Chiara Modica Donà Delle Rose/2: il maschilismo siciliano, la lotta alle pale eoliche e quella volta che Tusa mi scambiò per l’amante di Sgarbi…

redazione

Chiara Modica Donà Delle Rose/2: il maschilismo siciliano, la lotta alle pale eoliche e quella volta che Tusa mi scambiò per l’amante di Sgarbi…

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mercoledì 20 Novembre 2019 - 06:15
Chiara Modica Donà Delle Rose/2: il maschilismo siciliano, la lotta alle pale eoliche e quella volta che Tusa mi scambiò per l’amante di Sgarbi…

Chiara Modica Donà Delle Rose, aristocratica veneziana amante della bellezza ed esperto legale, è stata nominata assessore alla cultura a Castelvetrano. Ha un legame forte con la nostra terra di Sicilia e ne sono prova i suoi impegni politici presi prima a Salemi con Vittorio Sgarbi allora sindaco della città e adesso quelli con Enzo Alfano, pentastellato primo cittadino di Castelvetrano. In questa intervista, l’avvocato Chiara Modica Delle Rose, ci ha raccontato un divertente episodio accaduto mentre si occupava anche di pale eoliche.

Avvocato, lei conosce bene Vittorio Sgarbi, uomo capace di suscitare sentimenti contrastanti e controversi. Ci parli di lui e della sua esperienza salemitana.

Sgarbi è un uomo di grande genialità. Purtroppo in TV urla e dice cose inconsulte, ma io lo conosco in modo privato. Siamo amici di famiglia ed era spesso ospite qui da noi, a Venezia. E’ una persona fuori dal comune. Mi chiamò a Salemi mentre era sindaco per chiedermi di occuparmi delle pale eoliche e del fotovoltaico. Nei miei studi legali di Parigi e Venezia mi occupavo di società e di energia e lui ebbe l’illuminazione di volermi accanto a lui, nella sua battaglia contro la deturpazione.

Le pale eoliche sono un argomento scottante dalle nostre parti.

Sì, nel trapanese, è così. In quel momento c’erano quasi mille progetti presentati, pensi un po’. Sapendo che io vedevo le cose anche dal punto di vista dell’impresa, mi chiese di cercare in pochi mesi, di trovare una rotta per bloccare quella devastazione che la regione all’epoca, con il presidente Lombardo, stava portando avanti con l’idea di promuovere per produrre energia. In realtà, stavano distruggendo il paesaggio.

Stavano in realtà anche facendo affari?

Esatto. L’assessore regionale alla Cultura era Gaetano Armao che poi passò all’energia. Anche lui era favorevole alle pale eoliche anche se si diceva amico di Vittorio. Voleva promuovere questo progetto, il PEARS, ( Piano Energetico Ambientale Regionale) che sotto le mentite spoglie di voler fare arricchire i contadini, in realtà, con il contentino di 6000 euro all’anno di affitto dei terreni su cui dovevano sorgere le pale, avrebbe consentito di ottenere quello che volevano. Vittorio ha una capacità di intuizione incredibile e si accorse subito che le pale sarebbero state devastanti per il territorio. Da lì a poco, anche la Sicilia Occidentale sarebbe stata trasformata e abbruttita. Cosa che era già accaduta in quella orientale, anche perché Raffaele Lombardo, allora presidente, è di quella zona.

E cosa fece lei, avvocato, per arginare in quel momento, il fenomeno?

Non c’erano i soldi per affrontare più di 500 cause intentate da chi aveva già l’autorizzazione e soprattutto non avremmo potuto giustificare il blocco delle installazioni delle pale eoliche.

I contadini erano favorevoli?

Sì, ed anche gli imprenditori. Pensavano davvero che la loro salvezza sarebbe stata l’energia rinnovabile.

Portò davvero ricchezza l’energia rinnovabile a Salemi?

Le dico che nei progetti presentati c’erano spesso 2 ingegneri siciliani che vendevano il progetto a delle multinazionali. In realtà loro, vendevano un progetto che valeva 12, 15 mila euro al massimo, per 500 mila euro agli stranieri. Attraverso corsie privilegiate, riuscivano ad ottenere dal Ministero i permessi molto velocemente. Allora ci fu un grande scandalo che dimostrò il tutto. Io e l’assessore Tortorici ci trovammo a gestire un muro di gomma. Sembravamo Don Chisciotte e Sancho Panza.

Ma gli stranieri perché erano così ingenui da dare tutti quei soldi per un progetto che valeva tanto poco?

Bisogna vedere le cose dal loro punto di vista. Se degli ingegneri dicono loro che quel progetto costa ad esempio 1 milione di euro e tanto poi loro guadagneranno, comunque, milioni di euro con l’energia prodotta, si immaginano di aver pagato il giusto. Si trattava di progetti di ingegneria che non valevano, come già detto, più di 10 mila euro.

Chi ha guadagnato secondo lei, di più?

Quasi l’80% è andato alla mafia, o meglio alle ditte per la costruzione collegate alla mafia. Vittorio l’hanno fatto fuori, per questo. Rompeva i progetti della mafia. È stata persa una grande occasione per il territorio.

Il museo della mafia prende spunto da questo?

Me ne sono occupata io personalmente. Vittorio ne aveva dedicato una parte al “Vento di mafia” in relazione con le Pale Eoliche, appunto

Ma lei cosa riuscì a fare, contessa, per bloccare il proliferare di Pale eoliche?

Io lessi bene quei bandi anche se dal punto di vista giuridico era improbo affrontare questo problema. Indossai i panni dell’avvocato di impresa più che da quello di tribunale e scoprii il tallone d’Achille del progetto.

E quale era?

Erano i vincoli in itinere. Andai a trovare Sebastiano Tusa che nel 2009 era Soprintendente ai Beni Culturali. Fui annunciata da una telefonata di Vittorio Sgarbi e Tusa, quando mi vide , era preoccupato che fossi una delle tante “fiamme” dell’istrionico sindaco di Salemi. In quel tempo avevo un certo savoir faire molto parigino. Pensò che fossi una starlette tv amante del critico d’arte.

Ed invece?

Poi si rese conto che non ero una delle “sue” tante ragazze e poi, sia con lui che con la moglie, ne ridemmo per molto tempo. Si aspettava una soubrette ed invece arrivai io, un avvocato che aveva studiato alla Sorbona di Parigi a cui Vittorio stava dando in mano la città, praticamente.

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

Come andò con Tusa?

Gli dissi che l’unica salvezza per arginare la distruzione era ridisegnare il Parco con i vincoli in itinere

Cosa sono?

I vincoli del paesaggio che la Soprintendenza può porre includendo non solo la tutela dello stesso paesaggio, cioè quello che noi vediamo da Valle a Monte, ma anche quello che si vede da Salemi e da Erice intorno, cioè da Monte a Valle. Gli scrissi il testo, disegnai la piantina, con le motivazioni e così bloccammo tutti i progetti.

Per quanto tempo riusciste a bloccarli? Mi pare che poi siano proseguiti.

Li bloccammo per un paio d’anni.

E poi?

Poi arrivarono i Prefetti. Io prima di loro ero Capo Gabinetto della Commissione nominata da Caterina Chinnici che era Assessore agli Enti Locali. I prefetti che arrivarono con la commissione straordinaria prefettizia dopo lo scioglimento del Comune di Salemi per tentativo di infiltrazione mafiosa, purtroppo diedero seguito ad un centinaio di questi progetti.

Da quando Sgarbi non è più sindaco di Salemi, cosa è cambiato?

Hanno cercato di damnare la memoria di Vittorio.

Ovvero?

Hanno distrutto il Museo del FAI, per esempio. Io ho creato a Salemi anche il Museo del Risorgimento nel 2010. Vittorio aveva chiesto ad altri curatori, fra cui anche Philippe Daverio, di occuparsene ma avevano rifiutato perché non c’erano i soldi. Sgarbi mi pregò di occuparmene, mi disse che doveva arrivare il presidente Napolitano e che ancora non era pronto niente. Mi resi conto che avevano molto materiale del pre Risorgimento, dell’epoca dei moti del ’48, per intenderci. Scelsi alcune riviste di quel tempo, prevalentemente giornali satirici e con i soldi che avevamo, restaurai i quadri un po’ ammuffiti. Regalai alla città un ritratto di Garibaldi e chiesi a mio padre tre cimeli del Risorgimento che aveva a casa e li portai lì. Feci anche l’architetto. Creai nicchie, scelsi il tipico color rosso garibaldino e con soli 10 soldatini, con un bel gioco di specchi, creai l’esercito de “I Mille”. Però, i salemitani, invece di ringraziarmi per l’impegno, dissero questo: ” ma doveva venire una veneziana a fare un Museo del Risorgimento e su Garibaldi? “Bene, questo è un malessere tutto siciliano che io avverto così come sento anche molto maschilismo da queste parti.

In che senso?

Ho la sensazione che molti qui ancora pensino che la donna debba restare a casa e che comunque non debba occuparsi di certe cose. Se se ne occupa è perché ha preso una ”scorciatoia”. Mi aspettavo maggiore solidarietà da parte delle donne di Castelvetrano, ed invece, no. Anche questo è maschilismo.

Ci spieghi meglio, avvocato

Non ho ben digerito chi ha scritto ad esempio che io ho preso un ascensore per fare l’assessore della Giunta di Castelvetrano. Ma di che parlano? Io ho studiato alla Sorbona. Ero a Venezia, ben tranquilla, chi me lo faceva fare di prendere questa patata bollente? E pure gratis. Spendo tempo, soldi e ho grandi responsabilità.

A proposito di tempo, lei compirà 50 anni fra poco, come pensa di festeggiare? Che rapporto ha con il tempo che passa?

Li compio a marzo e penso di festeggiarli in qualche monastero sperduto. Se posso esprimere un desiderio per il mio compleanno, mi piacerebbe stare con i miei figli e con mio marito in un luogo dove il telefono non prende. L’idea è di stare con quello che di più caro sono riuscita a costruire, ovvero la mia famiglia.

Tiziana Sferruggia

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