

Gli manca la natura, la libertà di uscire a fare una passeggiata, a piedi, in bici, correre dietro ad un pallone, saltare, arrampicarsi, giocare a nascondino. Quella natura e quella libertà che manca anche a noi adulti, che dobbiamo lavorare quasi tutte le ore della nostra giornata, e per farlo spesso, dobbiamo vivere in delle città non a misura d’uomo, dove la natura la vediamo con il binocolo o sui giardini verticali che qualche “genio” si è inventato. Per chi invece è fortunato e vive al mare o in montagna, le cose non sono molto diverse, perché la società consumistica che abbiamo creato, ci allontana sempre più dalla natura e ci fa sentire scollegati da essa e da noi stessi. Se invece sentiamo forte il suo richiamo e ci avviciniamo ad essa, veniamo esclusi e allontanati dalla società. Una via di mezzo sembra quasi impossibile!

Li fa stare bene vedere la famiglia unita, i genitori più liberi rispetto ai loro mille impegni, mangiare cose più sane e cucinate con amore, rispetto ai pranzi veloci e surgelati che gli diamo quando siamo presi dalla quotidianità, non essere trattati come pacchi postali, ore 8 a scuola, ore 15 a danza/calcio, ore 17 dalla nonna, se fortunati, o con la babysitter.

Qual è la soluzione? Riaprire al più presto le scuole? Tornare alla normalità? Aggiungendo mascherine, visiere e plexiglass? Per noi adulti forse si, è la più semplice, ma se ascoltiamo i bambini, loro non vogliono tornare a fare i soldatini fra i banchi, per loro la scuola è socializzazione, gioco ed affetto.

Ci vuole una scuola nuova, diversa, a misura di bambino, si perché almeno quella, gliela dobbiamo. Ci passano la maggior parte del tempo, ed è la loro palestra, il loro ufficio, il loro locale per l’aperitivo, la loro seduta dallo psicologo, il loro ristorante, il loro parco giochi … per loro la Scuola è tutto! Per troppo tempo siamo andati avanti con l’idea che la scuola sia un parcheggio dove lasciare i nostri figli mentre noi andiamo a lavorare e facciamo la nostra vita. Per troppo tempo ci siamo accontentati di un sistema arcaico, basato su programmi standard, votazioni e obbedienza.

Per stare con i bambini bisogna “abbassarsi” al loro livello, bisogna saper giocare, scherzare, sorridere, ascoltare, intrattenere, incuriosire, condividere, ed essere da esempio. Bisogna amarli, amare se stessi e la vita, amare il proprio lavoro e chi ce lo fornisce. Ed ecco il tasto dolente. Si perché il problema non sono le maestre, non sono le presidi, non sono le mamme, il problema è lo Stato.

Questa quarantena ci ha insegnato che noi cittadini siamo in grado di obbedire alle leggi che vengono dall’alto, a volte fin troppo bene, senza attivare il nostro cervello, quindi se vogliamo che qualcosa cambi nelle scuole, per tutti, e non solo per piccole realtà fortunate, il cambiamento deve essere imposto dall’alto. Ci sono maestre e presidi che non avevano mai usato una chat, famiglie che non avevano una connessione in casa, non avevano tablet né pc, ma, obbligati dallo Stato ad attuare la didattica a distanza, si sono adattati, aggiornati, evoluti, se di evoluzione possiamo parlare.

Il cambiamento è obbligatorio, fa parte dell’essere umano e dell’universo, ci sono persone che lo attuano in maniera consapevole e volontaria ed altre che devono essere spronate per farlo, a volte addirittura obbligate, poi una volta attuato le senti dire: “ah, se lo avessimo fatto prima!” In questo caso la didattica a distanza non è piaciuta a nessuno, ci abbiamo provato, ce l’avete imposta e vi abbiamo dato una chance. E’ stata un ripiego vista l’emergenza, ma ora il tempo c’è stato e c’è ancora per pensare ad un cambiamento vero, che in altri paesi, si sta attuando già da tempo e senza bisogno di un emergenza Covid 19.

Partiamo dalle classi pollaio, 25/30 bambini in una classe chiusa, surriscaldata, piena di computer e materiali altamente tossici. Dai libri di testo obsoleti, pesanti e del tutto inutili. Dal maestro, che deve gestire anime impazzite che litigano tra di loro, urlano, si alzano, e che, nella migliore delle ipotesi, arrivano a finire la scuola dell’obbligo, si perché ormai si va avanti solo per obblighi in questo paese.

Ma non sarebbe più bello, e più giusto, se andassero a scuola perché gli piace? E se un giorno facessero un lavoro che gli piace? Se venissero trattati come esseri umani, ognuno con il suo temperamento, con le sue attitudini e i suoi interessi, e non come numeri?

Il fatto che siano sempre andate così le cose non vuol dire che siano giuste, e se prima potevamo solo avere dei dubbi, adesso abbiamo delle certezze. Prima di tutte, la felicità dei bambini. Se la scuola funzionasse correttamente avremmo dei bambini felici, avremmo dei giovani soddisfatti degli studi svolti, delle scoperte fatte, del lavoro scelto e via dicendo… tutto questo purtroppo non avviene e non è mai avvenuto nel nostro paese.

Lo Stato deve cambiare la scuola, non lo possiamo fare dal basso, dobbiamo abbandonare le nostre certezze da adulti e dare più spazio ai bambini. Fiducia deve essere la prima regola e poi pratica tanta pratica, attività fisica, arte, laboratori, visite guidate, nelle fattorie, nei musei, nelle aziende del territorio, attività all’aperto, interscambi culturali. Sono tutte modifiche che devono partire dall’alto, dalla Ministra dell’Istruzione, bisogna avere cura dei giardini e degli spazi verdi, altrimenti, come possono le maestre portare i bambini fuori, mettendoli in pericolo? Bisogna fare manutenzione alle palestre, dare fondi ai musei e parchi, mettere a disposizione mezzi per gli spostamenti scolastici, bisogna rivedere i libri di testo e le competenze delle maestre, mandarle in pensione prima, dargli un sostegno psicologico gratuito e costante. Non svolgono mansioni d’ufficio, stare a contatto con i bambini tutto il giorno non è cosa facile ne scontata. Non si studia solo sui libri, ci vuole calma, pazienza, passione, stabilità, equilibrio e centratura. E poi meno ore, ognuna per le sue competenze, una maestra di italiano non può fare arte, storia, scienze, geografia e attività motoria… sarà stanca e frustrata, sono tutte materie che richiedono competenze ed energie diverse. Facciamogli fare dei progetti durante le ore scolastiche, non il pomeriggio, costringendo i genitori ad interrompere il loro lavoro per fare da taxisti ai figli. Facciamo fare l’orto nelle scuole che hanno lo spazio a disposizione, portiamo nelle aziende agricole quelli che non hanno la possibilità di farlo in loco. Facciamo fare ai ragazzi murales sulle pareti dei corridoi, che sono sempre così tristi e cupi.

Questi sono solo alcuni esempi, frutto dei desideri dei bambini e dei ragazzi intervistati. Se vogliamo fare del bene ai bambini chiediamo a loro cosa vorrebbero, non imponiamo le nostre idee, sarebbe come voler curare qualcuno che non vuole essere curato o cucinare per qualcuno che non ha fame.

Ci sono metodologie alternative, persone che hanno studiato le neuroscienze, psicologi, pedagogisti, prendiamo esempio da loro, chiediamo aiuto a loro, non si potrà fare tutto in grande scala, il cambiamento non sarà facile e non sarà immediato ma, l’importante è partire, iniziare da qualcosa, fare poco è meglio che non fare niente, per troppo tempo la scuola statale è stata abbandonata a se stessa.

Insomma, è arrivato il momento, che chi ha la possibilità di cambiare le cose, faccia qualcosa per questo paese, per i giovani che lo abitano e che sono il nostro futuro. Cerchiamo davvero di cogliere il lato positivo di questo fermo obbligatorio e di imparare dagli errori, di prendere esempio da paesi che funzionano meglio di noi e che non hanno molto più di noi, perché l’Italia è il paese più bello al mondo, con storia, arte, cultura e natura, ci manca solo un po’ di coraggio… va bene essere grati per quello che abbiamo, ma dobbiamo anche evolvere, lo vogliamo dare un contributo a questo mondo o ci adagiamo solo sugli allori di quello che altri hanno fatto per noi?

Barbara Aprea

Associazioni ed enti di riferimento:

rete di educazione all’aperto

rete nazionale delle scuole pubbliche che promuovono educazione all’aperto

italiachecambia.org

lascuolaemozionale.it

oasiwaldorfmarsala.it

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