Dieci libri per dieci anni: i nuovi classici del Terzo Millennio, da Carrère a Cognetti

redazione

Dieci libri per dieci anni: i nuovi classici del Terzo Millennio, da Carrère a Cognetti

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martedì 31 Dicembre 2019 - 18:07
Dieci libri per dieci anni: i nuovi classici del Terzo Millennio, da Carrère a Cognetti

Scegliere i 10 libri che hanno segnato il decennio non è stato complicato. I dieci libri che vi segnalo, infatti, hanno continuato a farmi compagnia, a ritornarmi in mente anche a distanza di settimane, mesi, anni dopo che li avevo riposti in libreria tra quelli letti. Mi è bastato quindi guardare la mia libreria, ad una certa distanza, per individuarne un bel gruppo, da cui ho dovuto scremare per ovvie ragioni quelli che mi sembrava di aver letto da non più di dieci anni e che invece di anni ne avevano almeno quindici. Segno incredibile di come il tempo passi in maniera diversa anche per quelle bolle temporali, quegli universi chiusi, che sono i libri: alcuni rimangono incredibilmente “giovani”. Come diceva Calvino: “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. Ecco, insomma, i 10 libri del decennio 2010-2019 che secondo me si candidano a diventare dei classici:

Limonov” di Emmanuel Carrère: il romanzo dell’Europa e il commiato al suo “centralismo” nello scacchiere mondiale attraverso la biografia del poeta russo Eduard Limonov. Una biografia che si fa reportage delle tante vite di questo poeta/avventuriero europeo che è stato teppista in Ucraina, idolo dell’underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani, e adesso vecchio capo carismatico di un partito di giovani disperati nella Russia post sovietica. Un affresco straordinario di un’Europa che chiude un secolo ritrovandosi davanti l’ennesimo baratro. Un “Guerra e Pace” del ‘900, in cui il protagonista incrocia Andy Warhol e Anna Politkovskaja e non solo è in carne ed ossa, ma ancora vivente.

E se il più grande scrittore europeo del momento ci ha raccontato il commiato del Vecchio Mondo al secolo scorso e alle sue contraddizioni, uno dei più grandi scrittori Americani, Jonathan Franzen, con “Purity” ci racconta l’origine della modernità e della globalizzazione e le loro antinomie grazie ad una galleria di personaggi a tutto tondo che dalla Germania del dopo guerra, in cui imperversava la Stasi, vivendo in pieno la caduta del muro di Berlino, ci portano ai giorni nostri, facendoci vivere in presa diretta i meccanismi ambigui che guidano l’informazione globale ai tempi di internet e dei social network. Un’epoca, la nostra, in cui la ricerca della “verità” fa nascere nuove figure carismatiche, quasi messianiche, che promettono verità e purezza, in cambio di potere e dove, alla fine, comanda chi è padrone degli algoritmi della rete e attinge per primo alle informazioni. Un romanzo potentissimo che ricorda la lucidità intellettuale e la visionarietà di “Underworld” di Don De Lillo.

E proprio a Don De Lillo dobbiamo un altro potentissimo romanzo del decennio con “Zero K” in cui l’autore si immerge negli abissi dei problemi bioetici e filosofici che pone il tema della criogenetica: cioè la possibilità di conservare un corpo malato per risvegliarlo quando sarà trovata la cura. Un tema solo apparentemente nuovo che richiama in verità al tema universale del rapporto tra uomo e tecnica.

Come del tema universale del rapporto tra bene e male, luce e oscurità, ci parla il più importante esordio letterario del decennio: “Le ragazze” di Emma Cline. Un romanzo che ci porta nel cuore nero dell’occidente attraverso la storia di un eccidio commesso da un gruppo di giovani che vivevano in una comune negli anni settanta, soggiogati dal carisma oscuro di un guru improvvisato. Un libro che ha annunciato l’arrivo di una voce formidabile nella narrativa mondiale.

Restiamo sempre in America con lo straordinario affresco epico de “Il Figlio” di Philipp Meyer che, ripercorrendo l’epopea di una famiglia di petrolieri americani dalla guerra d’indipendenza ai giorni nostri, ci fa conoscere il sogno americano e il suo contraltare di incubi come non li abbiamo mai conosciuti e approfonditi prima. Un affresco della Frontiera tra Stati Uniti e America del Sud indimenticabile.

Di un altro figlio tratta, invece, uno dei libri italiani più importanti degli ultimi anni. “Il figlio del secolo” è infatti il sottotitolo di “M”, il libro che Antonio Scurati ha dedicato a Mussolini e ai primi anni del Fascismo, dalla nascita del movimento alla presa del potere. Un riuscito esperimento letterario che mischia gli strumenti del romanziere con quelli documentali dello storico. Un libro importantissimo, direi imprescindibile, in anni in cui appare fondamentale ricordare e rinarrare la storia per aiutare a individuare e disinnescare i meccanismi sociali, economici e storici che possono portare al tracollo di un sistema democratico in favore di sistemi dittatoriali o antidemocratici.

E se Mussolini è “il figlio di un secolo che ci ha reso quello che siamo”, altrettanto importante è l’indagine letteraria che hanno fatto sulla Roma degli ultimi 30 anni, il giornalista Carlo Bonini e uno dei massimi scrittori italiani del momento Giancarlo De Cataldo, con “Suburra”. “Suburra”, infatti, rappresenta per l’Italia del decennio che volge al termine, quello che “Gomorra” di Saviano rappresentò per l’Italia del decennio precedente. Grazie alla potenza comunicativa della letteratura, Suburra è riuscito a raccontare ad un pubblico più vasto l’influenza che ha la criminalità organizzata che governa la capitale d’Italia. Un libro importantissimo per leggere il presente, se è vero che la capitale di un paese è la cartina al torna sole del Paese intero.

Sempre ambientato a Roma è “Candore” di Mario Desiati: il migliore ritratto di costume dell’Italia degli ultimi decenni attraverso il mondo del porno. Un romanzo sul desiderio e sulla trasgressione che in Italia nessuno aveva osato scrivere e che solo uno dei più raffinati scrittori italiani poteva raccontare con tanta tenera e sobria maestria da fare alla fine sovrapporre due parole distantissime: porno e candore.

Come di parole scabre, dirette, schiette, è fatto il libro di Donatella di Pietrantonio: “l’Arminuta”. Un libro che travolge e spezza il cuore raccontando la storia di una bambina che, dopo aver vissuto per anni in affido presso una famiglia borghese credendola la propria famiglia, deve ritornare all’improvviso alla famiglia d’origine, una famiglia indigente. Dovendo quindi scontare improvvisamente due estraneità: quella verso la famiglia da cui proviene e quella verso la famiglia d’origine. Una storia potentissima raccontata in modo magistrale.

E per finire, il libro che si palesa come un classico già mentre lo leggi: “Le otto montagne” di Paolo Cognetti. Mentre lo si legge e se ne sottolineano delle pagine, si pensa di essere di fronte a delle pagine già selezionate per un’antologia di italiano. Il più importante romanzo di formazione scritto da un italiano negli ultimi anni che, alle montagne piene di partigiani e nazisti di Fenoglio e Pavese o alle città di provincia di Bassani, sostituisce come sfondo l’Italia del boom economico e il contraltare fatto di valichi alpini e paesi di montagna abbandonati e in crisi economica e demografica degli ultimi decenni. Un libro da portare sull’isola deserta.

Renato Polizzi

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