Processo D’Alì: per la Cassazione, in Appello fu svalutato il sostegno elettorale di Cosa Nostra al senatore

redazione

Processo D’Alì: per la Cassazione, in Appello fu svalutato il sostegno elettorale di Cosa Nostra al senatore

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Monday 26 March 2018 - 18:31

Sono state rese note le motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d’appello con cui il senatore Antonio D’Alì era stato assolto dall’accusa di concorso in associazione mafiosa per i fatti successivi al 1994 (mentre quelli avvenuti in precedenza erano stati dichiarati prescritti). Secondo la Cassazione, i giudici della corte d’appello di Palermo hanno “illogicamente ed immotivatamente svalutato il sostegno elettorale di Cosa Nostra a D’Alì”. Gli elementi raccolti evidenzierebbero, da parte dell’ex parlamentare forzista “un atteggiamento non solo di per sé incompatibile con l’osservanza dei doveri istituzionali di un senatore e sottosegretario, ma altresì sintonico con la vicinanza ed il ‘debito’ che gravava sull’imputato nei confronti della consorteria che l’aveva sostenuto”. I giudici hanno inoltre evidenziato alcune “cadute logiche” nella sentenza d’appello, parlando inoltre di “illogica cesura” tra le condotte contestate.

Sulle motivazioni espresse dalla Corte di Cassazione si registra un’articolata nota di Gino Bosco e Stefano Pellegrino, legali dell’ex senatore D’Alì.

Non possiamo che prendere atto, con disappunto, delle infelici motivazioni espresse dalla Cassazione che, come noto, dovrebbe solamente esaminare profili di legittimità della sentenza di appello impugnata dal P.G. Ci pare in verità che la Corte di Cassazione si sia spinta un po’ oltre, con alcune improprie valutazioni di merito che risultano ovviamente parziali, dato che la realtà processuale oggetto di giudizio della Suprema Corte non tiene conto, perché non poteva tenerne, di separate vicende processuali, per le quali si è creato di recente anche un giudicato definitivo, che ancora una volta hanno demolito l’impianto accusatorio del teste Birrittella: ci riferiamo ad esempio al processo Mannina basato sulle uniche accuse del Birrittella di voler acquistare la Calcestruzzi Ericina per conto delle cosche trapanesi. Ebbene il Mannina è stato assolto in Cassazione ed è stata annullata interamente la misura di prevenzione patrimoniale. Pertanto la fattispecie della Calcestruzzi Ericina per come ormai processualmente delineata ed esaminata dalla Cassazione andrà necessariamente riletta, in sede di merito, senza “personaggi in cerca di gloria” e senza riferimento alcuno al preteso intervento di chicchessia in favore delle cosche trapanesi, escluso dalla stessa Cassazione nel processo Mannina (dove le accuse del Birrittella sono cadute nel vuoto assoluto) e non (in linea teorica) nel processo di Antonio D’Alì. Il tutto appare un po’ strano. Tuttavia, almeno, la Corte ha messo dei paletti alla eventuale nuova attività istruttoria da compiersi in sede di appello, dichiarando inammissibili le richieste di integrazioni istruttorie avanzate dal PG al riguardo del teste Treppiedi e della vicenda del dott.Linares, articolate altresì nel ricorso per Cassazione dello stesso PG. Non va sottaciuto inoltre che i punti sui quali si è soffermata la Suprema Corte sono stati già oggetto del vaglio iniziale della Procura di Palermo che aveva già chiesto e ribadito formale proposta di archiviazione ed al successivo vaglio ancor più approfondito del Tribunale di Palermo GIP e dalla Corte di Appello di Palermo che hanno concluso con l’assoluzione del D’Alì. Infine merita una serena e profonda riflessione dagli organi competenti la scelta operata dal legislatore riguardo al giudizio abbreviato ed introdotta nel nostro sistema penale, di fatto posta nel nulla. La giurisprudenza, sia di merito che di legittimità, nel tempo, ha demolito questo istituto allargando sempre più i casi di integrazioni istruttorie e di rinnovazioni dibattimentali, richieste dalle Procure, ponendo così nel nulla il diritto dell’imputato di essere giudicato con il giudizio abbreviato (anche per giungere in tempi solleciti alle sentenze) dato che evidenti buchi legislativi minano fortemente il diritto di difesa, costituzionalmente garantito. Nel caso sono già trascorsi circa 10 anni ed in prospettiva ne trascorreranno altri 4 o 5 prima di giungere alla fine del nuovo percorso processuale che non potrà che confermare le precedenti assoluzioni di Antonio D’Alì”.

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