Prima udienza del processo scaturito dall’operazione antimafia “Eden”, in tre alla sbarra

Chiara Putaggio

Prima udienza del processo scaturito dall’operazione antimafia “Eden”, in tre alla sbarra

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giovedì 29 Maggio 2014 - 00:04
Prima udienza del processo scaturito dall’operazione antimafia “Eden”, in tre alla sbarra

Si è tenuta ieri mattina davanti al Tribunale di Marsala, la prima udienza del processo che vede imputate tre delle trenta persone coinvolte nell’operazione antimafia “Eden” che si concluse il 13 dicembre 2013. Si tratta di Patrizia Messina Denaro e Francesco Guttadauro, sorella e nipote del capomafia di Castelvetrano, e Antonio Lo Sciuto. Ieri, al Tribunale collegiale, i legali hanno avanzato le istanza di costituzione di parte civile, in particolare si tratta dell’associazione Antimafie e Antiracket “Paolo Borsellino” onlus, rappresentata in aula dall’avvocato Peppe Gandolfo, Confindustria Trapani, Antiracket Trapani e federazione Antiracket Italia. Sulle richieste verrà sciolta riserva stamani alle 12,30. A decidere sarà il collegio presieduto dal giudice Gioacchino Natoli. Nella stessa udienza questo processo sarò riunito a quello che vede imputate sette persone su cui pesa l’accusa di far parte o di aver favorito il clan del boss latitante Matteo Messina Denaro. Imputati sono Antonella Agosta (assistita dall’avvocato Orazio Rapisarda), Girolama La Cascia (difesa da Giovanni Messina), Michele Mazzara (il cui legale è Michele Cavarretta), Giuseppe Pilato (difeso da Umberto Coppola), Francesco Spezia (assistito da Stefano Pellegrino), Salvatore Torcivia (avvocato Dell’Aira di Palermo) e Vincenzo Torino (che si avvale del collegio difensivo composto da Rodolfo Vincente e Salvatore Modica). Quanto agli imputati del processo incardinato ieri, secondo la Dda Patrizia Messina Denaro avrebbe retto il mandamento in assenza del fratello, continuando ad avere rapporti con lui nonostante la latitanza. L’inchiesta sfociata nello smantellamento di vertici della famiglia mafiosa Messina Denaro è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Teresa Principato e dai sostituti Paolo Guido e Marzia Sabella. I reati a vario titolo contestati sono associazione mafiosa, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni, favoreggiamento aggravato, compravendita elettorale, corruzione, turbativa d’asta, aggravati dalle finalità mafiose.

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